L’arte di arrangiarsi, ora, la chiamano creatività

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Cercare di sopravvivere, a fronte di sperequazioni sociali e diseguaglianze economiche che gridano vendetta al cielo. Ma, nell’Italia che si sta scollando, disoccupazione e precarietà dilaganti non fanno più notizia.

E’ stato un primo maggio particolare. Festa della disoccupazione è stato chiamato, e a giusta ragione. A Piombino, dopo le spegnimento dell’altoforno della Lucchini, la paura è grande.  A Piombino come altrove. Qualche anno fa fu esaltato il lavoro precario, allora chiamato pudicamente e ipocritamente flessibile, ed ecco il risultato. Insicurezza, disagi mentali, depressione, paura, rabbia, disperazione impossibilità di guardare al futuro perfino con sogni illusori.

Una scena del film "Guardie e ladri" con Totò e Aldo fabrizi

Una scena del film “Guardie e ladri” con Totò e Aldo fabrizi

Molti cercano di inventarsi un lavoro. Un tempo questa curiosa attività si chiamava arrangiarsi. Erano i tempi di un’Italia povera raccontata da Totò. I tempi di qualche anno dopo, di un’Italia meno povera, raccontata da Roberto Benigni, visti con gli occhi di oggi, non era poi così diversa. Ora l’arte di arrangiarsi la chiamano creatività. Bisogna essere creativi, dicono. Solo che questa creatività serve, oggi come ieri, non per cambiare la propria posizione migliorandola, ma per cercare di sopravvivere, a fronte di sperequazioni sociali e diseguaglianze economiche che gridano vendetta al cielo.

Il passaggio di significato dall’arte di arrangiarsi di una volta alla creatività di oggi è solo il segno dell’aumentata ipocrisia e dell’incrudirsi dell’inganno. E tutto questo mentre la solitudine che si sente dentro convive con la comunicazione che si impone fuori.  Nel frattempo, nel mezzo di una campagna elettorale fantasma e surreale per un’Europa che non c’è, le tensioni sociali crescono.

Il paese si sta scollando. Da una parte le cinque storie di lavoro difficile e di lavoratori sobri e coraggiosi raccontate da Mario Lancisi, e di storie come queste ve ne sono sicuramente migliaia e centinaia di migliaia, in Toscana come in tutt’Italia, dall’altra una disoccupazione e una precarietà dilaganti. Ma chi se ne accorge? Tutto va nel tritacarne dei mass media per i quali le notizie sono altre, quelle degli scoop e delle vite dorate dei Vip. Del resto, verso la fine degli anni ’20 e gli inizi degli anni ’30 del secolo scorso, Max Horkheimeir così descriveva la situazione: “I Socrate, i Thomas Münzer e i Giordano Bruno sono così numerosi che i loro nomi si arenano nelle gazzette di provincia. Non si riuscirebbe certo a prendersi molto a cuore la vicenda di un solo Gesù di Nazareth. «Gerusalemme, il giorno tale: il capo della sommossa su cui abbiamo recentemente riferito, oggi è stato condannato a morte e immediatamente giustiziato»precarietà

….Fotografia, telegrafia e radio hanno annullato le distanze. La miseria di tutta la terra scorre davanti agli occhi degli abitanti delle metropoli. Verrebbe fatto di pensare che ciò li induca a chiederne la soppressione; ma al tempo stesso la vicinanza si è trasformata in lontananza, perché ora l’orrore delle proprie città si perde nella sofferenza generale, e ci si occupa delle vicende delle stelle del cinema.

“Il passato è superato dal presente sotto ogni punto di vista”. Queste cose Horkheimer, ebreo, uno dei maestri della Scuola di Francoforte, le scriveva pochi anni prima che i nazisti prendessero il potere in Germania nel 1933 e le pubblicò, sotto pseudonimo, un anno dopo. Con l’avvento del nazismo dovette fuggire. Oggi che viviamo non più solo di fotografia, di cinema e di radio, ma anche e soprattutto di televisione e di internet, non mi sembra che le cose siano cambiate, se non nel senso che questa condizione di esistenza si è rafforzata in modo esponenziale. Non sto dicendo che il fascismo e il nazismo sono alle porte, ma certo che in Italia e in Europa la democrazia stia diventando un simulacro, politicamente e simbolicamente espresso dall’indistinto comunicare del ‘mi piace’ via facebook e twitter, mentre si naviga nell’ingiustizia e nel malessere sociale, non credo si possa negare.

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