Licata, diffida di Legambiente al sindaco e alla giunta

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L’associazione ambientalista contesta la messa in vendita da parte dell’Aministrazione comunale degli immobili abusivi acquisiti al patrimonio del Comune

altPer Legambiente “La decisione dell’Amministrazione Comunale di Licata con in testa il Sindaco, Angelo Balsamo, di procedere alla vendita degli immobili abusivi acquisiti al patrimonio comunale” non è legittima e diffida l’Amministrazione dal mettere in atto un provvedimento che valuta “una fantasiosa interpretazione della normativa vigente (art. 7 della 47/85 e s.m.i.)”. Nella nota diffusa alla stampa,  inviata per conoscenza anche alla Procura della Repubblica di Agrigento, Claudia Casa e Daniele Guggiardo, dirigenti dell’associazione, e Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente, scrivono: “la decisione dell’Amministrazione  ci lascia stupefatti e ci fa ritenere a ragion veduta che, non avendo l’Amministrazione del Comune di Licata facoltà di legiferare su questa né in altre materie, sia profondamente illegittima se non totalmente illegale. Con tale procedura gli immobili abusivi non sanabili ricadenti nella fascia costiera di Licata verrebbero condonati attraverso il versamento di una oblazione coincidente con il pagamento del prezzo d’acquisto valutato dall’UTE.

Di fatto il Comune di Licata si trasformerebbe in agenzia immobiliare per il commercio di case abusive!
La “singolare” ed “innovativa” procedura-scrivono ancora Casa, Gucciardo e Fontana- immaginata dagli amministratori di Licata si basa sulla possibilità, contemplata invero dalla norma, di non procedere alla demolizione degli immobili in questione, dichiarandone il prevalente interesse pubblico e l’assenza di contrasto ai preminenti interessi ambientali e urbanistici. Attraverso una deliberazione del Consiglio Comunale tutto ciò varrebbe – come già avvenuto in altri casi – qualora si riconoscesse un reale e prioritario interesse ad un uso pubblico alternativo alla demolizione, per esempio per la realizzazione di scuole, uffici pubblici, residenze sanitarie assistite, e così via. Ovviamente la vendita per “fare cassa”non rientra tra queste possibilità, ma soprattutto il diritto di prelazione riconosciuto agli ex proprietari getta un’ombra sinistra sulla proposta dell’Amministrazione. Vale infatti la pena di ricordare come nel 2002 le demolizioni degli immobili che oggi si vorrebbero mettere in vendita si fermarono davanti le case di un consigliere comunale del CCD e soprattutto davanti a quella dell’allora capo di Cosa Nostra agrigentina Falsone.
Inoltre, secondo la corretta interpretazione della norma-aggiungono- la dichiarazione di pubblica utilità va fatta in modo che per ciascun immobile sia individuata la specifica destinazione di utilità pubblica: non è possibile procedere a indicazioni generiche come sono quelle provenienti dall’Amministrazione Comunale. Così facendo si ribalta e si sovverte il criterio generale della legge di preminenza dell’interesse al ripristino dell’assetto territoriale violato che è derogabile soltanto in presenza di fondate ragioni, le quali devono essere esplicitate e motivate nella deliberazione consiliare di mantenimento dell’opera abusiva.
Infine, appare urgente, adesso più che mai, che codesta Amministrazione Comunale fornisca chiarimenti in merito al danno erariale venutosi a cagionare nell’ipotesi in cui gli immobili abusivi di che trattasi (cioè, quelli acquisiti al patrimonio comunale) siano rimasti in uso agli stessi responsabili dell’abuso a titolo gratuito (si veda in proposito Circolare A.R.T.A. del 10 maggio 2011 n. pubblicata in GURS n. 24 del 03.06.2011).

Alla luce di quanto sopra esposto- concludono Casa, Gucciardo e Fontana-si diffidano il Sindaco, la Giunta e il Consiglio Comunale di Licata dal procedere alla dichiarazione di pubblica utilità degli immobili abusivi acquisiti al patrimonio comunale al fine di procedere alla loro vendita con diritto di prelazione per gli autori degli abusi o degli ex proprietari.
Confidando in un pronto e positivo riscontro si porgono distinti saluti”.

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