Lacryma Christi

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Il tuo racconto per Malgradotutto

Lacryma Christi
di
Elio Bonini

alt“Tu sei Pietro e su questa pietra…”. Pietro è un ex-carcerato. In carcere ha incontrato Dio, fuori lo aspettava l’alcol, ma questo Pietro non poteva saperlo. Pietro è un genio della truffa, ha la truffa nel sangue, ma lo stesso sangue scorreva meglio nelle vene di un altro. Ma questo Pietro non poteva saperlo. Pietro è stato truffato, tradito e incarcerato. E in carcere lo attendeva Dio. Fuori invece lo aspettava un nuovo lavoro, un’enoteca da gestire. Ma poi l’enoteca ha lavorato Pietro. Ogni lavoro è nobile, ha un suo perché. Ma un’enoteca non è proprio il massimo per un ex-alcolizzato.

 

Pietro è un relativista. Tutti i cattolici lo sono. Pietro ha una propria visione del Divino e delle Sue regole. Pietro non va in chiesa, ma legge la Bibbia. La chiesa, il carcere di Dio, è per Pietro il luogo dove tutti i relativismi si incontrano, dove tutti i relativisti periodicamente si stringono la mano, affinché la pace si possa espandere nei loro cuori ed effondere in quelli degli altri. Pietro canta il suo Dio, un Dio relativo, un Dio di comodo, piegato a fedi relative.
Pietro ha riempito i silenzi del carcere con i versi della Bibbia, ha colmato i vuoti del cuore con la parola di Dio, di un Dio che non è stato in grado di parlargli prima, o di un Dio che forse lui non ha saputo ascoltare. Parole semplici che risuonano nel silenzio del carcere. Parole riempite di speranza, piegate al dolore, incarcerate nella solitudine. Parole di compagnia, di conforto, di libertà, di speranza. Speranza troppo presto tramontata nel freddo inverno di un’enoteca, naufragata nel vuoto a perdere di una falsa amica, di una bottiglia vuota.
Pietro ama le donne, le ha sempre amate, a modo suo, cioè nel modo in cui mi racconta. È pieno di donne, di ogni ètà, di ogni tipo. È un cinquantenne col fascino di un personaggio bizzarro, uscito da un film, da una vecchia commedia all’italiana.
Pietro è toscano e, come tutti i toscani, apprezza il piacere dell’allegria, dell’allegra compagnia, di un buon vino allegro, delle parole che regalano sorrisi, delle parole semplici, non ricercate, improvvisate, delle bischerate giovanili fatte solo per il gusto di raccontarle.
Pietro parla di futuro, passa il tempo ad immaginarlo, lo immagina lontano e immenso come il tempo di Dio. Un futuro che passa con difficoltà attraverso il vetro di una bottiglia.
Pietro racconta le cose con la semplicità di chi non ha studiato sui libri di scuola, col realismo di chi ha letto i libri della vita, libri tristi, spesso colmi di letame, tra le cui pagine è però più facile trovare e leggere le proprie vite. Pietro è tutto questo ma lui non lo sa, non ci crede. Forse non è mai stato capace di vedersi in un modo diverso.
Pietro osserva la sua immagine riflessa dal vetro di una bottiglia. La bottiglia vuota offre solo immagini distorte. Ma questo, Pietro non vuole o non riesce a capirlo.

Elio Bonini

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