Le due verità su Pino Bennici. Infuria la polemica

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Bellavia a Savatteri: “Grotte si tiene l’artista, e Racalmuto il truffatore”.

Nel nostro fotomontaggio: Gaetano Savatteri, a sinistra, e Salvatore Bellavia.

Non poteva essere diversamente. Ero certo che prima o poi, conoscendone la perspicacia e la curiosità intellettuale, anche lo scrittore Gaetano Savatteri si sarebbe interessato al caso BENNICI. Con la solita eleganza e con una scrittura nitida ed efficace l’amico Gaetano ha ritenuto di avere individuato la vera verità su Pino Bennici.

Sostiene il nostro che consultando dei documenti, a suo dire, inoppugnabili, ha  definitivamente accertato che il Pino Bennici musicista, fotografo, patriota etc… non solo non era grottese, ma che  addirittura non è mai esistito. Afferma il Savatteri che l’unico Pino Bennici che esce fuori dai documenti di archivio da lui consultati, è un truffatore nato a Racalmuto.

Io non ho nulla da eccepire ma mi permetto di osservare che il truffatore, che Savatteri sostiene sia nato  Racalmuto, non è Pino Bennici bensì Bino Binnici (implicato come sappiamo nell’affare Kubinski ): trattasi di due persone diverse ma  accomunate dall’assonanza dei nomi e dei cognomi.

Gaetano Savatteri entrando nel palazzo dell’Arconte ha consultato dei documenti, che certamente  raccontavano di un Pino Bennici.

Mi piace ricordare a quanti l’hanno dimenticato e di informare chi, in ragione della giovane età non può  averne memoria, che al  tempo in cui sono nati Pino Bennici e Bino Binnici, tutti i documenti pubblici e privati venivano redatti a penna, penna che, perché si potesse continuare a scrivere, veniva ripetutamente intinta nell’inchiostro contenuto in un calamaio. Chi scriveva spesso si compiaceva di arricchire le parole con svolazzi e ghirigori tali da rendere la pagina bella sì a vedersi ma difficile da interpretare correttamente. E’ proprio a questa difficoltà a leggere quanto scritto dagli artisti calligrafi  sono da imputare gli errori in cui sono incorsi  coloro che erano chiamati a  copiare   documenti o  a trascrivere nei pubblici registri gli atti di nascita, di morte o di residenza, etc. Caso in fonte, come dice Ciampa.

Parecchi decenni fa viaggiando sul treno che da Agrigento  porta a Palermo mi ritrovai seduto di fronte a un signore dall’aria cittadina intento a leggere il Giornale di Sicilia. A Campofranco il silenzio che ci aveva accompagnato fino a quella stazione si sciolse per dare luogo, prima fra tutti, da gentlemen anglo-siculi quali siamo, a un lungo e approfondito commento sul tempo, per poi passare, come da rito consolidato, ai fatti della politica.

Ad un tratto quel signore mi chiese se io fossi di Grotte, e alla mia risposta affermativa, sorrise e poi: – Io sono Luigi Sarcuto e sono di origine grottese. Io dissi che non mi risultava che a Grotte ci fossero famiglie che portassero quel cognome. Il mio interlocutore mi regalò un altro sorriso: – ha ragione. Il mio bisnonno partì da Grotte chiamandosi Zaffuto, è all’anagrafe di Agrigento che diventò Sarcuto-.

E ora torniamo a Pino Bennici, musicista e fotografo. A seguito dell’interesse nato ed alimentato da più parti attorno alla figura  di questo artista, portato alla nostra attenzione da Venerando Bellomo, il cinque settembre u.s. ho scritto, nel mio inglese piuttosto scolastico, a mia cugina Jane per avere notizie della famiglia  Bennici.

Cinque giorni fa ho ricevuto una lettera da Detroit, era la risposta che  da settimane attendevo con ansia e curiosità.

“ Dearest cousin Sam, I answer very late to your letter of 5 September 2018 because I was hospitalized for almost a month in hospital for surgery on the spine. The operation went well.  ‘M still afflicted by arthritis that he attacked me hands so severe that it could not move his fingers. To write this letter I addressed my nephew Richard…”

Ho riportato uno stralcio della lettera di mia cugina Jane, cioè  di colei alla quale nel 1961  Joseph Bennici regalò con dedica una sua incisione in vinile, lettera, che non potendola scrivere di proprio pugno, perché afflitta da artrite deformante alle mani, l’ha dettata a suo nipote Richard. Qui di seguito non riporto l’intera traduzione che di questa lettera ho fatto. Mi limiterò a richiamare e sintetizzare  i passi che riguardano Pino Bennici e la sua famiglia.

Ho appreso con dispiacere che la moglie di Pino Binnici, la giovane bionda bellissima donna che io ho conosciuto a Detroit, in occasione di quel pranzo a casa di mio zio, è morta dando alla luce l’unica figlia alla quale, secondo la tradizione siciliana, fu dato il nome della nonna paterna: Ersilia.

Pino fece cremare il corpo della moglie e le  sue ceneri, contenute in un vaso, le pose dentro l’armadio che c’era nello studio di Rebecca, questo era il nome della sua amatissima. Dopo aver chiuso a chiave l’armadio si sedette alla scrivania e lesse una delle tante poesie scritte da Rebecca e che tra un sorriso un bacio e una carezza le leggeva al marito.

La piccola Ersilia fu affidata alle cure della sorella nubile di Rebecca e al latte di una “nurrizza” afroamericana. Per stare vicino alla figlia, Pino rinunciò alla tournée che Ray Charles aveva programmate. Rinunciando a una carriera ben diversa si limitò a suonare con i complessi che si esibivano soltanto a Detroit.

Ersilia cresceva bella, forse più bella, se ciò fosse stato possibile, della madre. Quando ebbe compiuto diciotto anni andò in sposa a Richard, il nipote di Jane. Il giorno dopo le nozze della figlia, Pino Bennici seppellì in un baule la tromba, gli spartiti, la macchina fotografica, i rullini non usati e i rullini non stampati, chiuse la porta di casa, consegnò la chiave alla figlia e andò via da Detroit. E poi ad Ersilia cominciarono ad arrivare quotidiane lettere e cartoline dal Brasile, dalla Francia, dall’Italia e da tanti altri paesi.

Un giorno Ersilia ricevette un telegramma da Los Angeles, con il quale le veniva data notizia della morte del padre. In vecchiaia Pino, stanco delle tante vite vissute in giro per il mondo, in quella città aveva fondato un Jazz-club. Ma la sua bocca non soffiò mai più nel bocchino di una tromba.

Caro Gaetano, noi siamo amici e non possiamo litigare anche a volerlo. Per dirimere ogni questione facciamo così: Grotte si tiene l’Artista e Racalmuto il Truffatore. Due vite due verità!

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One Response to Le due verità su Pino Bennici. Infuria la polemica

  1. Ignazio Rispondi

    11/10/2018 a 19:17

    che storia avvincente….. come in una partita da cardiopalmo… una partita dove si gioca tutto, la gloria, la vetta e l’ingresso nella storia… stento a credere ma mi ha incuriosito e strappato qualche risata. Che dire.. meglio di un triller! grazie!! PS da Grottese e grande amico dei Racalmutesi ….Gaetano-Salvatore 1 a 1 viva Racalmuto viva Grotte (saluti)

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