Lettera per una bambina che tornerà a sorridere

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Era ai funerali di suo padre, Daniele Discrede, ucciso a Palermo. Era con lui quando l’hanno ucciso. Ora le scriviamo una lettera, tutti, per dare fiato all’amore che è rimasto.

Copertina di Alessandro Fiore

Copertina di Alessandro Fiore

Sorridevi. La  mano poggiata sulla bara di tuo padre. Poi il dolore si è sciolto. Ti è venuto addosso. Hai smarrito il sorriso. Un giorno lo ritroverai e non sarà un compromesso. Riannoderai il filo spezzato.

Per coloro che non ti conoscono sei la figlia minore di Daniele Discrede, commerciante assassinato a Palermo. Eri presente, quando l’hanno ucciso. L’orrore scritto e stampato ingiallirà nelle pagine della cronaca nera. Sarai dimenticata dalle anime di passaggio. Per chi ti vuole bene sei, con tua sorella, l’ultimo tesoro da difendere nella stanza delle cose inestimabili. Lei condivide con te la separazione estrema. Tu hai visto. C’eri. Dentro di te ci sarà un costante incubo raddoppiato, pronto a saltarti alla gola. Ti sentirai bene, vorrai bene, amerai. Ma la sofferenza cercherà di rovinarti la vita, di scappare dal suo nascondiglio, per uccidere la speranza. Quando ti sentirai indifesa, prendi questa lettera. La scriviamo con rispetto affettuoso. La firma appartiene all’estensore materiale che ha una maschera da comparsa. I protagonisti possono essere, se vorranno, le persone che ti sono state accanto, che saranno con te sempre. Questa lettera è una bottiglia chiusa, piena dell’amore forte di questi giorni di lutto, consegnata al domani. Ti basterà svitare il tappo, per sentirne il profumo.

Come tornare a sorridere? E’ possibile dimenticare la mutilazione? I saggi ti direbbero cose sagge. Ti consiglierebbero di convivere col dolore. Noi che ti vogliamo bene, senza saggezza, non siamo dello stesso avviso. C’è una sorte migliore da tentare. Prendere il male, svuotarlo del suo contenuto e riempirlo di bellezza. Come si fa? Sostituendo l’assenza con la presenza. Ovunque, troverai tracce sparse di tuo padre. Cercalo con calma e senza sosta. Mettile insieme. Tieni con te le parole che ti daranno per appendere i ricordi al tuo cuore. Conserva le fotografie. Non smettere di cercarlo. Lui ti sorprenderà col miracolo di rendersi presente, di esserci.
A me, per esempio, è successo. Sentivo un bisogno disperato di mio padre morto da anni. E nell’aria c’era l’odore del suo dopobarba. Avevo cambiato molte case, molte stanze e molti vestiti. Nel luogo in cui mi trovavo, un luogo straniero, quell’essenza non avrebbe mai dovuto brillare. Eppure c’era. Come un abbraccio inaspettato, invisibile.

Così ritroverai Daniele accanto, nel momento della lotta con la tua paura. Semplicemente tornerà. Guarderà il dolore negli occhi. Lo caccerà via. Mancheranno gli abbracci fisici, però non importa. E in fondo non è vero. Gli abbracci del naso che fissano un’essenza, delle orecchie che non scordano una voce valgono molto di più degli abbracci con le mani, perché sono rivolti all’infinito. Il corpo ci limita nella vastità della stretta. L’anima ha braccia che non finiscono più.

Per la metà che manca ci vorrà ancora più forza. Tutti noi abbiamo subito una mutilazione. Tutti la subiremo prima o poi. Tutti noi abbiamo qualcuno che è ci è stato rubato dalla violenza di un incidente, della vecchiaia, o di una malattia. Tuo padre è stato depredato della vita dalla violenza della violenza. E’ stata una scelta consapevole e malvagia. Non c’entra il destino. Assassini sono venuti dagli incubi e l’hanno preso. Così sarà più difficile per te, per voi, perché c’è di mezzo la rabbia che, però, consuma soltanto chi la lascia entrare. Come si combatte? La rabbia si disperde con la gentilezza. La gentilezza si coltiva con un piccolo, insignificante e instancabile gesto di tenerezza quotidiana. Ogni volta che esci da casa, dovrai inventare un prodigio, c’è l’imbarazzo della scelta. Accarezza un cane, se credi. Esercitati col sorriso, anche se non ti verrà subito alla perfezione. Abbraccia qualcuno se lo vedi triste. Anzi, abbraccialo a prescindere. Svegliati con il desiderio della felicità degli altri. Sarai felice. Porta i fiori al cimitero, non scordarli nel tuo viaggio. Fai in modo, se vorrai, che la gente pensi a te come a un fiore che sboccia ogni giorno nel giardino di tutti. Prendi le nuvole per ciò che sono: una carezza che viene da lontano. Non dimenticare l’insegnamento di Vito al funerale di suo fratello: “Aiutateci a restare generosi”.

Cara e piccola bimba coraggiosa, care e piccole bimbe coraggiose, bastano questi consigli? Ovviamente, no. Non sono nemmeno consigli. Sono solo rispettose gocce d’amore chiuse in una bottiglia.

Dopo avere imbucato la lettera a nome di tanti, senza che loro lo sapessero – chi vorrà firmarla in calce sarà il benvenuto – ho chiesto aiuto ad Alessandro, l’uomo che disegna i sentimenti dei giornalisti, quando proprio non riusciamo a trovare le parole. Gli ho chiesto aiuto, perché non avevo più parole. Alessandro ha creato l’immagine, l’etichetta che si vede appiccicata alla bottiglia. Una bambina con un palloncino a forma di cuore tra le mani.  Guardando, si ha l’impressione che stia per volare via. Spesso avrai la stessa impressione. Sentirai che la parte migliore, la cosa inestimabile, è già volata via. Non è così. Lo scoprirai, ricominciando a sorridere. La cosa inestimabile sei tu. Tu sei la dolce battaglia per cui vale la pena di sperare ancora. Tu sei il sorriso per cui vale la pena di vivere.

fonte Live Sicilia.it

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