L’Agnello, il lupo, Wile Coyote e la teoria dei complotti

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POLEMICHE E TRAPPOLE. Dopo aver innescato la discussione sul libro Malerba al premio Leonardo Sciascia-Racalmare, dimettendosi dalla giuria, adesso Gaspare Agnello denuncia una nuova macchinazione. Questa volta il bersaglio è il romanzo di Francesco Pinto La strada dritta, finalista al Racalmare nel 2011: c’è un complotto Mondadori-Rai contro Agnello per scopi pubblicitari

Gaspare Agnello è stato il personaggio minore dell’estate letteraria. Grazie alle sue clamorose dimissioni dalla giuria del premio Leonardo Sciascia-Racalmare, in polemica con il libro Malerba di Carmelo Sardo e Giuseppe Grassonelli, ha reso celebre il premio e il libro che alla fine è risultato vincitore.

Da quel momento, però, Agnello ha maturato una sorta di “sindrome di Wile Coyote”. Cos’é? Molti ricorderanno il famoso cartoon nel quale Wile Coyote insegue perennemente Beep Beep. Wile Coyote sperimenta ogni trucco, sempre più diabolico e macchinoso, per catturare Beep Beep, ma ogni volta immancabilmente finisce vittima della sua stessa trappola.

Wile Coyote

Wile Coyote

Così, Gaspare Agnello dopo avere coraggiosamente attaccato il premio Leonardo Sciascia-Racalmare per avere scelto tra i finalisti  Malerba (poco importa che lui stesso avesse partecipato alla scelta, per poi pentirsene), individuando in Grassonelli il lupo cattivo, ha scoperto che finiva per portare vantaggio al premio, all’autorevolezza della giuria di selezione, alla maturità della giuria dei lettori (che hanno votato il libro di Sardo e Grassonelli, in una competizione che ha visto un risultato di grande equilibrio con gli altri due libri selezionati, quello di Caterina Chinnici e di Salvatore Falzone, tutti l’uno dall’altro a un voto di distanza) e, in definitiva, allo stesso Malerba che aveva pesantemente criticato.

Ad ogni articolo che parlava del premio e del libro vincitore, a ogni firma autorevole – da Gianni Bonina di Repubblica, a Mario Baudino e Francesco La Licata della Stampa, a Dino Messina del Corriere della Sera – che difendeva la scelta di inserire Malerba tra i finalisti, Agnello sempre più maturava la “sindrome di Wile Coyote”. E quando la questione è divampata sulla stampa mondiale, Gaspare Agnello si è reso conto di essere rimasto isolato nel grande panorama delle opinioni internazionali.

Ma non finisce qui. Accanto alla “sindrome di Wile Coyote”, Agnello ha maturato anche una sorta di “sindrome da complotto”. Già il 16 settembre scorso, sulla sua pagina facebook, cominciava a parlare di una manovra ai suoi danni: “Sulle mie dimissioni dal premio Racalmare si è speculato per creare il caso attorno al libro di Grassonelli. E’ stata un’operazione Mediaset-Mondadori giocata alle mie spalle e ben riuscita”. Dimenticando che era stato proprio lui a mandare alla vigilia del premio la notizia delle sue dimissioni a tutte le testate giornalistiche siciliane, ora intravedeva un disegno diabolico, magari ispirato da dietro le sbarre dal lupo Grassonelli. E infatti aggiungeva: “L’ultimo baro di Grassonelli con padrini di tutto rispetto”.

Un'immagine dell'intervista di Agnello a Francesco Pinto

Un’immagine dell’intervista di Agnello a Francesco Pinto

Ma la questione non si chiude qui. C’è l’ultima puntata. Proprio in questi giorni RaiUno manda in onda una fiction tratta dal romanzo di Francesco Pinto La strada dritta, pubblicato da Mondadori, libro finalista al premio Leonardo Sciascia-Racalmare nel 2011.

E qui si scatena la “sindrome da complotto” di Gaspare Agnello, associata alla “sindrome da Wile Coyote”. Nel blog di Gaspare Agnello, nel quale sono raccolti le sue recensioni e le sue videointerviste a scrittori, viene oscurata l’intervista che Agnello aveva realizzato nel 2011 con Francesco Pinto. Una scritta dice che quel video ha dei contenuti Rai e quindi non è più  consultabile da quando Rai e YouTube sono entrati in rotta di collisione. Qui la storia si fa complessa e ha anche dei risvolti tecnici, perchè l’intervista è realizzata da Agnello a Pinto e nulla c’entra la Rai, se non per il fatto che Pinto è un dirigente Rai. Peraltro, la stessa intervista, oscurata sul blog, è ancora visibile su YouTube, quindi ci deve essere stato qualche pasticcio. Certo, è molto grave che il video sia stato oscurato e Agnello ha tutte le ragioni di protestare ed è giusto che abbia anche la solidarietà di questo giornale.

Scrive Gaspare Agnello su Facebook e sul sito, denunciando il fatto: “Qualche anno addietro Francesco Pinto è stato incluso tra i finalisti del premio Racalmare con il libro La strada dritta. Io l’ho intervistato e ho pubblicato la mia intervista sul mio blog. Oggi la RAI ha comprato i diritti per farne un filmato e pare che abbia dato 80 mila euro a Francesco Pinto e 20 mila alla Mondadori e su questo non discuto. Però che la RAI abbia tolto dal mio blog l’intervista a Francesco Pinto lo ritengo un fatto grave e un attacco alla libertà di cultura. Io non so se questo la RAI lo poteva fare”.

Fin qui tutto liscio, ma poi interviene la doppia sindrome di Agnello. E scatta la teoria del complotto: “Forse si vuole creare un altro caso Malerba per fare pubblicità gratuita al libro e al filmato? Siamo all’oscurantismo. Giudicate voi”. Insomma, se nel primo complotto (quello su Malerba, per intenderci) Agnello era vittima della macchinazione Mondadori-Mediaset, in questo secondo complotto (quello su La strada dritta, per intenderci), Agnello sarebbe perseguitato dal duo Mondadori-Rai.

In altre parole, i grandi colossi editoriali e televisivi italiani hanno capito che per vendere libri e fare successo bisogna farsi inseguire da Gaspare Agnello, così come Beep Beep si faceva inseguire da Wile Coyote. Solo in questo modo un libro o un film possono fare scalpore in Italia e nel mondo. Vuoi vedere che Gaspare Agnello da Grotte è la soluzione italiana alla crisi dell’editoria?

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 Responses to L’Agnello, il lupo, Wile Coyote e la teoria dei complotti

  1. Calogero Taverna Rispondi

    20 ottobre 2014 a 20:09

    E stavolta sono tutto dalla parte di SPILLO. Pare che debbo indicarlo al maschile e non al femminile. Ma credo che si tratta del solito taxì giornalistico: chi lo vuole se l’affitta. Stavolta chi se lo è affittato? Stavolta non penso che Spillo equivalga alla Scicolone. Ma penso a qualcuno molto più sù, al signor direttore addirittura. Voglio anch’io inventarmi i conplotti. Chissà che non mi diano pure a me un premio Carnevale, magari a carnevale, per i miei perigliosi conflitti letterari alla mafia in odio all’antimafia. Intanto tuona Sole contro Malerba. Malgrado Tutto ignora. Perhé?

  2. Carlo Barbieri Rispondi

    22 ottobre 2014 a 0:17

    E se Gaspare Agnello fose in realtà legato da vincolo di riconoscenza a Carmelo Sardo che gli avrebbe salvato la vita in occasione del naufragio del suo pattino nel mare di Grotte (ma sì, facciamo finta che Grotte abbia il mare, se lo meriterebbe… tanto tutta la vicenda è assurda), e per questo si è sacrificato a montare tutta la polemica ben sapendo che avrebbe dato una mano al complotto pluto-giudaico-massonico orchestrato dalla Mondadori con lo scopo di rendere Malerba un best seller?
    Attenzione che scherzo, non vorrei mi arrivassero tre o quattro querele da gente che non ama humour e satira. Adesso seriamente: Malerba è a mio parere un bel libro che meritava di vincere anche se gli altri due finalisti pare che non fossero affatto male; e Mondadori nella sua esperienza semplicemente “ha visto giusto”. Punto. Qualcuno aveva qualcosa da ridire? Bene, ne aveva il diritto e l’ha detto, siamo in democrazia. Ora basta però, non diamo troppa importanza a queste cose, è acqua passata. Godiamoci il libro, voltiamo pagina e pensiamo a ISIS, Ucraina, Ebola e ripresa economica.

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