Quando l’arroganza del bene genera mostri

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La nostra economia è ferma e usa la democrazia per legittimare il potere dei pochi.

Alfonso Maurizio Iacono

Tutta la discussione politica è occupata da scandali o pseudoscandali, dai sondaggi e dai sorpassini tra PD e 5MStelle. Questo aumenta la distanza e alimenta l’antipolitica. Non sarà il punto in più di consenso al PD rispetto ai 5MStelle a fermare il declino della politica. Non c’è più un mondo comune. Nemmeno quello contro cui si può lottare per cambiarlo.

Il grande filosofo greco Eraclito diceva, a un di presso, che da svegli il mondo è a tutti noi comune, da dormienti ciascuno vede le cose chiuso nel proprio privato. Un frammento bellissimo che, nella sua semplicità, ci dice come noi, nel percepire la realtà, siamo influenzati da valori comuni. Forse lui, che democratico non era, poteva affermare queste cose perché sapeva bene come nelle città dell’antica Grecia ogni conflitto, così essenziale alla vita individuale e sociale, era regolato da una comunità. Ma oggi la riflessione di Eraclito non è più adeguata. Oggi ci servirebbe non solo sognare in privato, quando si dorme, bensì sognare insieme, quando si è svegli. Ma oggi è molto difficile. Infatti, cosa abbiamo in comune quando siamo svegli?

I mezzi di comunicazione che ci informano delle superficiali considerazioni della Serracchiani oppure del malcelato servilismo dell’Italia bene e della Milano bene nei confronti di Obama. Tutto il rispetto per l’ex presidente degli USA, ma perché ci vengono sempre ammannite le immagini di un benessere sfarzoso e arrogante in nome di una cultura democratica, servile e quasi di sinistra, che si preoccupa sempre dell’ambiente, del mangiare sano, dei banchieri e dei ricchi? Di quale mondo comune stiamo parlando? Quello favolistico dove i ricchi buoni e quasi di sinistra aiuterebbero i poveri, lotterebbero contro le diseguaglianze tra un sorso di champagne e un pasteggiare a caviale a kilometro zero?

A nessuno viene il dubbio che se è questo il mondo comune che ci viene offerto a cui attingeva, insieme a Obama, anche Hilary Clinton, poi arriva Trump, il quale pure lui ama pasteggiare a champagne e a caviale ma senza kilometro zero, e se ne frega dell’ambiente. L’economista Stiglitz, venuto al S. Anna di Pisa e intervistato dal Tirreno, ha fortemente criticato l’austerity europea. Essa, infatti, è imposta all’uomo comune e ai non abbienti, non ai ricchi, perché il loro incedere nello sfarzo, vogliono farci credere, genera ricchezza. E’una teoria assai comoda per chi i soldi ce li ha e li vuole aumentare e per chi detiene il potere. Lo sforzo è di trasformarla in un mondo comune, accettato ideologicamente, dove ciascuno sta rigidamente fisso nel posto in cui si trova. Ricco se ricco, povero se povero.

La nostra economia è ferma e usa la democrazia per legittimare il potere dei pochi. Ma le cose, in questo mondo comune, non vanno poi così bene per la democrazia, oltre che per l’economia. Tutti a trarre un sospiro di sollievo per la vittoria di Macron contro la fascista, xenofoba Le Pen. Se fossi stato in Francia avrei, per quanto non mi piaccia, votato Macron. E tuttavia è la terza volta che in Europa traiamo un sospiro di sollievo. Prima l’Austria, poi l’Olanda, ora la Francia. I fascisti, xenofobi, nazisti hanno perso. Ma sono lì a ricevere consensi vasti e molto preoccupanti. L’Europa impegnata a mantenere le diseguaglianze e anzi ad aumentarle, non ha tempo né volontà di riflettere su quello che sta accadendo. Nemmeno su ciò che è accaduto in USA. E’ insultante accettare l’invito a condividere un mondo, a essere ambientalisti, egualitari, igienisti, dietisti, da parte di coloro che lo saccheggiano con l’appropriazione e con gli interessi privati. Per sognare un nuovo mondo comune dovremmo svegliarci da questo sonno della ragione. Talvolta, anzi troppo spesso, è l’arroganza del bene a generare mostri.

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