L’Italia raccontata dagli uomini che tutto sapevano e nulla raccontarono

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Dormono sulla Collina. Esce il nuovo libro di Giacomo Di Girolamo, edizioni il Saggiatore. Una Spoon River in prosa che racconta il  Paese dal 1969 ai nostri giorni.

Dormono-sulla-collina1La casa editrice il Saggiatore annuncia l’uscita di Dormono sulla collina, il nuovo libro di Giacomo Di Girolamo, giovane siciliano di talento vincitore del Premiolino 2014 e già autore di Cosa grigia, saggio sulla mafia tra inchiesta, reportage, romanzo e dramma tragicomico.

Con Dormono sulla collina Di Girolamo costruisce una Spoon River in prosa che racconta l’Italia dal 1969 ai giorni nostri. Il paese lo raccontano loro: gli uomini che sono passati di qui, quelli che hanno fatto la storia oppure che l’hanno subita. Gli uomini che tutto sapevano e nulla rivelarono. Uomini magniloquenti, uomini magnifici, uomini miserabili. Uomini piccoli e piccoli uomini. Volti imperiosi e notissimi, volti arcaici, che hanno fatto un qualche frammento di storia, anche se nessuno lo sa. Sono le loro voci a fare la storia. Leggere questo libro significa immergersi in un oceano di vicende molto note e di vicende dimenticatissime. Come Edgar Lee Masters, ma non in versi, l’autore regala un’opera mastodontica, tragica e poetica, lirica e comica, ottimista e disperata, destinata a essere un classico.

Giacomo Di Girolamo

Giacomo Di Girolamo

Di Girolamo, giornalista, vive a Marsala. Direttore del portale www.tp24.it e della radio trapanese Rmc101, e collaboratore de la Repubblica e Il Sole 24 Ore, è stato definito dal Premiolino “un giovane giornalista emblema della Sicilia che non molla”.

L’autore sarà presente il 5 settembre alla diciottesima edizione del Festivaletteratura di Mantova, manifestazione culturale e letteraria tra le più importanti in Italia e Europa, per presentare il suo libro. .

In occasione dell’anniversario della morte di Carlo Alberto Dalla Chiesa, pubblichiamo le pagine in cui Di Girolamo fa parlare il generale, da lui definito “un archivio vivente della mafia e del terrorismo.

 

Carlo Alberto Dalla Chiesa

Generale, 3 settembre 1982

Carlo Alberto Dalla Chiesa

Carlo Alberto Dalla Chiesa

Cento giorni. L’arrivo a Palermo da prefetto per combattere la ma0a. Novanta giorni. Sono l’uomo simbolo della vittoria sul terrorismo. Il governo Spadolini mi chiede di vincere un’ultima guerra, quella contro Cosa Nostra.
Catapultato in un ambiente ricco di misteri, senza nessuno che mi aiuti. Ottanta giorni. Italiani, troppo ubriachi dalla vittoria del Mundial per capire quello che sta succedendo. Lo Stato usa il mio nome non per combattere e debellare la maoa, ma per tacitare l’opinione pubblica. Settanta giorni. Il tentativo di disamarmi, di farmi passare per un ricattatore. So che mi lasceranno solo.

Sessanta giorni. E quel 0lo nero che si dipana e vede coinvolte costantemente le stesse entità: ma0a, politica, alta 0nanza, servizi segreti deviati e massoneria.

Cinquanta giorni. Etica, onestà, rispetto delle regole, ognuno può fare qualcosa. Quaranta giorni. La lotta alla ma0a non solo come fatto di Polizia, ma come fatto culturale.

Trenta giorni. Andreotti, il punto di snodo di tutto un sistema.

Quindici giorni. La lotta a un’impunità garantita alla ma0a per decenni.

Sette giorni. Oppure duemilacinquecento anni fa, Socrate: «Adesso vado…Io a morire, voi a vivere. Cosa sia giusto, Dio solo lo sa». Gli ultimi giorni. Sono in tempo per salvarmi, lo so. Ma non ho esitazioni, e vado incontro alla morte. Tra la vita e lo Stato, scelgo lo Stato, 0no in fondo.

E venne il giorno, in via Isidoro Carini.

Ero penetrato davvero in tutto indicibile della storia italiana, ero un archivio vivente della ma0a e del terrorismo.

Mi mandarono a Palermo per morire. Da sovversivo.

Andreotti non c’era al mio funerale. «Preferisco andare ai battesimi» rispose al giornalista che chiedeva conto della sua assenza.

Lo Stato, !no in fondo.

 

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