L’amara verità. Bennici era solo truffatore, nato a Racalmuto

|




RIVELAZIONI. Documenti alla mano, Gaetano Savatteri smonta la leggenda di Pino Bennici. Non era nato a Grotte, ma a Racalmuto. E se tutti lo hanno dimenticato una ragione c’è. Ed è inconfessabile anche a distanza di tempo

Una premessa: avrei voluto evitare di scrivere questo articolo, ma dovere di cronaca e obbligo di verità lo impongono. E mi dispiace se con queste poche righe deluderò tanti amici cari come Salvatore Bellavia, Venerando Bellomo, Giovanni Volpe, Mimmo Butera e tutti gli altri che hanno cercato di raccogliere notizie e tracce di Pino Bennici, il “famoso figlio di Grotte” dimenticato dalla storia e dalla memoria.

La prima domanda alla quale rispondere, e mi stupisce che nessuno se la sia posta, è questa: perché Pino Bennici è stato ignorato per così lungo tempo? E perché a Grotte la sua esistenza è stata rimossa, quasi fosse una vergogna che la collettività voleva scrollarsi di dosso? La risposta è semplice e disarmante. E’ successo innanzitutto  perché Pino Bennici non è nato a Grotte, ma a Racalmuto.

E’ successo innanzitutto  perché Pino Bennici non è nato a Grotte, ma a Racalmuto

Per scoprirlo bastava fare una rapida ricerca sui documenti custoditi nel sito MyHeritage, una banca dati che raccoglie in copia i registri anagrafici e di stato civile di moltissimi Comuni italiani, compresi Racalmuto e Grotte. Ne ha accennato, con qualche cautela  Gigi Restivo, l’unico che abbia compiuto ricerche sulla famiglia di Bennici. Ha scritto Gigi su questo giornale che Pino Bennici nacque a Grotte il 12 febbraio 1908, dal grottese Alfonso e dalla racalmutese Ersilia Curto Failla.

A leggere con attenzione gli estratti di nascita del 1908, in effetti risulta che quel giorno viene registrato al Comune di Grotte tale Giuseppe Bennici. Ma un controllo approfondito sui registri delle nascite del 1907 a Racalmuto svela che il 31 dicembre di quell’anno viene certificata la nascita di Giuseppe Antonio Curto Failla, figlio di Ersilia Curto Failla, di padre ignoto. Nato a Racalmuto.

Gaetano Savatteri

Due figli in meno di due mesi, dalla stessa madre, in due paese diversi e vicini? Impossibile.

Due figli in meno di due mesi, dalla stessa madre, in due paese diversi e vicini? Impossibile. La verità è un’altra, inconfessabile per quei tempi: Giuseppe Antonio, figlio illegittimo di Ersilia e di N.N., come si scriveva allora, viene registrato a Racalmuto. Meno di due mesi dopo, Ersilia Curto Failla, che allora aveva 26 anni, forse trova a Grotte un uomo disposto ad accollarsi la paternità o forse convince il vero padre, il grottese Alfonso Bennici, ad assumersi la propria responsabilità: non lo sapremo mai con certezza.

E così il neonato Giuseppe Bennici viene registrato una seconda volta, come se fosse appena nato a Grotte. Cose che potevano accadere quando non esistevano i computer. Circa tre anni dopo, con una correzione a margine dell’estratto di nascita al Comune di Racalmuto, Giuseppe Antonio Curto Failla viene riconosciuto come figlio di Alfonso Bennici.

Tutto qua? No, c’è molto altro. E spiega le tante incongruenze nella ricostruzione della vita di Pino Bennici che una volta appare negli Stati Uniti nelle vesti di musicista, un’altra volta come partigiano a Torino nel giorno della liberazione dai nazisti, ancora dopo come acrobata in un circo e, come si è visto su queste pagine, forse intrigato nel famoso “affare Kubinsky” e comunque onnipresente in molteplici vite e avventure. Troppe, in effetti, per un uomo solo.

Qui ci soccorre un faldone ritrovato  nell’archivio di Stato di Agrigento che contiene, tra tante carte confuse, anche un corposo dossier proveniente dal tribunale di Catania. Il fascicolo porta sulla prima pagina, una frase scritta a penna: “Bennici G. Precedenti penali”. Sfogliando rapporti dei carabinieri, sentenze, veline di polizia, segnalazioni doganali, emerge pian piano una scomodissima realtà.

Bennici, segnalato già nel 1933 dalla polizia fascista come “sbandato, senza fissa dimora, privo di proprio sostentamento o redditi”, viene condannato una prima volta nel 1936 dal tribunale di Palermo per “vendita e falsificazione di documenti anagrafici”. E’ solo la prima di una lunga serie di condanne per i reati di truffa, plagio, usurpazione di identità, reati vari contro il patrimonio. Dal profilo tracciato dalle autorità giudiziarie e di polizia, Bennici viene fuori come un magliaro di piccolo calibro.

Dal profilo tracciato dalle autorità giudiziarie e di polizia, Bennici viene fuori come un magliaro di piccolo calibro.

Ma Bennici ha un segreto che vale oro: vende e rivende le sue doppie e triple identità per costruire documenti falsi. Una volta come Giuseppe Antonio Curto Failla, un’altra volta come Giuseppe Antonio Bennici nato nel 1907 a Racalmuto, un’altra volta ancora come Giuseppe Bennici nato nel 1908 a Grotte. Così, vendendo e producendo documenti falsi aiuta disertori della seconda guerra che diventeranno partigiani, musicisti che vogliono emigrare negli Stati Uniti, acrobati vagabondi che forse vogliono nascondere il proprio passato e forse anche qualche lestofante coinvolto nell’affare Kubinski.

La copertina del fascicolo giudiziario su Bennici

Insomma, la vera e unica opera d’arte realizzata da Pino Bennici è quella di aver riempito il mondo di Pino Bennici. Ecco perché nella pudica Grotte, così come a Racalmuto che invece si vanta perfino eccessivamente di ogni suo figlio che abbia una qualche gloria, tutti rinnegano Pino Bennici. Era solo un uomo che fabbricava documenti falsi, capace di collezionare condanne nei tribunali di mezza Italia.

L’ultima notizia giudiziaria certa risale al 1991, quando ormai Bennici ha 83 anni. Viene condannato a tre anni di reclusione dal Tribunale di Marsala, con pena sospesa per raggiunti limiti di età, per aver ceduto in cambio di denaro il proprio estratto di nascita al cittadino marocchino Kamal El Kabir, di anni 75, fermato al porto di Trapani nel tentativo di imbarcarsi sul traghetto per Tunisi.

A questo punto, su Bennici cala il silenzio. Resta il mistero sulla data e il luogo della sua morte: non è riportata in nessun registro, né a Grotte né a Racalmuto.

 

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *