L’isola che non c’è

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Il racconto di Angela Mancuso finalista al nostro concorso “La strada lunga”

"E' crollato il ponte..."

“E’ crollato il ponte…”

 

“Mi spiace, da qui non si passa. Deve tornare indietro e imboccare la strada alternativa.”

“Ma…”

“Questa strada è interrotta. C’è stata una frana, proprio un’ora fa.”

“Ma…”

“Deve tornare indietro. Dall’altra parte.”

“Ma…, ma…”

“Non conosce altre sillabe?”

“No. Cioè. Sì. Certo. Ma io devo andare al lavoro!”

“Torni indietro. A cinquecento metri troverà un percorso alternativo. Buona giornata.”

Stefano chiude il finestrino, rimette in moto, fa inversione di marcia e si lascia dietro l’agente di Polizia stradale con la sua palettina da agente di servizio della Polizia stradale.

Percorsi cinquecento metri trova un enorme cartello giallo con la scritta PERCORSO ALTERNATIVO.

Dritto e impettito, proprio sotto al cartello, un agente della Polizia municipale, munito di palettina da agente della Polizia municipale, gli intima di fermarsi.

“Mi spiace, da qui non si passa, deve tornare indietro e imboccare la strada alternativa alla strada alternativa.”

“Ma…”

“Questa strada alternativa è interrotta. Non vede là il cartello col divieto di transito?”

“Ma…”

“Deve tornare indietro.”

“Ma…, ma…”

“Non conosce altre sillabe?”

A Stefano viene da piangere. Scende dalla macchina e si inginocchia davanti all’agente giungendo le mani in preghiera.

Ha il respiro spezzato dal caldo, dall’afa e dall’angoscia.

“Ma maresciallo, io devo andare al lavoro. Il mio capoufficio… Mi faccia passare.”

“Non sono maresciallo e non posso farla passare. La strada è interrotta. È crollato il ponte, proprio cinquanta minuti fa. Torni indietro. A quaranta chilometri troverà un percorso alternativo al percorso alternativo. Buona giornata.”

Stefano asciuga le lacrime che, copiose, gli solcano il viso e riparte. Alla radio la voce sensuale e spigliata della conduttrice annuncia un bellissimo brano che lui, con voce rotta, prende a canticchiare.

…Poi la stradaaaa la troviiii da teee

porta all’isolaaaa

che non c’è.

Riprende a piangere e, come spesso gli succede in simili frangenti, gli scappa il pensiero poetico.

Eccola. L’isola che non c’è. La madre ferita, rotta e massacrata. Giungerà mai il riscatto?

"L'isola che non c'è..."

“L’isola che non c’è…”

Ma i pensieri poetici non aggiustano strade e non risollevano ponti. Non quelli materiali, almeno.

Compiuti i quarantacinque chilometri compare finalmente il cartello giallo con la scritta PERCORSO ALTERNATIVO AL PERCORSO ALTERNATIVO CON PONTE CROLLATO, A SUA VOLTA ALTERNATIVO ALLA STRADA FRANATA.

Imbocca una stradina dissestata, deformata, malferma, sconnessa, evita abilmente insidie e trabocchetti, svirgola tra buche e tombini scoperchiati, prega, piange, spera, impreca, suda.

Indi comincia a salire. In alto, sempre più su. E dopo settantotto tornanti che a destra c’è lo sbalanzo e a sinistra le autovetture che scendono in direzione opposta, si ritrova sul cocuzzolo della montagna, da dove gli si offre generoso uno scenario che gli allarga il cuore e gli mozza il fiato.

Una piana di aranci e uliveti e fattorie coi cani e le galline e brandelli di terra brulla e riarsa e aratri e pascoli e zagare selvagge. E da lontano il luccichio del mare.

Davvero veniva da chiedere:

”Qui di chi è?”

“Di Mazzarò!”, avrebbe sicuramente sentito rispondersi.

E Stefano avrebbe voluto lui distendersi tutto grande per quanto era grande quella sua terra.

E proteggerla.

E salvarla.

E redimerla.

Dopo settantotto tornanti in discesa e un giro turistico tra un groviglio di paesini, borghi, anfratti, frazioni e radici quadrate, Stefano imbocca finalmente la strada statale e raggiunge l’ufficio.

Il capoufficio capirà. Probabilmente già saprà. Comprenderà. Sorriderà. Manifesterà solidarietà.

“Contini, lei è in ritardo di tre ore!”

“Ma…”

“Sulla sua scrivania c’è una pila di pratiche.”

“Ma…”

“Deve completare i conteggi, liquidare gli stipendi, compilare i moduli, annotare, verbalizzare e rifare i calcoli, soprattutto quelli renali. Al lavoro! E sappia che queste tre ore le verranno decurtate dalla busta paga.”

Angela Mancuso

Angela Mancuso

“Ma…”

“Non conosce altre sillabe?”

“Ma Dottore! La frana…,il ponte…”

“E che? E non si sa? Crolla una strada al giorno e frana un ponte a settimana. Basta partire prima.”

Rientra a casa con tre ore di ritardo rispetto all’orario in cui solitamente rientra a casa.

Mia moglie capirà. Avrà già sentito i notiziari. Comprenderà. Sorriderà. Si mostrerà solidale e partecipe.

“Sei in ritardo di tre ore! E non lo sai che oggi è il giorno che arriva l’acqua corrente e bisogna fare il bucato, riempire i bidoni, le bottiglie, le vasche, le cisterne, pulire la casa, fare il bagno al gatto e al nonno?”

“Io il bagno non lo faccio. Ho fatto la guerra, io!”

“Smettila nonno, lo sai che ogni quindici giorni devi fare il bagnetto”.

“Va bene. Lo faccio. Prima al gatto, però!”

Stefano accende il televisore.

Le immagini della strada franata e del ponte crollato aprono tutti i telegiornali delle venti. Fortunatamente non ci sono stati né morti né feriti. Soltanto la pecora di un gregge ch’aveva appena attraversato il ponte risultava dispersa.

Il Ministro ai lavori pubblici On. Schifino s’era già precipitato in loco di gran carriera. Ma non in corriera. Aveva al seguito sei auto blu, di cui una per se stesso medesimo in quanto Ministro, una per la moglie, una per l’amante, una per la suocera e una per accompagnare la figlia a scuola.

Intervistato e incalzato dai giornalisti, si mostrava sereno e fiducioso.

“Sono sereno e fiducioso. In tempi brevissimi ci riuniremo, ci consulteremo,discuteremo,valuteremo, assegneremo, aggiusteremo, riapriremo. Una trentina d’anni al massimo e tutto sarà sistemato.”

Al talk show serale, davanti a due plastici franati e crollati, i segretari, i sottosegretari e i sottosottosegretari dei partiti di Destra, di Sinistra, di Sopra e di Sotto si proclamavano costernati, indignati, allibiti e sdegnati.

“Io e il mio partito avevamo visto e previsto, avevamo annunciato e denunciato, profetizzato e vaticinato. È tutta colpa del partito di Sopra.”

“Non è vero! È colpa di quello di Sotto, che è al governo e non ha controllato, verificato, aggiustato, operato.”

“Chi pagherà adesso? Chi è stato? Chi ha disarmato il cemento armato? Chi ha nascosto sotto la sabbia la testa del calcestruzzo?

Chi ha depotenziato, deturpato, destabilizzato e denudato?”

E giù botte da orbi, urla, minacce, colluttazioni, defezioni e consigli per gli acquisti.

“Guarda che domani devi andare a prendere mia sorella che viene da Messina e se non vai a prenderla a Puntagrassa poi le tocca aspettare la coincidenza per Puntafina e poi quella per Puntoebasta e invece di quattro ore di treno deve farsene sei.”

frana

“Le immagini della strada franata…”

In tarda serata l’ultimo notiziario annuncia che anche il percorso alternativo al percorso alternativo alla strada franata era stato interdetto al traffico. Troppi tornanti. I conti non tornavano. L’alternativa all’alternativa dell’alternativa sarebbe stata un percorso di trenta chilometri da effettuarsi a piedi o in monopattino, la scalata a mani nude della montagna, la discesa con gli sci, l’attraversamento a nuoto di un breve corso d’acqua, il raggiungimento della strada statale tramite biciclette graziosamente messe a disposizione dal Ministero per le infrastrutture strutturate.

Stefano a questo punto non riesce più a trattenersi e scoppia a piangere. E piange forte, forte, a strappacuore. E piange così forte che…

Piange così forte che a un certo punto viene risvegliato dalla moglie che lo strattona per un braccio. E lui si ritrova confuso e disorientato.

“Oh! Che è? Che c’è? Che è successo?”

“Che c’è? C’è che piangi. Piangi nel sonno.”

“Piango? Io?”

“Piangi, piangi. Hai svegliato il gatto e il nonno.”

“Pure io piangevo quando c’era la guerra!”

“Scusatemi, scusatemi tutti. È che ho sognato un’isola che non c’era. Con le strade franate e i ponti crollati e l’acqua che arrivava ogni quindici giorni e i treni che per percorrere duecento chilometri ci mettevano sei ore e…”

“Ma va là! Hai sognato il Terzo Mondo. Qua siamo in Sicilia. Le strade sono dritte, i ponti solidissimi, i treni puntualissimi e velocissimi e al nonno possiamo fare il bagno ogni giorno.”

“Prima al gatto, però!”

“Piuttosto, alzati e sbrigati. O farai tardi al lavoro. E non dimenticare il telepass per l’autostrada.”

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One Response to L’isola che non c’è

  1. IRATUS PROCREATOR Rispondi

    10 agosto 2014 a 11:21

    Complimenti per il racconto! Molto “ancorato” alla realtà della nostra terra sicula! Un racconto con sfumature “fantozziane”! Credo che questo modo di raccontare la realtà sicula deve essere preso come esempio per chi vuole cimentarsi da giornalista! Dare un evento un cataclisma in “pasto” ai lettori con questo modo di raccontare la realtà, farebbe deglutire meglio la pillola dell'”isola che non c’è”! Giornalai e/o pseudo-giornalisti imparate da questo racconto e da questa promettente futura scrittrice!!

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