L’ultima Orsolina di Racalmuto

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Scomparsa la signorina Dina Finistrella, insegnante e guida per tanti ragazzi

Al centro, nella foto, la signorina Finistrella con Padre Puma e la signorina MulèSi sono svolti oggi pomeriggio nella chiesa Madre di Racalmuto i funerali della Signorina Dina Finistrella, ultima Orsolina della comunità racalmutese. Una figura molto conosciuta in paese, insegnante nella scuola media “Pietro D’Asaro” e guida per generazioni di ragazze e ragazzi della Matrice e dell’Azione Cattolica. Assieme alla signorina Mulè, per anni hanno animato il coro della chiesa. L’insegnante Finistrella, scomparsa all’età di 94 anni, è stata ricordata dall’arciprete Don Diego Martorana e dalla professoressa Rosetta Piccitto. Pubblichiamo il ricordo di Fabio Petrotto.

 

“L’animo nobile di una donna che ha dedicato la sua vita alla chiesa e ai giovani”

Gerlanda Finistrella, chiamata da tutti Dina, nacque in una numerosa e dignitosa famiglia il 9 ottobre 1919, subito dopo la Grande Guerra e crebbe in un ambiente familiare e sociale dove il lavoro e la fede erano la regola.
E’ in questo contesto storico e sociale che nacque la sua vocazione e, sotto la direzione spirituale dell’arciprete Mons. Casuccio e sull’esempio della signorina Marietta Nalbone, nipote del “Papanero“, il gesuita Francesco Di Paola Nalbone, entrò nell’ordine secolare della Compagnia di Sant’Orsola, sotto la regola di S. Angela Merici. Seguì per tutta la vita la regola e da “vergine nel mondo” si dedicò totalmente all’insegnamento e all’educazione in chiesa come a scuola.
Oltre ad essere catechista, socia dell’Azione Cattolica, di cui fu anche presidente, insegnò dapprima nelle scuole materne parrocchiali a Sant’Anna e poi nelle scuole medie di Racalmuto come insegnante Economia domestica e Educazione Tecnica fino al 1988.

 

Ma la sua vera vocazione all’interno della Chiesa fu il Canto Sacro ed insieme alla sig.na Angelina Mulè, lo insegnò a generazioni di ragazze e ragazzi, riuscendo talvolta ad allontanarli da cattive strade o da situazioni sociali e familiari degradate o degradanti.Pelligrinaggio a Roma dei parrocchiani della Matrice
Con la sua mitezza, semplicità e umiltà, ha testimoniandole con la vita le Beatitudini evangeliche; aveva sempre una parola buona e di conforto per tutti, ma riprendeva con ferma dolcezza chi usciva fuori dai binari del Vangelo prima e della buona educazione poi.
Curava fin nei minimi particolari la realizzazione di recital, spettacoli teatrali e musicali, sia in chiesa che a scuola e qualche volta, visti i successi, anche al teatro comunale.
Sempre in prima fila nelle processioni che animava con il canto, ebbe anche il compito di diffondere la buona stampa, svolgendolo con spirito di servizio e abnegazione, finché le forze glielo permisero.
Diceva sempre: “tutto ciò che facciamo non sia per la nostra gloria, ma sia per la gloria di Dio”.
Anche negli ultimi anni, assistita nella casa di riposo dopo la morte della consorella, la signorina Mulè, è stata esempio di accoglienza e di serena rassegnazione per gli operatori e per gli altri anziani ospiti della casa. E perfino in punto di morte, ammutolita dalla fine ormai prossima, ha continuato ad essere di esempio accompagnando col gesto della mano il canto delle persone che, pregando, le stavano accanto nel momento dell’ultimo viaggio.

All’età di 94 anni attorniata da familiari e amici, ha concluso il suo pellegrinaggio terreno per “andare incontro al Divino Sposo con la lampada accesa”.
Ricorderemo senz’altro questa umile, grande donna, così come l’ha ricordata su Facebook un cittadino che l’ha conosciuta: “Cambiavano gli arcipreti, cambiavano i vice parroci, ma questo gruppo di pie donne (le orsoline, ndr) era sempre lì a tenere alto il decoro della Chiesa…. E poi c’erano tutti gli impegni di apostolato, dal catechismo alla organizzazione della messa dei ragazzi, canti, preghiere, processioni, organizzazioni di mostre e recite teatrali: mamma mia quante cose! E tutto questo nel silenzio e fuori dalla scena. Ecco la preghiera di questa donna! Alta, bella, elegante, di stile: perché alto, bello, elegante, di stile era il suo animo…”.

Fabio Petrotto

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