L’anno se ne va e Galluzzo dà i voti ai politci

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Per il noto giornalista del TgCom 24 solo in tre raggiungono la sufficienza. E tutti gli altri?

altL’ anno che sta arrivando tra un anno passerà come giustamente cantava il grande Lucio. Quello che però non sappiano è come passerà, se trascorrerà invano, come quello che sta finendo, o se al contrario ci porterà novità sostanziali e si spera benefiche. Come ogni fine anno si fanno bilanci e si danno i voti.

E lo facciamo anche noi, che per un anno intero abbiamo cercato di raccontarvi i fatti ed i misfatti di questi Palazzi dove la politica annuncia a piè sospinto audaci propositi di redenzione e rifondazione, ma poi resta attaccata alle sue poltrone ed ai suoi privilegi rimandando più avanti che può quella resa dei conti che appare si inevitabile, ma anche differibile alle calende greche.

Noi cominciamo con il Capo dello Stato Napolitano a cui diamo un sei di stima per aver tenuto la dritta barra del vascello che stava andando alla deriva, appena sei però, perché il suo ci appare comunque come un tentativo conservatore e senile di tenere si a galla il paese, ma condannandolo ad al perpetuarsi di tutti i suoi difetti. Al Presidente del consiglio Letta diamo cinque, per la sua timidezza mista a furbizia, un’italianità travestita da europeismo che nulla toglie e nulla aggiunge alla penosa situazione in cui viviamo, insomma un tirar a campare di democristiana memoria che farebbe pure tenerezza se non ci trovassimo Luigi Galluzzosull”orlo dell’ultimo baratro. A Renzi il novista diamo sei per il suo troppo oscillare tra audacia e tatticismo esasperato, per quel vizio di sposare ogni causa e la sua opposta, per quel promettere e non dire come le promesse le manterrà, ma almeno ci prova. A Berlusconi diamo 5, l’onore delle armi al vecchio leone che si batte per la sua sopravvivenza e chi vivrà vedrà. A Grillo diamo 6, sembra invecchiato come il suo giovane partito. Però rappresenta ancora l’unico elemento di novità vera, confusa, a volte pericolosamente paraeversiva, ma pur sempre una delle poche novità. Tutto il resto è noia avrebbe detto Califano, l’antica solfa retrò di un paese vecchio e statico che aspetta la ripresa come qualcun altro aspettava Godot. Nell’opera teatrale l’attesa fu vana. In questa terra desolata che ancora abitiamo speranzosi, chissà.

Luigi Galluzzo

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