Lampedusa, l’isola generosa dove anche i delfini danno il benvenuto ai migranti

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Al Molo Favarolo la macchina dell’assistenza ha sempre il motore acceso. L’eroico lavoro della Guardia Costiera, delle forze dell’ordine e dei volontari

altA Punta Ponente il sole è una palla di fuoco, immerso a metà tra il blu del Mediterraneo. Sta quasi per tramontare. Ma al Molo Favarolo, dove lunedì 8 luglio Papa Francesco ha reso sacro quell’approdo, per quasi cento migranti è l’alba di un nuovo giorno. Dopo una traversata, stipati in barconi di legno, dall’Africa a Lampedusa, toccano la terraferma, accompagnati dagli uomini del mare, la Guardia Costiera, gli angeli custodi del Canale di Sicilia. Arrivano stanchi, stremati, ma fortunatamente nessuno ricorre alle cure del soccorritori presenti con un’autoambulanza a pochi metri dove rientrano sulla banchina le barche piene di turisti in giro tra spiaggette e cale, lungo il periplo dell’isola.

Tantissime donne, molte presumibilmente minorenni, qualche bambino. Il personale della “Lampedusa accoglienza” presta il primo aiuto, li accompagna sul pullman celeste che li conduce al Centro di Assistenza. Da lunedì quell’autobus, pur percorrendo sempre la stessa strada, quella del Lungomare Porto Nuovo, quella che costeggia il polveroso campo sportivo, sembra percorrere una via nuova, quasi una Via Sacra. La presenza sull’isola del Papa Francesco ha reso diverso un po’ tutto. I lampedusani ancora stentano a credere che quell’uomo vestito di bianco ha scelto quest’isola per la sua prima missione. Il Molo Favarolo rivive le stesse scene viste centinaia di volte negli ultimi anni. Lo sbarco a cui assistiamo in “diretta” non fa notizia. A noi procura un senso di amaro in bocca, ma per volontari e forze dell’ordine, è ormai routine. Quando si approda sull’isola in condizioni climatiche ottime e con il mare piatto è tutto più facile. Cameramen e giornalisti della Rai stazionano da giorni su quel molo, quasi come guardiani del Faro. La venuta del Papa a Lampedusa, la richiesta di perdono per tutte le vittime del mare, il forte richiamo fatto nell’omelia, hanno riacceso i riflettori sull’isola. Ci sono telecamere non solo della Rai o di Sky piantate con impianti fissi sul quel braccio di cemento che protegge il Porto nuovo, ma troupe di giornalisti di TV arrivate da ogni parte dell’Europa e anche dall’altra sponda del Mediterraneo. I migranti, provenienti da regioni dell’Africa Centrale, ancora con i panni bagnati dalle onde, prendono posto sull’autobus. Pochi minuti dopo al Centro di Accoglienza trovano tutti i servizi di primo soccorso, dall’igiene della persona a un piatto caldo. Ma soprattutto un letto dove passare una notte senza il cullare delle onde. altNon si ferma mai la macchina dei soccorsi. Le motovedette della Guardia Costiera, della Finanza, della Polizia e dei Carabinieri hanno il tempo di fare rifornimento in banchina che un altro sbarco viene segnalato. Si riparte. Questa volta il cielo è buio. A Punta Ponente il sole è andato a dormire. Ma a Molo Favarolo nessuno va a riposare. La macchina dell’assistenza ha sempre il motore accesso. L’indomani alle 10.50 c’è il vecchio traghetto della Siremar, la motonave “Paolo Veronese” pronta a salpare per Porto Empedocle, il vecchio Molo di Girgenti. E sulla banchina vedi arrivare quell’autobus che la sera prima aveva trasferito i migranti appena sbarcati al Centro di accoglienza. Questa volta accompagna più di cento persone, almeno 30 donne, sulla nave diretta a Porto Empedocle. La Polizia “consegna” ai Carabinieri, in un vero gioco di squadra, questo numeroso gruppo di migranti, molti destinati al centro di accoglienza di Mineo. Lampedusa, ma anche Agrigento, è piccola per poter fronteggiare questa emergenza umanitaria da sola. La Prefettura, la Questura, il Comando dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Capitaneria di Porto di Agrigento hanno messo in campo ogni energia, uomini e mezzi per fronteggiare questa situazione. Abbiamo parlato con poliziotti, carabinieri, uomini della Guardia Costiera. Dentro una divisa c’è un cuore di un padre di famiglia, di un marito. Ognuno fa di più rispetto a quello che lo Stato ti da. Ore di straordinari, pranzi veloci, notti insonni. Meritano un encomio. Tutti. Indistintamente. Viaggiamo sulla “Paolo Veronese” fianco a fianco con oltre cento migranti, disposti tutti sul ponte superiore. Ad accompagnarli un gruppo di Carabinieri provenienti da Bolzano. Dal Nord all’estremo Sud, chiamati dallo Stato a fronteggiare questa emergenza. La nave viaggia lentamente, solcando in due il Mediterraneo. Mentre parli con loro intravedi tartarughe in mezzo al blu del mare. Ma sono i delfini quelli che ti distraggono un po’. Saltano sulle onde, quasi a salutare questi migranti, a dare il benvenuto. Si arriva a Porto Empedocle. Sulla banchina gli autobus hanno la bussola aperta. I mezzi della celere sono pronti per accompagnare i migranti dove c’è posto. In diversi punti della Sicilia. Finisce la traversata. Ma per questi fratelli sbarcati a Lampedusa inizia un nuovo viaggio. Quello della speranza di giorni migliori.

Giuseppe Piscopo

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