L’Italia nel pallone

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Ovvero i paradossi di un Paese dove contano di più  il governo degli ultrà e il suo premier Genny a Carogna.

Dunque ricapitoliamo. Un ultrà che indossa una maglietta che inneggia ad un assassino, ad una persona cioè condannata in via definitiva per aver ucciso un ispettore di Polizia, decide che la finale di Coppa Italia può cominciare. L’ultrà che un paio di anni fa aveva fermato il derby Roma-Lazio è piantonato in ospedale accusato di aver sparato contro tifosi napoletani. La partita si è giocata lo stesso per volere delle tifoserie. Il derby non si giocò per ordine delle tifoserie. In tribuna c’erano Pietro Grasso, Presidente del Senato ed il Premier Mario Renzi.

Genny a Carogna

Genny a Carogna

A proposito dell’ultrà napoletano Genny a Carogna e la sua maglietta che inneggia ad un assassino leggo tra i commenti su internet anche chi scrive che quel processo all’assassino andrebbe rifatto perché nonostante tre gradi di giudizio le responsabilità, secondo chi scrive su internet, non sono chiare. Solo pochi giorni fa un ragionamento analogo è stato elaborato dal segretario del Sap in difesa dei poliziotti condannati in via definitiva per la morte del giovane Aldrovandi. Insomma in italia per accettare la colpevolezza di qualcuno, per accettare le leggi dello Stato, quante sentenze bisogna avere? Oppure dobbiamo accettare che in Italia nessuno accetta le sentenze? Berlusconi docet.

Lo stesso Sap ora sbeffeggia i vertici della Polizia per aver affidato agli ultrà il governo della partita di Roma, molti giornalisti ironizzano sull’accaduto e chiedono a Renzi di nominare Genny Prefetto visto che lui decide dove gli altri annaspano. Paradossi italiani, di un paese senza Governo, nonostante l’agitarsi di Renzi, con l’assordante silenzio del Ministro dell’Interno che dopo 24 ore finalmente si decide a proporre il Daspo a vita, l’allontanamento per sempre dagli stadi dei violenti. E lo spettacolo allucinante del Presidente del Consiglio, di quello del Senato Grasso e di Rosy Bindi, che guida l’antimafia, che non riescono ad avere la lucidità di pensiero di alzarsi dalle poltrone dell’Olimpico e andarsene, unico gesto che sabato sera sarebbe servito fare.

E invece lo  Stato è apparso impotente, anzi peggio, incatenato all’attesa del risultato delle elezioni europee. Fino ad allora per paura di perdere voti, nessuno vuole alzare un dito sui problemi veri del paese e così si discute solo di improbabili riforme istituzionali e di riforma del Lavoro, intese come regole di ingresso e uscita, che sarebbe importantissima,  come dice un intelligente esponente di  Sel, se qualcuno si occupasse però, prima, di farli aumentare almeno di un po’ i posti di lavoro in un Paese dove invece da 6 anni l’occupazione cade come le foglie in un autunno perenne.

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One Response to L’Italia nel pallone

  1. Antonio Vanadia Rispondi

    5 maggio 2014 a 19:45

    In quale nazione del pianeta accadono cose del genere? Si consente a un criminale di spadroneggiare all’interno di uno stadio riconoscendo allo stesso lo status e il carisma del ”capo e del diplomatico”…i funzionari di polizia unitamente al capitano della squadra sono andati sotto la recinzione a trattare con lui……
    ”Gennaro a carogna” indossando una maglietta in cui chiedeva la liberazione di Speziale (il delinquente che a Catania uccise un poliziotto durante i disordini all’interno dello stadio) ha mostrato ancora una volta l’impotenza,l’assenza,l’inutilità strutturale di questo stato e di chi lo governa.L’Italia è una nazione da operetta…di serio in Italia c’è soltanto il dolore e la sofferenza degli italiani.

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