“Questa maledetta guerra non la vogliamo”

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Storie dimenticate. Durante la prima guerra mondiale in molti centri della Sicilia le donne protestarono vigorosamente contro il conflitto allora in corso. Sono state definite uno straordinario “esercito per la pace”, sconfitto, purtoppo, dall’odio, dalla violenza e dall’oblio.

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Nelle varie commemorazioni per il centenario della prima guerra mondiale, quasi mai si ricorda il contributo dato dalle italiane. Le donne costituirono la spina dorsale della nostra nazione sostituendo gli uomini, che erano al fronte, in tutti i settori lavorativi. Furono le donne che, andando a lavorare nei campi, permisero di continuare la produzione agricola anche se venivano pagate con salari bassissimi. Furono le donne che, prendendo il posto di mariti, figli e fratelli, si misero alla guida dei trasporti nazionali: alcune guidarono i tram, altre lavorarono nelle ferrovie, tante divennero portalettere permettendo la circolazione di notizie ed affetti. Le donne lavorarono nelle fabbriche, anche in quelle che producevano armi e munizioni.
donne guerra
In più non abbandonarono il lavoro di cura della famiglia, dei bambini e degli anziani rimasti, come da sempre facevano.

Ma le donne quella maledetta guerra non la volevano. Ricordiamo che nel 1915 Jane Addams, insignita poi del premio Nobel per la pace, attraversò l’Europa in fiamme insieme a tante altre per incontrare capi di Stato e ministri e convincerli ad istituire una Commissione Internazionale che facesse cessare la guerra non per armistizio ma per mutuo accordo. Ma queste disperate voci di pace non vennero ascoltate.

Anche in Sicilia, già nel 1915, le donne protestarono vigorosamente e pubblicamente contro la guerra, soprattutto a Collesano e a Delia. In quest’ultimo centro esse vennero arrestate e condannate “per disfattismo”.

Il 24 gennaio 1916, a San Cataldo, trentuno donne, firmandosi con nome e cognome, inviarono un telegramma al Ministro della Guerra, in cui chiedevano che i loro congiunti non fossero inviati in Albania. Purtroppo questo telegramma fu intercettato dalla censura e non arrivò mai a destinazione.

Nel 1916 molte donne esprimevano il loro dissenso alla guerra e i loro ideali pacifisti nelle chiese, durante la celebrazione delle funzioni religiose, ma spesso venivano arrestate, come successe a Sciacca e a Santa Margherita Belice. Con la stessa motivazione quattro donne furono denunciate a Canicattì ed a Palma di Montechiaro ne furono arrestate undici con la condanna del pagamento di una multa di sessanta lire.

Sempre nello stesso anno ci furono altre dimostrazioni di donne pacifiste a Cammarata, Raffadali, Alcamo e Paternò. In quest’ultimo centro ne furono arrestate tredici.

A Carlentini il sindaco si allarmò così tanto, alla vista di queste donne che reclamavano la pace e che quindi creavano disordini, che morì a causa di un infarto.

donne palermo

Nel 1917 a Lucca Sicula quattrocento donne si riunirono davanti al Municipio sventolando una bandiera bianca: la bandiera fu sequestrata e sette di loro furono arrestate e condannate a venti giorni di prigione.

A Cammarata, a Menfi e ad Aragona le donne si sdraiarono sui binari per impedire al treno pieno di reclute di partire.

A Naro le manifestazioni per la pace durarono due giorni consecutivi e furono messe in carcere dieci dimostranti.

A Campobello di Licata, Maria Ponticello, ritenuta l’ideatrice della manifestazione pacifista, fu arrestata, condannata ad una multa, ad un’ammenda ed a trenta giorni di carcere. Anche a Ravanusa furono arrestate ventuno donne e condannate a trentadue giorni di prigionia.

Dimostrazioni contro la guerra da parte delle donne anche a Bagheria, a Castellana Sicula, a Termini Imerese, a Piana degli Albanesi e a Castelbuono.

Il 3 aprile 1917 a Ganci cinquanta donne, al grido di “abbasso la guerra”, presero a sassate alcuni insegnanti che inneggiavano all’Italia ed ai suoi alleati.

A Castroreale una dimostrante prese a schiaffi un carabiniere, mentre a Caltanissetta le donne fecero uscire dalle classi alcune scolaresche per coinvolgerle nella manifestazione.

A Barcellona Pozzo di Gotto furono quattromila le donne che protestarono contro la guerra. Cinquecento, invece, le donne di Paceco che avevano deciso di raggiungere Trapani in corteo, a piedi, per protestare ma all’uscita del paese furono fermate dalle forze dell’ordine.

Proteste femminili anche a Casteltermini, Racalmuto, Grotte, Mussomeli e Milena. Ed ancora a Catania, Aci Trezza, Aci Catena, Caltagirone, Leonforte, San Michele di Ganzaria, Montalbano Elicona, San Fratello, Licodia Eubea, Cianciana.

German Soldiers at the Western Front During World War I, 1918

A Ribera fu arrestata una giovane donna, Maria Segreto, con l’accusa di “sobillazione antimilitarista”. Maria fu definita “la novella Lisistrata” dato che affermava che soltanto la rivolta di tutte le donne poteva porre fine alla guerra.

L’otto maggio 1918, cento donne ad Agrigento dimostrarono contro la guerra e a San Cataldo le donne salirono sul campanile di una chiesa e suonarono le campane.

Il 14 maggio dello stesso anno, a Licata, parteciparono alla protesta più di cinquecento donne: diciotto di loro furono arrestate e quattro denunciate.

Tutte queste donne erano “un esercito per la pace”. Un esercito che però perse tutte le sue battaglie, sconfitto dall’esercito dell’odio e della violenza.

Un esercito che non ha trovato posto nella storia, che è stato sconfitto dall’oblio e che abbiamo invece l’obbligo di ricordare e di onorare.

 
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One Response to “Questa maledetta guerra non la vogliamo”

  1. silvia Rispondi

    25 aprile 2018 a 11:22

    http://iltirreno.gelocal.it/regione/2017/07/05/news/le-donne-del-1917-che-si-misero-in-marcia-pretendendo-la-pace-1.15579973
    Penso sia corretto ricordare la fierezza e la forza delle nostre nonne e bisnonne, che hanno creduto nella pace e nella ragione.
    Voglio organizzare per luglio o novembre una manifestazione. coinvolgendo tutta Italia. Sono di Lucca Sicula e questa storia mi ha smosso.

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