L’infamia del passato chiama la vergogna del presente

|




Ottant’anni fa il fascismo varò le leggi razziali contro gli ebrei. Oggi il razzismo si ripete e cambia abito.

Il 20 settembre scorso è stato il giorno delle scuse di tutte le università italiane alla comunità ebraica per ciò che accadde ottant’anni prima, nel 1938, anno in cui il re Vittorio Emanuele III firmò a Pisa, nel magnifico parco di San Rossore, le infami leggi razziali contro gli ebrei. Alla presenza dei rettori di tutte le università italiane e della comunità ebraica rappresentata dalla sua presidentessa Noemi Di Segni, l’Università di Pisa ha voluto non solo ricordare quell’infamia, ma assumersi la responsabilità morale di ciò che i nostri colleghi, i docenti di allora, nel nostro Paese a regime fascista accettarono (con poche orgogliose e coraggiose eccezioni) ovunque supinamente. Nel silenzio e nell’acquiescenza quasi totale del nostro Ateneo come degli altri Atenei italiani furono cacciati via docenti, studenti, alunni ebrei. Nessuno fiatò, nessuno protestò.

Nel bellissimo intervento di apertura, il Rettore dell’Università di Pisa, Paolo Mancarella, ha detto: ”Nel 1938 il fascismo varò le leggi di persecuzione degli ebrei, e la burocrazia statale, obbediente, agì con sorprendente efficienza. Con un formulario dettagliato – albero genealogico, parentele, indirizzo, proprietà, conto corrente – si procedette al “censimento” dei 47 mila italiani ebrei e degli oltre 10 mila stranieri ebrei residenti in Italia. Gli elenchi vennero tenuti aggiornati, cosicché, cinque anni dopo, nel 1943, gli occupanti nazisti, con l’ausilio zelante dei funzionari di Salò, poterono andare a colpo sicuro, deportarne più di 8.000 e ucciderne 7.172. Settemila-cento-settantadue esseri umani”.

Paolo Mancarella, Rettore Università Pisa

Tutti obbedirono. E Mancarella giustamente si chiede: che cosa avremmo fatto noi docenti al posto dei nostri colleghi che tacquero. Cosa avrei fatto io? Non lo so. Ciascuno di noi rivela veramente se a se stesso solo quando è messo direttamente alla prova. Io non c’ero. Noi non c’eravamo. Avrei taciuto per paura, per senso dell’obbedienza, per quieto vivere? Non lo so. Quello che so è che la paura e il desiderio di quieto vivere non bastano a spiegare il silenzio. Ci dev’esser qualcos’altro. Ci dev’essere un senso comune diffuso che ha già preparato psicologicamente l’atto infame e lo fa apparire normale. Un senso comune che ottunde la nostra mente e fa sì che ogni azione dell’altro, diventato ormai nemico, giustifica la nostra ostilità o la nostra indifferenza. Un senso comune che si piega volontariamente all’obbedienza verso l’autorità.

Ma allora dove si trova la soglia oltre la quale l’obbedienza deve essere rifiutata? Coloro che accettarono le leggi razziali senza battere ciglio, l’avevano certamente oltrepassato. L’azione dei nazisti e dei fascisti fu quella di far sparire gli ebrei per annientarli. Una volta trasferiti nei lager, nessuno poteva vederli e ciò allentò la coscienza di chi sapeva ma non era costretto a vedere. Autonomia, libero pensiero, senso critico, i capisaldi dei valori universitari della conoscenza e della formazione si dissolsero come polvere al vento. Mancarella ricorda la frase dell’allora Rettore dell’Università di Pisa di fronte alla cacciata degli ebrei: “Sono lieto di annunciare che il vuoto si va rapidamente colmando con elementi nazionali”. Già gli elementi nazionali. Chissà quanti si lamentavano che gli ebrei rubavano i posti agli italiani! E giustificavano così l’odio.

L’infamia del passato chiama la vergogna del presente.  Donne, uomini, bambini, nella gran parte in fuga e perseguitati, senza neanche un nome da ricordare, annegati tra i flutti del Mare Nostrum. Si dirà: la storia degli ebrei di ieri non è la stessa della storia dei migranti di oggi. Ecco, proprio questo è il primo passo per il razzismo che si ripete cambiando abito. E’ già l’oltrepassamento della soglia. E’ il vento intriso di ostilità e indifferenza che torna a spirare per tutta l’Europa.

Foto da internet

 

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *