L’Uomo che conta i pesci

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Storie da Riscoprire. Gioacchino Cataldo è un mago dei numeri e  ha inventato un sistema per avere sulla punta delle dita il calendario perpetuo.

pesciNell’isola di Favignana un uomo di mare, con una faccia da Polifemo, è un mago dei numeri. Ricorda cifre e date, ma soprattutto ha inventato un sistema per avere sulla punta delle dita il calendario perpetuo. Un metodo che non ha mai rivelato a nessuno. Questa volta “La storia della domenica”, il racconto in duemila parole di Gaetano Savatteri, parla di una persona in carne e ossa: il protagonista è Gioacchino Cataldo, rais della tonnara di Favignana, la più grande del Mediterraneo.

Un pesce è un pesce, due pesci sono due pesci. Moltissimi pesci sono il mare intero. D’altra parte, non essendo possibile contare con certezza il numero delle creature marine viventi, si può ben dire che esso è un valore indeterminato tendente all’infinito. Pertanto – e in definitiva – il mare si presenta come un’incognita aritmetica: una X o una Y da inserire in qualche formula algebrica. Francesco De Gregori, in una sua struggente canzone di molti anni fa, “Renoir”, tentò un’equazione: gli aerei stanno al cielo, come le navi al mare. Ma anch’egli non riuscì a determinare il numero né degli aerei né delle navi.

Ora, è sicuramente vero, come sosteneva Flaubert, che davanti al mare ogni borghese viene colto da pensieri profondi. Eppure il mare più che riflessioni filosofiche o sentimentali, ispira numeri. Archimede scoprì nelle acque di Siracusa il principio regolatore del galleggiamento. Empedocle, davanti al mare di Agrigento, elaborò i suoi concetti meccanicistici. E dicono pure che Pitagora disegnò per la prima volta il suo famoso teorema sulla sabbia di una spiaggia di Samo o di Crotone. Insomma, il mare è fatto per i matematici e non per i romantici.

Perché questa premessa? Perché la storia che si va a raccontare, come dicevano un tempo i narratori, potrebbe sembrare incredibile o inverosimile. Che c’entra il tonno rosso con la matematica? E che c’entra il pesce crudo con l’eternità? Eppure queste cose si tengono assieme.

Mettiamo che un forestiero un giorno sbarchi a Favignana. Al porto, magari può capitare di trovare un omone grande come una montagna, la barba nera di Mangiafuoco, la risata sonora e l’aspetto simile a quello che dovevano avere i marinai di Ulisse. Due chiacchiere sul tempo e sul mare, poi il pescatore di Favignana butta lì una domanda: “Lei quando è nato?”. Il forestiero, un po’ intimorito, recita diligentemente l’anno, il mese e il giorno della sua nascita. Il pescatore fa un breve calcolo sulle punta delle dita grosse e dure come scalpelli, e infine annuncia: “Caro signore, quando è nato lei era un mercoledì”.

Lo stesso gioco si può ripetere con molte date: che giorno era quando Napoleone perse la battaglia di Waterloo? E in che giorno iniziò la prima guerra mondiale? Chi può sapere se era un giovedì o una domenica quando Garibaldi entrò a Palermo con le mille camicie rosse? Certo, basta andare a controllare i libri, scartabellare archivi, controllare calendari perpetui o comprare un computer. Ma se uno si trova al porto di Favignana e vuole sapere in che giorno della settimana è nata la sua fidanzata, allora basta chiederlo a Gioacchino Cataldo.

Moltissimi conoscono questo pescatore. Nell’isola e fuori è una celebrità. Da anni è il rais della mattanza, anche se da sette anni la pesca dei Gioacchino Cataldotonni – per ragioni burocratiche e miopie organizzative che possono esistere solo in Sicilia, soprattutto quando c’è da affossare qualcosa che va bene e rende e porta turisti – da sette anni, dicevamo, la pesca dei tonni di Favignana è ormai rara e sempre più in declino. Gioacchino Cataldo è appunto il rais: qualcuno lo avrà visto nelle immagini di repertorio, con la sua barba nera e i denti bianchissimi, mentre tira a bordo un tonno da tre quintali oppure mentre dirige la pesca nel mare di sangue della camera della morte.

Ma Cataldo, che durante l’inverno vive lontano da Favignana, gira il mondo e parla con un accento da uomo del nord, oltre a conoscere le tradizioni di una tonnara vecchia di nove secoli, sicuramente la più grande del Mediterraneo con i suoi otto chilometri di reti calate a mare, è un matematico d’istinto. La sua vita attraversa mari di numeri. Sa esattamente che in una mattanza del 1875 furono pescati quindicimila e trecentoventidue tonni. Ricorda il giorno esatto in cui fu pescato un tonno da 543 chili. Sa che quel giovedì di maggio di ventisette anni fa i pescatori uccisero 621 tonni, 121 dei quali erano golfitani, cioè del tipo residente e stanziale nel Mediterraneo.

Cataldo ha 70 anni, la forza di un toro, i lineamenti di un cinquantenne, la salute di un ventenne, la memoria aritmetica di un liceale. Sa dire con precisione quante erano le triremi romane guidate da Lutezio Catulo che,La mattanza nascoste dietro un promontorio di Favignana, assalirono la flotta cartaginese, la affondarono e vinsero la prima guerra punica nel 241 avanti Cristo. Sa dire con precisione in che giorno del 1943 i bombardieri americani colpirono l’isola e l’abitato di Favignana per affondare una nave ospedaliera considerata dalla ricognizione alleata carica di munizioni. Ma soprattutto, Gioacchino Cataldo sa individuare un giorno della settimana di qualsiasi anno, a partire dall’1 gennaio del 1601 fino al 12 dicembre 99000000, praticamente fino all’eternità.

Come fa? Il rais non vuole rivelare a nessuno il suo metodo. A vederlo computare sulle punta delle dita sembra un trucchetto semplice semplice, che chiunque potrebbe trovare. Eppure Cataldo sostiene che è un sistema inventato da lui. Come fa? “Mangio tanto pesce”, dice lui. “E questo tiene la mente lucida”. Quanto pesce? “Trecentocinquantadue grammi al giorno, crudo o cotto, per trecento giorni alla settimana”. Fate voi il conto. E oltre a questo? “Duemila ore di sole all’anno, ma preso in barca perché fa meno male”. Numeri e ancora numeri: tutto l’universo di Favignana si scompone in cifre, somme, addizioni e sottrazioni. Un pesce, due pesci, una moltitudine di pesci nel mare tendente all’infinito.

 

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