L’azzardo vincente del machiavellico Renzi

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Governo Renzi: l’opinione di Antonio Liotta

altLa realtà politica di queste ultime settimane è ricchissima di fatti che acquistano, inevitabilmente, valore di storia, sono la storia con cui ci rapporteremo ora, domani e nei mesi ed anni che sono davanti a noi.
Nello spirito e senso della rubrica “burnia” è fondamentale analizzare quanto passa, a velocità supersonica, sotto i nostri occhi. Metteremo tutto nello scaffale a “futura memoria” anche se non ci compete il ruolo divinatorio, ma semplicemente, quello dell’analisi -appunto- dei fatti.
Nasce il Governo Renzi. Matteo Renzi Uno, a presagire chissà quali e quanti altri numeri.

Matteo Renzi, erede postumo della generazione del ‘tutto e subito‘, ha saputo mettere in atto una straordinaria strategia -per ora vincente- che applica pienamente ed integralmente il pensiero machiavellico che si fonda sull’utilizzo di qualunque mezzo al fine di raggiungere le finalità desiderate.
Il primo elemento strategico messo in atto da Renzi è dettato da una grande furbizia: l’economia inizia ad invertire la rotta e tutti gli indicatori portano alla previsione di uno sviluppo che si tradurrà -sicuramente- in aumento dell’occupazione e quindi in un rilancio dell’economia reale.
Il secondo elemento è basato sulla precisa individuazione dell’autore del ‘rilancio’ che per forza è sempre lui e nessun altro. Che senso avrebbe avuto affidare il ‘rilancio’ a Gianni Letta anche in previsione della vicina prossima campagna elettorale di maggio per il rinnovo del Parlamento Europeo e del successivo semestre di Presidenza affidata propria all’Italia?
Renzi che arriva alla travolgente vittoria delle primarie e diventa segretario del Partito Democratico, capisce che bisogna accelerare, passare su tutti come un bulldozer e parlare di orizzonte elettorale sino alla fine della legislatura. Che notizia per i Deputati ed i Senatori sotto minaccia continua di elezioni vicine vicinissime con il pericolo costante di un conseguente ritorno a casa e con la certezza, invece, che non saranno più i privilegiati arrivati al Parlamento solo perché nominati.
Ed allora, velocità, cambiamento radicale, via Letta e programma politico di lungo respiro pur nella consapevolezza di Renzi che il suo è un posizionamento su una trave sospesa con in mano un bilanciere e senza rete di protezione. Rischiatutto, recitava una vecchia trasmissione Rai!.
In tutto questo contesto, si verificano tre fatti importanti determinati e guidati da Renzi: primo, accordo istituzionale con vero respiro dello statista, con il caimano Berlusconi che va a casa del Partito Democratico nonostante i nasi storti e le narici otturate di molti militanti; secondo, il posizionamento di Angelino Alfano che cerca di recitare il ruolo del ‘temporeggiatore’ anche se consapevolmente sa che non può tirare la corda perché rischia di annullare l’operazione politica dello ‘strappo’ con Forza Italia (e con Berlusconi) e che -in ogni caso- viene ridimensionato nel suo ruolo politico rinunziando alla vice-presidenza di Primo Ministro; terzo, il capolavoro di Renzi nel rendere nudo il re Grillo che dimostra tutta la sua incapacità politica nelle consultazioni pre-governo facendo registrare il più grande flop del suo movimento pentastellato ed evidenziando il vero volto del comico. Sì, perché protestare su tutto e contro tutto mostra solo i limiti di chi si trova fuori dalla storia e non sa leggere l’evidenza reale dei fatti.
Saprà navigare Matteo Renzi in questo mare non proprio sereno con trappole posizionate dentro e fuori tutti i partiti?
La metodologia che Renzi ha utilizzato è sicuramente vincente; infatti, ha privilegiato i contenuti, i programmi ai nomi e mettendo in riga, ognuno per i propri interessi di bottega, tutte le forze politiche che sono costrette a dargli forza per rendere utile conto ai propri elettori sostenendo che, in fondo, si realizzerà quanto loro hanno previsto ed auspicato.
Che dire, un vero capolavoro strategico e tattico e tempistico di Matteo Renzi.
Se è vero, ma lo vedremo nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, verranno avviate: una riforma del lavoro che prevederà una maggiore flessibilità dei contratti; una riduzione del cuneo fiscale con possibile maggiore tassazione delle rendite finanziarie; riforme istituzionali a partire da quella elettorale, del Senato, ecc; lotta concreta ed ogni forma di evasione; semplificazione della macchina dello Stato e della burocrazia.
Se tutto questo si verificherà, significa che in Italia viene, verrà realizzato un programma di politica socialdemocratica e non liberale come qualcuno sostiene.
Se avremo ritardi o mancate riforme sarà lo stesso Renzi che sosterrà l’inefficacia degli altri e darà la responsabilità a chi non lo ha fatto lavorare.
Il 22 febbraio 2014, giorno del giuramento di fedeltà alla Repubblica, con la presentazione di un Consiglio dei Ministri snello, qualificato, a parità di genere, si può affermare che la democrazia in Italia non è morta e che il guascone fiorentino Matteo Renzi può segnare l’inizio di una nuova storia dove non c’è posto per caimani e comici.

Antonio Liotta

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