L’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va

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Racalmuto e le speranze per il nuovo anno. Un paese appesantito, vuoto di idee, mentre qualcuno già promette l’impossibile. Eppure c’è qualche timido segnale di ripresa

Il centro abitato di Racalmuto visto dall'alto. Foto Andrea SardoNoi siamo qui tra le cose di tutti i giorni, canta Battiato. E anche questi ultimi giorni di un anno difficile per Racalmuto sembrano uguali agli altri. Gli ultimi giorni del 2013 si chiudono con pochi cambiamenti e non è facile fare bilanci, quando di positivo c’è poco. Parlare di un anno intero e ripercorrerne le stagioni, i mesi, le settimane e i giorni diventa complicato quando si pensa ad un paese che non riesce a crescere. Eppure tra i tanti fatti negativi della vita quotidiana (furti, macchine bruciate, tasse aumentate, spazzatura nelle strade e cassonetti incendiati, bilancio di un Comune alla deriva, gente senza lavoro, teatro ancora chiuso, poche iniziative culturali e sociali) in questi ultimi giorni emerge un paese che cerca timidamente di andare avanti. Nei giorni di Natale tanti cittadini si sono ritrovati attorno alle novene, molti moltissimi hanno dato un pasto a chi non l’aveva e molti altri hanno serenamente continuato a vivere pur con molte difficoltà. Noi siamo qui tra le cose di tutti i giorni, dunque.

Le cose di tutti i giorni: una Racalmuto sempre più vuota di idee di cambiamento vero che nonFoto A. Jyoti riesce a fare fuori una volta per tutte i mille rancori intrecciati negli ultimi vent’anni che nascono da un calcolo preciso di chi ha avuto ruoli, causa di un malessere che difficilmente si potrà recuperare. Tanti sono qui tra le cose di tutti i giorni a credere in un cambiamento che pochi vogliono. Sociologicamente si potrebbe dedurre, clinicamente, che il paese non riesce ad uscire fuori dalla passività e dalla staticità. Ma forse è più corretto dire che il paese non esiste più. Non esiste più l’orgoglio di appartenenza che emerge solo in pochi momenti di aggregazione collettiva come può essere in occasione di alcune feste religiose. Ma in fondo il paese resta stanco e appesantito da una verità che nessuno vuole fare emergere. Perché se Racalmuto ha i suoi problemi lo si deve a scelte sbagliate di chi ha disamministrato, di chi ha potuto fare e non ha fatto e di chi se ne stava anche a guardare.

Eppure continuiamo a vivere qui tra le cose di tutti i giorni: a disgustarci di scelte bislacche per un Piano Regolatore che non ci piace (perché è sempre meglio vivere in un posto dove l’unica regola è non rispettare sempre le regole), a rassegnarci a pagare tasse ingiuste di sei o sette anni fa (e non a tutti è arrivata la bolletta, questo si che è un vero mistero!), a fare finta di niente e ridere quando ci dicono in piazza che alcuni dicono e scrivono malevolenze contro quello o quell’altro. Forse invece si dovrebbe andare in fondo e cercare veramente perché siamo arrivati a questo punto. Tutti lo sappiamo, ma essendo anche in minima Il teatro ancora chiuso. Foto A. Jyotiparte tutti colpevoli facciamo finta di niente. Ognuno ha fatto la propria lavatina delle mani.
Questo 2013 che se ne va ci lascia poco, se non la speranza. Ma in questi tempi di crisi anche la speranza sembra essere in disfacimento. Perché non si riesce ad andare oltre, a superare il distacco dal recente passato che è quasi tutto da buttare via. Racalmuto è destinato a non crescere fin quando non si prende la consapevolezza che bisogna fare qualcosa per chi non ha un lavoro, per chi non riesce a studiare o per quel padre di famiglia che a Natale non ha portato nulla ai suoi figli. Si, qui le cose peggiorano perché questa comunità non riesce ad avere lo scatto di entusiasmo e d’orgoglio reale.

Nel nuovo anno si attendono le elezioni amministrative. E non si vede niente all’orizzonte diLa piazzetta. Foto Alessandro Giudice Jyoti buono se non caos e confusione. Quante e quanti se ne vedranno ancora, eppure nessuno riesce a buttare giù un’idea rivoluzionaria che azzardi a cambiare le cose. C’è da strapparsi i capelli pensando che tanti anni sono stati buttati al vento senza potere fare una passeggiata in un parco senza deprimersi nel vederlo abbandonato o pensare che tanti ragazzi ancora non hanno avuto la fortuna di assistere ad uno spettacolo in quel teatro chiuso aperto gloriosamente dopo quarant’anni richiuso riaperto e poi rimasto tristemente al buio. Quasi ogni giorno leggiamo su facebook le mille cose che non vanno, ma poche sono le proposte. Che cosa si vuol fare, per esempio, del mercato settimanale del sabato, si può individuare una soluzione per riportarlo in piazza? Non si sa. Per tutti i lavoratori precari che sono al Comune si potrà stabilire una volta per tutte di cosa devono occuparsi o continueremo a vedere uffici pieni di impiegati? Tante persone al servizio del Comune devono essere una ricchezza. Ma tutti ci sono? E ancora: si può capire cosa si deve fare delle strutture pubbliche? Darle ai privati e ricavarne ricchezza o continuare così, a perdere tempo e denaro inutile. Non serve portare i libri della biblioteca (una biblioteca spenta, che non va avanti, senza nessun libro nuovo e senza innovazione) dove c’era l’asilo comunale. Una biblioteca deve stare dove c’è gente: e dunque senza spendere e spandere si potrebbero collocare tavoli e scaffali nel complesso del Palazzo di Città e precisamente dove oggi si trovano gli uffici anagrafe ed elettorale, collegati con l’auditorium Santa Chiara. Un luogo vivo nel cuore del paese, a due passi dalla piazza, dalla posta, da scuola. Chiunque passerà da lì potrà sfogliare i giornali, collegarsi ad internet o cercare un libro. E invece no, i Commissari straordinari e i loro collaboratori hanno deciso di adottare una scelta che non ci sta col vivere quotidiano in un paese già morto.

Le nuove case popolari chiuse da anni. Foto Salvatore AlfanoE le nuove case popolari? Da anni sono pronte e chiuse e nessuno ha avuto il coraggio di darle a chi realmente ne ha bisogno. E di questa piscina olimpionica in via Filippo Villa che ne faremo? E di piazza Castello che se ne vuol fare? Purtroppo che vive oggi a Racalmuto non ha più il privilegio di respirare aria pulita: si può cercare di rivedere il piano del traffico e far crescere i ragazzini con la voglia di passeggiare senza scansare auto o motorini? Dove si passeggia a Racalmuto? Dalla piazzetta alla Matrice c’è il vuoto. Dalla Matrice al Padreterno è un lungo incolonnamento di auto… se d’estate scegli di prendere una pizza considera lo smog! E’ tutto nel conto, naturalmente. Ma li avete visti i nostri cortili? In occasione di questo Natale una bella iniziativa, rimasta isolata al paese e organizzata da un gruppo di animatori della22 dicembre. Un momento del prersepe vivente organizzato dall'oratorio della Madonna della Rocca chiesa della Madonna della Rocca, ha fatto riscoprire, con la rievocazione del presepe, vecchi angoli del paese. Tutto abbandonato, tutto chiuso. Ma che idee ci sono per il centro storico? Si può tentare di ristabilire i criteri per ripristinare quantomeno l’estetica? Angela e Luigi Penzillo, nella loro agenzia immobiliare, hanno una parete di foto di case e villette e conservano le chiavi di un paese in vendita. Ma chi compra? E per farne cosa? Prendi una giovane coppia che decide di acquistare casa nella zona di San Giuliano? Dove sono i servizi, la pulizia, il decoro urbano? Tutto tristemente abbandonato. Meglio andare via, cercare un appartamento nella zona nuova e stare sempre attenti al prezzo, perché non si sa fino a che punto conviene comprare e mettere radici in un paese che muore giorno dopo giorno.

La nuova Pro loco ha organizzato, poco prima di Natale, un mercatino di prodotti tipici e artigianatoLa fontana di San Mattè da anni abbandonata nell’umida sede dell’ex macello comunale di piazza Fontana “Novi cannola”. Un fallimento, hanno commentato gli stessi organizzatori. Perché laggiù e non all’aperto in via Matrona o nella scalinata di via Repubblica, per esempio? Tante idee confuse e mal riuscite. Manca il coordinamento. Solita storia di chi vuole arrivare primo senza collaborazione, senza condivisione e confronto.

Alla luce di tutto questo verrebbe da incazzarsi con chi pretende – per carità qualcuno dovrà prendersi in mano questa patata bollente che è l’amministrazione del Comune di Racalmuto – di volere essere guida se promette l’impossibile. E diciamocelo chiaramente: non sarà facile guidare un Ente come il Comune che a breve avrà circa 250 impiegati; non sarà facile promettere il cambiamento perché si resterà prigionieri di scelte che pagheremo per molti anni. E guai a tentare di ristabilire un minimo di verità che subito si vedono gli scudi dell’intolleranza e del ricatto a difendere l’indifendibile. E’ questo il catenaccio, ormai arrugginito, che non riusciamo ad aprire. E per questo credo che il 2014, con tutta la speranza di questo mondo, non porterà niente di nuovo. Perché il nuovo (e non cadrò nella trappola del vecchio o giovane, bello o brutto, uomini o donne, buoni o cattivi, biondi o bruni) non esiste, non c’è.

A Racalmuto il nuovo o presunto tale è vecchio incupito da un modo di essere inculcato in tutti questi anni. E allora che fare? Non so. E’ un’equazione complicata, non si riesce a trovare i numeri. I conti non torneranno mai, ci sarà sempre un numero che non piacerà a qualcuno o una virgola che darà fastidio a qualcun’altro. Anche questa è Racalmuto. Bisognerà attendere e vivere la quotidianità tra le cose e per le cose di tutti i giorni. Staremo a vedere. Ma intanto – qui ed ora – a tutti, buon anno.

Salvatore Picone

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