L’oro di questo nostro paese

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Nessuno può fare miracoli. Ma per la prima volta Racalmuto è al centro dell’attenzione di un governo nazionale.

Panorama di RacalmutoTutti a Racalmuto conoscono la storia del politico e della lampada rotta. Per chi ha voglia di rileggerla, basta andare davanti al Circolo salinai e zolfatari: una lapide in marmo ricorda l’episodio raccontato da Sciascia quando un politico si presentò in quel circolo, ascoltò le lamentele dei minatori sulle loro sofferenze, poi dicendo che, perdio, bisognava fare qualcosa, sferrò un pugno sul tavolo. Dal tavolo cadde una lampada, si ruppe. Il politico andò via, ai minatori toccò ricomprare una lampada nuova.
Si capisce che quando arrivano autorità da Roma – e negli ultimi dieci anni sono venuti due capi di Stato, molti politici, adesso una terna di ministri del governo Monti – i racalmutesi ricordano l’episodio della lampada. Ancor più quando una comunità è scossa da un decreto di scioglimento dell’amministrazione comunale per infiltrazioni mafiose e si trova davanti al trauma di una gestione commissariale. Ma perché questa giornata non sia una sterile passerella, bisogna dare contenuto a quel protocollo d’intesa che i ministeri dell’Interno, dell’Istruzione e dei Beni culturali vengono a siglare nella sede della Fondazione Leonardo Sciascia.

Il presidente di Confindustria Antonello Montante, in queste stesse pagine, spiega per quali ragioni crede che Racalmuto possa diventare “laboratorio” di una nuova Sicilia. Disegna un futuro prossimo con nuove risorse finanziarie e investimenti per mettere questo paese al centro di un nuovo distretto turistico, come già è avvenuto ad esempio nel sud-est siciliano, nelle province di Ragusa e Siracusa.
E’ questa la speranza. L’unica, forse l’ultima per Racalmuto. Pensare al di là del proprio orizzonte paesano, pensarsi proiettati in un tempo e in luogo che mette insieme un territorio vasto e bello che corre dal mare di Porto Empedocle alle campagne di Caltanissetta, per mettere a frutto le risorse disponibili. “Non c’è bisogno di una fabbrica, la fabbrica di Racalmuto è la sua storia, la sua cultura, il suo territorio, le sue miniere, i suoi monumenti”, dice Montante. E se ci crede Confindustria Sicilia, tutti noi abbiamo il dovere di crederci, almeno un poco. Non sarà facile, certo. Troppe incrostazioni, troppi ritardi, troppa rassegnazione hanno accumulato anni e anni di polvere sulle speranze, sulla fiducia, sui sogni dei siciliani onesti. I bisogni di ogni giorno, le difficoltà, la crisi economica, le ingiustizie, i privilegi di alcuni e i parassitismi di altri hanno spento le iniziative, spingendo molti a lasciare la propria terra.
Nessuno può fare miracoli. Ma per la prima volta Racalmuto è al centro dell’attenzione di un governo nazionale e della maggiore associazione imprenditoriale. E’ una grande occasione. A questo punto si possono fare due cose: restare fermi nella linea d’ombra meridiana aspettando che anche questa occasione sfumi e si dissolva, oppure crederci e impegnarsi per sfruttarla al massimo. E’ una sfida per la stessa Racalmuto, che in passato ha avuto grandi spiriti imprenditoriali e che nei suoi stessi emigrati all’estero ritrova spesso la capacità di realizzare progetti d’impresa. Per farlo basta non credere a quelli che ripetono sempre che in Sicilia tutto cambia perché nulla cambi. Ma questo è proprio l’alibi di chi non vuole cambiare nulla. Adesso è il momento di dimostrare che i racalmutesi sanno cambiare, come hanno fatto spesso nella loro storia. Una storia che continua ad essere l’oro di Racalmuto.

                                                               Gaetano Savatteri

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