La zia Teresa – Capitolo Undici

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Il nuovo capitolo del romanzo a puntata di Annamaria Tedesco

 

La zia Teresa“La bocca di lui affondò nella pelle di lei, velluto, forse ciliegia, albicocca, seta, sapore tenue, sospeso, impreciso, gelsomino? Teresa si girò su un fianco, dandogli le spalle, diventò piccola, lui, grande e alto, l’accolse”.

Roma. Dalla stazione Termini all’albergo

La moglie abbassò gli occhi, quando sentì la pressione delicata della mano del marito che la spingeva verso i tavoli del bar e avvertì lo sguardo di uomini e donne invidiosi, mentre si sedevano al tavolino del bar, uno di fronte all’altro.
– Allora? – le chiese Antonio.
– Allora che?
– Prendi qualcosa?
– Un tè.
Lui le sorrise ammiccante e andò alla cassa ad ordinare, maestoso il portamento e l’andatura da gattone.

 

 

In fila sovrastava tutti dall’alto del suo metro e novanta. Si girò a guardarla con gioia, ansioso di ritornare, sorrise, era felice.
Teresa guardava incantata i suoi capelli neri e lunghi, senza pensieri, svuotata, quando lui sicuro tra la gente che lo scansava fu già di ritorno con le tazze in mano, che poggiò sul tavolo, sorridendo.

– Sei comoda? Dammi le tue cose.

Lei si alzò porgendogli la borsa, lui le sfilò il cappottino nero sfiorandole le spalle e i capelli, poi posò tutto sul suo borsone in pelle a tracolla sopra la sedia di fronte, le si sedette accanto e la servì. La donna non sentiva alcun sapore, anche se il tè era caldo come la sua voce bollente, che l’avvolgeva al pari dello sguardo mentre lui parlava del loro mare.

Una ciocca di capelli le scivolò sul viso, Antonio la sistemò dietro all’orecchio, bastò questo gesto per farla sentire al sicuro e non sentire più cosa dicesse, attratta dalle sue di mani, lunghe e lisce, con le unghie grandi squadrate.
– Teresa…
– Sì – ritornando in sé.
– Puoi fermarti con me? Adesso?
– Sì , rispose abbandonandosi.
– Allora scappiamo, adesso.

Fu tutto naturale, prendersi per mano, salire per la scala sbagliata, correre alla fermata dei taxi, finalmente prendere quello che li avrebbe portati in hotel.

In albergo mostrarsi imbarazzati come fossero amanti, poi riuscire a ordinare uno spuntino, anche se il ristorante era già chiuso accomodarsi in un salottino dove un cameriere stanco portò una caprese e della birra. Non riuscirono però a mangiare e andarono in stanza come fosse la prima volta. Antonio si mise a letto tutto vestito, Teresa si spogliò in bagno, poi indossò una camicia e andò sotto le lenzuola .
– Vieni giù che fai? – gli disse.

Per la verità neanche lei sapeva cosa stesse facendo, ne era attratta, non c’era tempo.

La bocca di lui affondò nella pelle di lei, velluto, forse ciliegia, albicocca, seta, sapore tenue, sospeso, impreciso, gelsomino? Teresa si girò su un fianco, dandogli le spalle, iventò piccola, lui, grande e alto, l’accolse.

La bocca di lui affondò nella pelle di lei, velluto, forse ciliegia, albicocca, seta, sapore tenue, sospeso, impreciso, gelsomino? Teresa si girò su un fianco, dandogli le spalle, diventò piccola, lui, grande e alto, l’accolse.
– Teresa girati voglio guardarti.
– Perchè?
– Tu potresti tradirmi?
– Come fai a chiedere queste cose?
– Eppure, se io te lo chiedessi…
– Non voglio, lasciami, mi fai vergognare.
Gli occhi le si inumidirono di pianto, la prese così piangendo silenzioso con lei. Si addormentarono.

Annamaria Tedesco

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