L’eterna componenda

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Lo Stato (stato) è sempre sceso a patti: con la mafia, la criminalità, il terrorismo

 



Dizionario storico della mafia (Gino Pallotta, Roma 1977).

Componenda:

forma di compromesso, transazione, accordo fra amici. Veniva stipulata tra il capitano della polizia a cavallo e i malviventi o i loro complici in una data età storica della Sicilia. Grazie alla componenda, il danneggiato poteva rientrare in possesso di una parte di ciò che gli era stato sottratto; in cambio ritirava ogni denuncia. Tutto veniva dimenticato, magari con scambio di cortesie formali, di dichiarazioni di rispetto. In tal modo l’ufficiale di polizia sistemava le cose, creando una prassi, una forma di giustizia al di fuori delle leggi ufficiali. Si formava, anche per questa via, una legge, una legalità diversa, e anche questi elementi, seppure marginali, tornano nel discorso generale di ciò che può essere la mentalità mafiosa. E d’altronde chi può sostenere che sia del tutto scomparsa? Piuttosto è da pensare che al posto dell’ufficiale di polizia possa intervenire la mafia, in ruolo di mediazione, di giustizia mafiosa. In tal caso il padrino, oppure il boss, decide: si restituisca in parte o si restituisca tutto.

Non tutti sanno che Leonardo Sciascia , nei primi anni ’80, quando divenne, sino alla sua scomparsa, l’animatore discreto di tante iniziative culturali che proiettarono Racalmuto alla ribalta nazionale, aveva già deciso –in mente e cuor suo, checché ne pensassero le persone a lui vicine – di destinare al suo paese molto di quanto aveva raccolto nella sua vita di intellettuale e scrittore.
Prima ancora che venisse alla luce la Fondazione a lui intitolata regalò alla locale biblioteca comunale qualche migliaio dei suoi libri, tutte le opere di Pirandello e numerosi volumi degli atti della Commissione parlamentare sul caso Moro, organismo parlamentare di cui fece parte durante il suo mandato alla Camera dei deputati.
E da quei volumi vi proponiamo alcune pagine che forse possono illuminarci sulle vicende che ancora oggi riempiono le pagine della stampa quotidiana.

Aspettiamo tutti con ansia, il prossimo lunedì 29 ottobre, la prima udienza del processo che a breve si aprirà a Palermo sulla ormai nota e famigerata “trattativa” tra lo Stato e la mafia che quotidianamente occupa i giornali soprattutto per le vicende, forse marginali, alle telefonate tra il Capo dello Stato (nellafoto in alto con l’On. Claudio Signorile) e l’ex Ministro Mancino: sia perché finalmente capiremo se gli elementi raccolti dalla Procura di Palermo meritano l’approfondimento di un giudizio penale piuttosto che una ricerca storica, sia perché – e non ce ne voglia – comprenderemo finalmente se il dott. Ingroia resterà in Italia a seguire il processo o andrà in Guatemala.


Lanfranco PaceDi patti, accordi, trattative, componende, negoziati, mediazioni, patteggiamenti, approcci e convenevoli è piena la storia d’Italia, dagli anni prima dell’avvento di nostro Signore a quelli più recenti, dai romani ai Graviano.
Probabilmente è un modo di essere degli italiani, l’Italica idea di porre in essere ogni tentativo al fine di evitare lutti, sangue, cruenti lotte fratricide o più amenamente per conservare posizioni di privilegio o di potere: una singolare maniera di arrangiarsi che, forse e purtroppo – checché sanzioni il codice penale -, è diventata luogo comune.

Non scomoderemo la storia e ci affidiamo a documenti che, per la loro provenienza e per l’autorità dell’istituzione che se ne è occupata, fanno fede – come dicono i codici – fino a querela di falso per rinverdire i ricordi di quanto accaduto più di trent’anni addietro.
Il 13 novembre 1980 la Commissione parlamentare d’inchiesta “sulla strage di via Fani, sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia” ascoltava in audizione l’On. Claudio Signorile, docente di Storia moderna, parlamentare del Psi ed esponente di quel partito sin dal 1956, leader della sinistra lombardiana e fautore della famosa svolta del “Midas”, al Parlamento per sei legislature dal 1972 al 1994 e più volte Ministro (del Mezzogiorno e dei Trasporti).
La lettura delle 40 pagine allegate a questa breve presentazione potranno forse stancare, ma – solo per restare devoti alle etichette che da decenni appioppano al nostro giornale – “se la memoria ha un futuro” deve nutrirsi di una irrinunciabile conoscenza.

Signorile racconta di contatti con autorità dello Stato, terroristi, fiancheggiatori delle Brigate rosse, giornalisti anticipando di vent’anni quanto lunedì, di fronte al Giudice Piergiorgio Morosini, si discuterà sulla trattativa stato-mafia-criminalità organizzata.
Franco PipernoIn tanti pensano che le nostre istituzioni, quantomeno dal dopoguerra in poi, abbiano coperto qualsivoglia vicenda che ha segnato la nostra storia repubblicana: gli archivi del nostro Parlamento restituiscono significativi pezzi di verità.

Malgrado tutto, non c’è nulla di nascosto, tutto è avvenuto alla luce del sole: come nella “Lettera rubata” siamo di fronte all’invisibilità dell’evidenza.

Non so se ha ragione Ingroia che porta innanzi ad un Tribunale dello Stato autorevoli esponenti dello Stato, delle Istituzioni e delle forze di polizia ma gli archivi della nostra Repubblica (del Ministero degli interni, delle migliaia di stazioni dei Carabinieri, della Polizia di Stato, delle stesse Procure) sono una miniera inesauribile di informazioni, quantomeno dal 1860 in poi e soprattutto – in tema di mafia – dal 1960 ai giorni nostri -, sono pieni di “componende” su cui, forse, varrebbe la pena di indagare.
Aldo Moro e gli agenti di scortaUn piccolo aiuto per i più giovani:

Componenti della Commissione Moro: Cabras, Cattanei, Coco, Corallo, Covatta, D’Agostini, Flamigni, Franchi, Macis, Pecchioli, Schietroma, Violante.

Franco Piperno e Lanfranco Pace: fondatori e leader gruppo Potere operaio

Livio Zanetti e Mario Scialoja: Direttore e giornalista settimanale L’Espresso

Valerio Morucci e Adriana Faranda:componenti delle Brigate Rosse

Avv. Giannino Guiso: difensore di diversi esponenti delle Br

Paola Besuschio: Brigatista (Brigate rosse) – Alberto Buonoconto: militante NAP (Nuclei armati proletari)

Autonomia operaia: Movimento sinistra extraparlamentare.


Iniziamo il nostro viaggio nei misteri italiani con il pdf che alleghiamo a questa breve nota: buona lettura.


Visualizza articolo in pdf ” Audizione On. Claudio Signorile

Gigi Restivo

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