L’uscita

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Il tuo racconto per Malgradotutto

Vista la grande partecipazione che il nostro concorso sta registrando e le tante richieste che in questi ultimi giorni ci sono pervenute, abbiamo deciso di prorogare al 31 gennaio 2013 il termine ultimo per l’invio dei vostri racconti. Slitta, quindi, in primavera la scelta della giuria composta da Carmelo Sardo, Giancarlo Macaluso, Gero Micciché, Toti Ferlita, Agata Gueli, Paolo Terrana e Gaetano Savatteri, dei migliori racconti che saranno pubblicati in volume e del vincitore del concorso che riceverà in dono un’opera originale del giovane artista Giuseppe Cipolla. Ricordiamo che “Il tuo racconto per Malgradotutto” è un’iniziativa con la quale il nostro giornale apre le sue pagine alla fantasia, alla creatività e al gusto della scrittura. Una sfida, se si vuole, lanciata a tutti quelli che amano leggere e amano scrivere. Le modalità di partecipazione al concorso le trovate sul sito Malgrado tutto web nella sezione “Il tuo racconto”.

L’uscita
di
Lavinia Collura


Per quanto sia stato provato che concetti come spazio e tempo costituiscono entità metafisiche che non hanno ragione d’esistere, per quanto nessuno abbia dubbi al riguardo, bisogna stare comunque nel posto giusto del pianeta per godere degli straordinari effetti di queste scoperte rivoluzionarie, ed anche su questo, dubbi non ce ne sono.
La fortuna è (ancora) un fatto di geografia.

 

Il posto dove stiamo è periferia, e periferia di nessuna città, perché nessuno va in centro, e raccordo anulare e tangenziale roteano intorno a se stessi, si costeggiano, si corteggiano, non ci sono uscite d’autostrada che portino in villeggiatura, non ci sono uscite in autostrada.
In autostrada, però, si va, e si va forte, si va per correre finché si corre e finché si muore.
Non si assapora il vino che in chiesa.
Eppure sappiamo che certe cose esistono: la villeggiatura, il buon vino, una vita che sia più viva della nostra vita, più vera della nostra vita, più forte della vita stessa.
Mi chiamo Carlo, ho sedici anni, vivo in periferia.
Mi chiamo Carlo, ho sedici anni, di quella vita sono assetato.

Dicono che si possa diventare Viaggiatori. I Viaggiatori vivono, che sia sulla strada o per le campagne, i Viaggiatori trovano un posto per vivere, da vivere.
Sono uscito da scuola, ho una scarpa slacciata, cammino.
Cammino attraverso la strada guardo giù guardo i lacci che ondeggiano attorno alla scarpa come fruste ad ogni passo si portano avanti e poi indietro-indietro restano fino al prossimo passo.

Mi siedo al tavolo e non ordino nulla. È una panineria con scritta al neon e tavoli all’aperto. Non vedo il sole, non vedo mai il sole per molto tempo in periferia. E del resto non vedo mai il sole per molto tempo. Poggio i gomiti sul tavolo, è un po’ appiccicoso. Resto così e aspetto, aspetto sempre per un po’. Da un punto di vista delle probabilità se fai qualcosa sempre uguale tutti i giorni, verrà un giorno in cui capiterà qualcosa che ti impedirà di fare quello che facevi tutti i giorni sempre uguale, uguale anche quel giorno; così aspetto che qualcosa mi impedisca di aspettare un’ora al tavolo. Aspetto quel giorno, che diventi straordinario, per cambiare e vivere.

Aspetto
Aspetto
Aspettami, vita!

Occhiali scuri, camicia hawaiana barba di due… tre giorni.

“Si offre servizio al giusto prezzo. Non si costringe nessuno. Si diventa Viaggiatori. Si paga in anticipo. Si torna indietro: mai.”

Ho provato l’ultimo traguardo del non essere, adesso sarei stato.

È veloce, niente bagagli.

Sono sveglio ancora, pancia al cielo e dita strette che cercano rifugio tra le dita.
Sono su terraferma, su una terrasanta, ma per me è terra di nessuno.
È già mattino, è già tardi, la luce non è più preziosa come quelle volte prima dell’alba in periferia, in cui il tempo ci cadeva goccia a goccia sulla fronte. Ed io, stretto a pensare “sarò con nulla in mano stanotte, con nulla sotto la testa, nulla fuori dagli occhi… e nessuno accanto.”.

Lavinia Collura

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