Lillo Miccichè: “Mai con Rosario Crocetta”

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“In Sicilia il PD è ostaggio di ex democristiani”.
Intervista a tutto campo con l’ex deputato regionale agrigentino che torna a candidarsi all’ ARS. “Chi ha governato ci ha portato al disastro”. Lombardo? “Una continuità del cuffarismo”. “Noi siciliani dobbiamo salvarci da soli”.

Lillo Miccichè

Lillo Miccichè

Deputato regionale eletto nella lista di Rifondazione comunista nel 2001, Lillo Miccichè, 60 anni, torna a candidarsi per l’Assemblea regionale siciliana e sostiene la lista Fava Presidente.

Nel corso della sua esperienza da parlamentare, che si prolungò fino al 2006, presentò, come primo firmatario 23 disegni di legge, 85 interrogazioni parlamentari, 5 interpellanze, 4 mozioni, 17 ordini del giorno: un’ attività frenetica che rispecchiava l’impegno politico che lo aveva contraddistinto nella qualità di consigliere comunale ad Agrigento.

Segretario provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà, appoggia la candidatura di Giovanna Marano, presidente del Comitato centrale della Fiom, i metalmeccanici della Cgil.

 

 La nostra provincia: una realtà di continue emergenze: scuole che chiudono, assenze di aule e arredi, servizi pubblici che dimezzano le corse, strade ancora impercorribili, costi pesanti da sostenere a carico della collettività, l’Imu, la burocrazia, l’assenza di programmi di sviluppo per il mondo produttivo, a cui si chiede di far fronte con ulteriori balzelli … Che cosa ancora si può fare in questo lembo di Sicilia, devastato da anni di sottosviluppo?
“Nessuno ha la bacchetta magica. Ma bisogna avere il coraggio di azzerare tutto, a cominciare dai privilegi dei politici e delle imprese. I problemi sono strutturali, economici, e sono anche molto gravi, ma nessuno può risolverli soltanto con la buona volontà. Occorrono strumenti finanziari in grado di risollevarci da questa situazione. Abbiamo avuto una classe politica che ha continuato per lungo tempo a farci credere che tutto andava bene; invece è ormai dimostrato che era il contrario. Se mettiamo bottoni in un salvadanaio, possiamo illuderci di averlo pieno, ma quando lo apriremo non conterrà monete, ma bottoni. I Comuni e la Regione hanno usato questo modo di amministrare, illudendoci con i loro bilanci. Ora ci troviamo di fronte a un totale disastro. Il problema non può essere risolto da finanziamenti a pioggia, ma da interventi mirati, che possano creare sviluppo e occupazione. Due i settori di intervento: agricoltura e turismo. Nel settore delle energie rinnovabili ci sono contrasti di varia natura, per lo più politici e anche di malaffare. Oggi è la mafia che soffoca l’economia siciliana”.
 Intende la mafia della criminalità organizzata?
“Intendo la mafia come cultura e come interesse politico. Non esiste in Sicilia una grande mente mafiosa, ma tante situazioni ben distinte di potere locale, che, a seconda della disponibilità di risorse, diventa anche dominante nel territorio”.
 Tutti i candidati, in questa, come in altre campagne elettorali, hanno presentato agli elettori il turismo come volano di sviluppo. Che cosa, in concreto, lei ritiene che si possa fare per questo settore o per la agricoltura?
“Prima di tutto, il politico che andrà all’opposizione o che andrà a governare dovrà rinunciare ai privilegi. A rinunciare dovrà essere per primo il deputato, perché ha necessità di mostrarsi credibile. Dalla riduzione degli stipendi ai politici non possiamo aspettarci di risolvere tutti i problemi, ma soltanto attuando questo cambiamento si potrà chiedere ai burocrati, ai dirigenti locali e regionali di ridurre i rispettivi privilegi per la sopravvivenza dello Stato sociale. Solo tagliando i privilegi, si potrà avere l’autorità morale e politica di imporre alcune regole”.
Niki Vendola– Sì, ma il leader di Sel è Nichi Vendola, Governatore di una Regione che nel settore del Turismo ha compiuto passi da gigante. Quali sono i programmi di Sinistra Ecologia e Libertà per il Turismo in Sicilia?
“Il turismo è determinato da tutto un insieme di fattori che attraggono i visitatori. Turismo è saper coniugare diversi elementi: dalla cultura, all’archeologia, al paesaggio, alla letteratura, all’arte … In agricoltura siamo tra le prime Regioni in Italia per prodotti biologici, ma siamo gli ultimi come consumatori. Questo dato di fatto la dice lunga sulla filiera che invece potrebbe dare maggiori opportunità anche occupazionali. L’agricoltura in Sicilia, che ha numerosi prodotti dop, non è soltanto produzione, ma è anche cultura e tutela dell’ambiente. E’ un peccato avere tutte queste potenzialità e non saperle sfruttare”.
 Ato rifiuti e Ato idrico: carrozzoni onerosi e servizi spesso al limite dell’emergenza. Lei è per il ritorno alla gestione pubblica. Quali i limiti da superare nella gestione diretta da parte dei Comuni e come sarà possibile superare il problema del contratto trentennale con Girgenti Acque?
“Bisogna portare sul banco degli imputati tutte le amministrazioni pubbliche che hanno consentito questo passaggio agli Ato. C’erano tutte le condizioni per rinunciare alla privatizzazione, ma io sono stato l’unico deputato, nel 2003, a votare contro questa rivoluzione, questa porcata. La mia marcia da Agrigento a Palermo non era stata soltanto una protesta perché mancava l’acqua, ma aveva avuto anche lo scopo di richiamare l’attenzione sul sistema idrico: la legge Galli è stata usata per negare il diritto all’acqua pubblica. Ma non voglio rivangare del passato, intendo parlare del presente: la Consulta ha ribadito i principi sanciti dal referendum. Il mancato guadagno che Girgenti Acque vorrebbe rivendicare potrebbe essere messo in discussione da un principio stabilito dalla Costituzione e poi dalla volontà popolare. La ditta può pretendere un onere limitato di mancato guadagno, perché il suo diritto è stato acquisito da una forma anomala di concessione: Comuni come quello di Agrigento avrebbe potuto determinare la decisione di non consegnare gli impianti, così come avevano fatto altri Comuni. La situazione poteva essere ribaltata. Per i rifiuti è lo stesso: il ritorno alla gestione pubblica ci dovrà consentire di attribuire la responsabilità del degrado ambientale e della cattiva gestione. I Comuni dovranno poter tornare ad esercitare il controllo”.
 La raccolta differenziata stenta a partire in molti Comuni, perfino nel capoluogo ancora la raccolta si fa in gran parte alla vecchia maniera. Mentre in altre regioni d’Italia si chiudono le discariche e si trasformano i rifiuti, qui si costruiscono nuove discariche ed è ugualmente emergenza per l’impossibilità dei Comuni di far fronte ai costi, malgrado gli aumenti delle tariffe. Quali le ragioni e se intravede una soluzione? Quali le responsabilità da parte delle imprese, se ce ne sono?
“La differenziata? Non la si vuole far partire. E’ in atto un sistema che favorisce le grandi imprese, quelle che gestiscono, per esempio, le discariche: una miniera per i privati. Le responsabilità sono da attribuire alla Regione, che ha assegnato alle imprese la gestione. Pochi privati sono diventati i padroni del territorio e lo hanno deturpato. Si assiste, inoltre, ad una pressione costante delle imprese che gestiscono le discariche nei confronti dei Comuni, da cui dicono di avanzare milioni di euro. E tutto questo, grazie a quella norma regionale che consente l’aumento del costo del conferimento in discarica. Senza applicazione di alcuna sanzione, i Comuni non effettuano la raccolta differenziata e si favoriscono le imprese. Sappiamo chi sono, chi sono i loro referenti a livello regionale e a livello locale. Queste imprese oggi non possono permettersi di assurgere al ruolo di difensori dell’ambiente e della legalità o dell’antimafia. L’ho affermato già in tempi non sospetti. Loro si sono arricchiti e il popolo si è impoverito. Su questo non c’è dubbio. Le imprese che effettuano la raccolta dei rifiuti sono corresponsabili, ma in misura minore. Potrei scrivere libri su questo tema. Sono autore di denunce circostanziate: le imprese sono state denunciate per aver fatto di tutto per partecipare da sole alle gare d’appalto, ma questo è un male atavico. L’origine dei debiti che oggi hanno i Comuni deriva, infatti, dalla vecchia gestione comunale. Io non voglio che si torni alla gestione del passato, ma un sindaco che non raggiunge la percentuale di raccolta differenziata dovrà essere sanzionato. Avevo presentato un disegno di legge che ne prevedeva, in tal caso, perfino la decadenza del primo cittadino. Basterà rispolverare questo ddl ed aggiornarlo. Un sindaco con un rischio del genere, comincerebbe subito a correre per raggiungere la quota minima di raccolta differenziata”.
 Non è mai passata questa legge …
“No, perché i sindaci spesso sono espressione degli stessi uomini che governano la Sicilia. Se noi avessimo la possibilità di vincere, sicuramente la faremmo diventare legge. Le possibilità che ciò avvenga sono legate alla volontà degli elettori, che, purtroppo, non sempre vengono ben informati”

 Il ruolo delle province oggi. Secondo Lombardo bisognava tornare ai Consorzi di comuni. Lei è d’accordo?
“Sono per l’annullamento delle province. Sono enti inutili”
 E al loro posto?
“Bisognerà affidare ai Comuni le competenze sulla viabilità, le scuole, la promozione turistica…”
Gli errori dei passati Governi della Regione ai quali possono essere posti rimedi: quali possono essere le proposte del legislatore regionale? Quali gli errori a cui oggi è obiettivamente difficile rimediare?
“Ci sono gravi esempi di malcostume. Nel ’92 un terzo di deputati erano stati inquisiti o arrestati; oggi abbiamo superato questa quota tra arrestati, inquisiti e chi ha interessi occulti e pratica del malaffare. Ci sono prove documentali che dimostrano l’esistenza di settori di amministrazione pubblica regionale che hanno portato avanti interessi di tipo imprenditoriale e, se non sono stati già denunciati, hanno continuato a delinquere senza essere scalfiti. Per ottenere un risultato concreto si deve partire da una programmazione, non scritta soltanto su un pezzo di carta, ma che colpisca realmente gli interessi di pochi. Nessuno finora ha voluto che venissero minimamente messi in discussione. Se questa tornata elettorale potrà, come mi auguro, attuare questa svolta epocale, lo vedremo il 28 ottobre: spetta agli elettori”.
Il problema dei centri storici. Agrigento teme per la sua cattedrale. Serve una legge per Agrigento?
“Non serve una legge per Agrigento, ma la volontà di salvare il centro storico. CoLa Cattedrale di Agrigentonosco la mia città come le mie tasche: per tre anni mi sono allontanato dalla città, non per ritirarmi in convento, ma in un archivio storico, che mi ha mostrato una storia mai edita. Sono stato felice di poter scartabellare documenti datati tra il XVI e il XIX secolo. Ho avuto la possibilità di conoscere la città in profondità, anche dal punto di vista urbanistico, e di scoprire cose mai rilevate o rese pubbliche. Solo la conoscenza è alla base di tutto: non si può avere idea su come intervenire senza conoscere bene il centro storico. Per salvare la cattedrale ci sono costi troppo onerosi da sostenere. Si può decidere anche di spostare le piramidi, ma credo che senza conoscere bene la causa non potremo ancora quantificare l’intervento necessario. La cattedrale ogni cinquanta – settant’anni ha subito le conseguenze di un dissesto. Forse soltanto con l’investimento di milioni di euro per la realizzazione di palificazioni in profondità, un muraglione di sostegno per mantenere la roccia, alla base del lato nord del monumento sarà possibile salvarla. Ma occorre anche un amore ancestrale come il mio; non penso che siano in molti ad averlo. Il problema non è solo la cattedrale: il palazzo Lo Iacono è crollato per un problema geologico collegato agli ipogei. Se non si risolve il problema dell’individuazione delle acque sotterranee della città, non si farà mai un buon lavoro. Ci sono sorgive che non vengono neanche segnalate, ma che esistono e le acque devono essere regimentate”.
 Lei si è occupato del progetto Terravecchia: è soltanto un’iniziativa speculativa da fermare o ci sono i margini per salvarne una parte a beneficio della collettività?
“Su Terravecchia ho presentato un dossier amministrativo e uno storico. Bisogna comprendere entrambi gli aspetti per rendersi conto del motivo per cui questo progetto non va realizzato. In quella zona esistono degli ipogei ed eventuali opere di sbancamento e di palificazione metterebbero a repentaglio l’assetto geologico. Ciò metterebbe ulteriormente a rischio la cattedrale, perché l’ipogeo dista circa 80 metri dal lato sud dello storico edificio. L’acqua scorre nei sotterranei di Terravecchia, dalla via Raccomandata alla via Sant’Alfonso: tra il 1500 e il 1800 c’erano pozzi a cui i residenti attingevano per usi domestici. Acqua continua a scorrere, dietro il palcoscenico del teatro Pirandello, la cosiddetta ‘Acqua Amara’. I finanziamenti del progetto ‘Terravecchia’ non possono essere dirottati perché hanno una finalità precisa per l’edilizia pubblico-privata. Ma è anche vero che non si possono utilizzare fondi pubblici per i propri interessi. L’intervento dovrebbe coinvolgere la popolazione: è stata violata la norma che prevedeva una destinazione d’uso di una parte dell’Istituto Schifano ad alloggi per anziani. Per modificare tale destinazione sarebbe stata necessaria una modifica al Piano particolareggiato del Centro storico. Ma di salvare questi fondi non intravedo alcuna possibilità”.
 Qui in Sicilia, voi di Sel, con i Verdi e Federazione della Sinistra, siete candidati per sostenere Giovanna Marano, che ha accettato la candidatura dopo l’errore procedurale che non ha consentito a Claudio Fava di correre per la Presidenza della Regione. Sarete eventuali alleati di Crocetta, se lui dovesse vincere? Perché non c’è stata convergenza su Crocetta?
Rosario Crocetta“Non ci sarà mai convergenza con Rosario Crocetta. I nostri programmi sono completamente alternativi. Crocetta appartiene a quella logica di un Pd subalterno all’Udc. Noi con l’Udc non abbiamo niente a che spartire. Anche senza Cuffaro, nella loro testa sono ancora cuffariani. Con loro non si può fare alcun accordo”.
 Bersani volge lo sguardo a Sel e l’Udc prende altre strade. Eppure il Pd va avanti con l’Udc qui in Sicilia. Come spiega queste contraddizioni territoriali?
“In Sicilia il Pd è ostaggio di ex democristiani”.
 L’Udc dice no, almeno a livello nazionale, perché su temi come bioetica, eutanasia, famiglia, figli, adozioni di omosessuali, coppie di fatto, matrimoni gay, non può essere d’accordo con Nichi Vendola, in quanto nega alcuni valori del mondo cattolico. Lei è proiettato verso principi diametralmente opposti, come il leader del suo partito, o pensa di poter parlare anche ai cattolici?
“Io parlo con il mondo cattolico, ma non con i bigotti che usano la Chiesa e si ergono a difensori della cristianità. Noi siciliani siamo legati storicamente alla Chiesa. Ma i tempi sono cambiati. Sembra che noi ce l’abbiamo con l’Udc perché è un partito semi-confessionale. Non è solo questo: l’Udc appoggia il Governo Monti, che sta massacrando il popolo italiano e sta salvando le banche italiane, che protegge i grandi patrimoni e le grandi imprese. Il problema con l’Udc è sui diritti civili, soprattutto, ma anche su temi di politica economica”.
 Con Vendola c’è sintonia totale, da parte sua, o su certi temi si sente più vicino al mondo cattolico?
“Mi sento vicino al mondo cattolico, sotto il profilo della solidarietà. E’ insostituibile il ruolo che svolge in favore delle fasce più deboli; attraverso sue strutture, come la Caritas, assiste i bisognosi. In questo lo sento vicino al mio pensiero politico-ideologico, che è cristiano, cattolico, socialista, comunista, libertario, democratico. Bisogna abbracciare tutte le cose positive che provengono dalle ideologie e dalle religioni: dal cristianesimo come dal buddismo o l’islamismo. Prendo le distanze naturalmente dal razzismo, dal nazismo, ma anche dal fanatismo religioso”.
Il fenomeno Renzi. Una minaccia per i partiti o un’opportunità per scardinare un sistema?
“Renzi lo considero un berlusconiano di Sinistra. Non mi affascina per niente. La sua ricetta è il liberismo. Siccome la causa dei nostri mali è il liberismo sfrenato, colui che vuole governare un Paese, la cui ricetta è il liberismo, non può trovarmi d’accordo”.

 Un politico da sempre tra la gente, come lei, in che modo giudica Grillo e la sua traversata dello Stretto?
“E’ una trovata pubblicitaria che può colpire l’immaginario collettivo, come la mia marcia da Agrigento verso Palermo. C’è una differenza, però: io sono agrigentino e siciliano, ho protestato contro il potere politico amministrativo. Invece Grillo viene da fuori per salvare la Sicilia. Non abbiamo bisogno di salvatori. Noi siciliani dobbiamo salvarci da soli”.
La gente è preoccupata per il futuro, si fida poco dei politici. Certo lei non è nuovo alla politica ed è anche stato deputato regionale fino al 2006. Che reazioni coglie dalla gente e come pensa di convincere i cittadini a votarla?
“Non nuovo di età, ma tutte le mie azioni di protesta sono state innovative, sin dagli anni Ottanta. riscuotevo apprezzamenti, ma non consensi. La mia azione ha continuato su questa scia e non ho avuto grandi successi elettorali. La gente, costretta dal bisogno ad andare dietro al potente di turno, non votava Lillo Miccichè. Oggi i tempi sono cambiati: sono la stessa persona, non ho cambiato posizione politica e mi trovo all’interno della Sinistra radicale. Sono quello della marcia per l’acqua e colui che è riuscito a dare ristoro ai sinistrati della frana del ’66, che avevano perso la casa. Sono sempre lo stesso soggetto politico di trent’anni fa. Confido che la gente possa premiare la costanza e la coerenza di Lillo Miccichè”.
 Qual è il suo punto di vista sulla politica dei partiti della Sinistra in provincia di Agrigento e in Sicilia?
“Abbiamo contestato l’ingresso del Pd alla Regione, alla Provincia e in alcuni Comuni, in cui si è alleato con forze di destra, perfino con Futuro e Libertà. Noi contestiamo queste scelte, che hanno creato più confusione nell’elettorato. Si dice che non esista più Sinistra e Destra e che sono tutti uguali. Per noi non c’è differenza tra Cuffaro e Lombardo, anzi una continuità del cuffarismo con altri mezzi e altre persone”.
 Si parla tanto di azzeramenti di partiti, di rifondazioni, di rottamazioni, di svecchiamento, di nuovi vertici. E’ crisi del partiti tradizionali nazionali. Lei crede ancora nei partiti? Quanto contano oggi i movimenti di opinione?
Giovanna Marano“I partiti sono insostituibili, ma la società è cambiata in peggio. Da un lato, attraverso internet ha avuto strumenti per avvicinarsi alla politica, dall’altro, è rimasta distante dai reali bisogni. Ha creato aggregazioni virtuali, movimenti che nascono e muoiono. C’è crisi dei valori, che investe la famiglia e investe i partiti. C’è una sorta di individualismo sfrenato: la spaccatura a cui si assiste nelle famiglie, si riflette in ogni forma di aggregazione sociale. Il partito serve, ma bisogna creare un nuovo soggetto politico, che sia moderno e che sia capace di creare le condizioni per la rifondazione dello stare insieme. Un tempo le correnti erano ossigeno per creare innovazione, invece ora nei partiti ci sono posizioni contrapposte perfino sui programmi”.
 Crede che ci sia ancora voglia di politica, nonostante tutto?
“C’è interessamento e ripulsa. Per ora la gente, per effetto dei media, è concentrata su quanto è avvenuto nelle Regioni Lazio, Lombardia, Sicilia, ma non guarda ai ministri del Governo Monti o ai parlamentari, investiti da fatti di natura giudiziaria”
 Corruzione, malaffare, interessi delle solite lobby … da nord a sud, indistintamente. Il partito dell’astensione è fortissimo anche in Sicilia. E’ possibile che l’alternativa politica che proponete, qui in Sicilia non sia forte abbastanza da poter alimentare le speranze di un popolo di indignati?
“Io non so quanti saranno. Nel 2008 hanno votato 2 milioni 700 mila siciliani. Un milione e 300 mila non è andato a votare: sono fatti significativi. Ma bisogna capire chi ne beneficerà. Considerato che la gente in gran parte è più matura, eccetto chi vota ancora per interesse, per censo, per vassallaggio, ci sarà una frantumazione del voto. Questo creerà un’instabilità: chi andrà a governare sarà in minoranza. Sono convinto che alla fine il Pd salirà in ogni caso sul carro del vincitore. Noi siamo sicuri di rimanere all’Opposizione, perché siamo alterativi. I programmi degli altri, invece, non si differenziano”.
 Quali battaglie concretamente potrebbe portare avanti per i siciliani, una volta eletto?
“Un’attenzione alla mia città; quello che non hanno fatto gli altri. Si è completato Palazzo Tomasi, il Collegio Filippini, l’Archivio Notarile, grazie alle mie battaglie ad ogni bilancio regionale. Se qualcuno avesse dubbi in merito, non dovrebbe far altro che andare a vedere i verbali dell’Ars e leggere le mie guerre contro il Governo che ogni volta toglieva i fondi per Agrigento”.
 Tra le emergenze siciliane, dal sistema dei rifiuti, alla disoccupazione ai costi della pubblica amministrazione … c’è quella dei precari. Quali speranze per questi lavoratori a fronte del fatto che c’è una folla disoccupati?
“Licenziare i precari non vuol dire che potranno essere sostituiti da disoccupati. Bisogna, invece, qualificare i lavoratori precari, secondo i settori in cui operano. Occorre una riforma: se ci sono unità lavorative in eccedenza devono essere spostate laddove necessitano servizi. Nel campo della formazione, ad esempio, ci sono centinaia di precari che rischiano il posto di lavoro e taluni da anni non prendono lo stipendio; devono essere qualificati e utilizzati in settori di servizi che funzionino e che siano più utili alla collettività”.

Anna Maria Scicolone

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