La zia Teresa – Capitolo Quindici

|




Il nuovo capitolo del romanzo a puntate di Annamaria Tedesco

La telefonata

Capitolo quindiciTeresa si sentiva attaccata ad un filo, ma era calma e fiduciosa, aveva preparato la cena e adesso era seduta in salotto ad aspettare con le mani in grembo assorta,forse sarebbero usciti insieme da quell’inferno ma lui non arrivava. Le ore passarono e lei seguì il richiamo del sonno, il suono del telefono la riscosse, era qualcuno dall’ospedale che la informava di un’emergenza, che stesse tranquilla, ma che il marito avrebbe fatto tardi, tardissimo. Spossata si buttò sul letto.
Antonio la svegliò nel cuore della notte. In un tono che non ammetteva replica.

 

 

-Alzati!
-Che succede?
-Alzati! Ormai l’ho scoperto!
-Ma chi?
-Lui è qui
– Basta Antonio, ora basta.
– Ma se siamo appena all’inizio.
– No, non c’è nessuno, calmati.
– E invece sì! – Gridò lui allungando le mani verso il suo collo come se volesse strozzarla.

Adesso Teresa era spaventata sul serio, senza rendersene conto si rannicchiò su se stessa a proteggersi con le braccia come fosse dentro un uovo.

Lui cominciò a colpirla
-Troia! Sei una troia! Vieni giù e guardalo davanti a me! Vieni giù!

Teresa non reagiva più, sembrava uno straccetto.

Lui improvvisamente la riconobbe.
– Amore mio, scusami, perdono, perdono, mi dispiace molto, forse è meglio che tu vada via, va via, scappa. Teresa recuperò a fatica la sua voce.
– Io non vado via senza te, parlami di nuovo, di nuovo, senza urlare per favore parlami.

Lui la guardò di nuovo ma stavolta in modo animalesco. Di nuovo Tersa ebbe paura, perché riconobbe il morbo, gli negò allora i suoi occhi valutando la possibilità di una fuga che venne interrotta improvvisamente da un rumore proveniente dal salotto. Con un salto ferino Antonio si allontanò correndo nell’altra stanza mentre un urlo che non aveva niente di umano uscì fuori dalle sue viscere. Teresa ne approfittò e corse nello studio, era l’unica stanza con la chiave ,agitata corse al telefono, ma fece scivolare il mucchietto di lettere e con loro le forbici e un vecchio giornale.

– No! No! Era lui, era lui stesso che si scriveva le lettere! Era Antonio l’autore delle lettere anonime! Se le scriveva e inviava lui stesso!

La scoperta gettò la donna nell’angoscia più totale, tremava tutta.

Mentre Antonio dall’altra parte picchiava selvaggiamente contro la porta.
– Apri o giuro che t’ammazzo!
Teresa era ormai in trance, aprì.
– L’acchiapavu, ormai è finita, basta mentire! E tu è meglio che stai ferma. Adesso chiamo i miei fratelli.
– Sta zitto Antò, è solo un sogno.
– E’ qui ti dico.

Antonio acchiappò furente la cornetta del telefono poggiato sulla scrivania, Teresa stava piangendo.

Lentamente con l’indice formò il numero del fratello.
– Salvatò, rispondi perdìo Salvatò…- tu tu tu tu, nessuna risposta. Sbatté giù il telefono come se scottasse.
– Dove cazzo è dove cazzo è, Salvatò Salvatò.

Teresa emerse da non si sa dove e affermò:
– E’ Dicembre sono a Durrueli , nel villino dei suoceri, oggi è sabato.
– Dammi il numero.
– Sveglierai tutti.
– Dammi il numero, l’hanno a sapiri tutti cu si tu! Dammelo!

Finalmente Tersa glielo dettò e lui lo compose
– Pronto, pronto?
– Salvatò iu sugnu
– Antò chi successì?
– U pigliavu, non sono pazzo l’ho preso, vieni subito, sbrigati, sbrigati.
– Teresa dov’è?
– Qui.
– Non la toccare, non toccare niente. Sta fermo, arrivo subito. Sta fermo.
Teresa cominciò a pregare:
– Ave maria piena di grazia…

Lui la guardò inorridito e le diede un ordine:
– Vatti a vestire, e metti il vestito rosso !
– Adesso?
– Non discutere e fallo, fammi felice!

Lui la guardava come volesse distruggerla, lei soffriva, moriva di dolore, pensava che forse era meglio morire, perché la morte cancella tutto, avrebbe voluto essere una pietra, mentre andava in camera da letto apriva l’armadio e tirava fuori il vestito rosso cortissimo e aderente che la comprimeva delicatamente e che non aveva mai messo per uscire perché la faceva sembrare una dea…

Quando finì lui le disse:
-Truccati!- e s’accese una sigaretta soddisfatto seduto in poltrona.

Annamaria Tedesco


Le puntate precedenti nella rubrica “La zia Teresa”

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *