La zia Teresa – Capitolo Dieci

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Disperazione. Il manto nero del sospetto

Il nuovo capitolo del romanzo a puntate di Annamaria Tedesco. Amore e rabbia nella Sicilia di ieri. Divorato dalla gelosia verso sua moglie Teresa, Antonio non si fida più di nessuno

La zia TeresaAntonio non andò a lavorare. Prima di uscire, mentre la moglie era a letto, chiamò il centralino dell’ospedale per dire che era malato, aveva tanta voglia di morire.

Nessuno chiese niente, fu facile farsi sostituire dal suo aiuto. Doveva controllarla, spiarla, facendo finta di niente.

Passò davanti la portineria salutando la cicciona come ogni giorno, più in là ad Alfredo fece un cenno di capo, il portiere rispose rispettoso; bene, adesso bisognava pensare a come rientrare senza essere visto e poterla così sorprendere. Il garage, poteva entrare dal garage, ma doveva aspettare il momento buono quando Alfredo fosse stato lontano. Intanto in strada gli faceva male il petto, accelerò ancora il passo e cominciò a sudare, ma mantenne l’andatura, mentre la testa gli doleva e vedeva tutto ammantato di giallo e fluttuante con gli occhi che lacrimavano, come avesse due spade dentro.

Si sentiva ammorbato, sentiva puzza d’inganno dappertutto, la sua vita era come un frigorifero gelido e puzzolente, solo perché una scatolina con del cibo avariato dentro era stata buttata lì; c’erano tante cose belle, dolci, piccanti, amare, ma quella puzza ammorbava tutto, persino i suoi rapporti quarantennali come quelli col suo amico Francesco erano tesi.

Non si fidava più di nessuno, nessun parente né amico, ma solo di Salvatore suo fratello, lui era l’unico che non poteva avere niente a che fare con tutto questo.

Aspettò sulla stradina sopra, acquattato dietro l’albero di pino, che il portiere sparisse dalla sua vista ed entrasse nella guardiola. Non dovette attendere molto, solo un’oretta, allora scese dal lato ovest del palazzo senza essere visto e riuscì ad entrare in garage, aprire la porticina e salire le scale, fino al secondo piano. Davanti la sua targhetta infilò tremante e sudato la chiave nella toppa; quando varcò la soglia di casa si fermò un momento, sentì delle voci, il cuore gli esplose, faceva ancora in tempo ad andare via, no doveva andare avanti; venivano dalla cucina, il suo respiro accelerò come fosse davanti al boia…

…ma Teresa era sola davanti una tazza di latte, con l’aria sognante e la radio accesa.

Di colpo la donna sentendolo si girò di scatto

– Antonio! – sussultò.
– Scusami, non volevo spaventarti. – disse Antonio.
– No no – rispose la donna alzandosi in piedi con un sorriso radioso.
– Sei tornato, sei tornato per me – e l’abbracciò spettinata e sentì che era madido di sudore e tremava. Lui la strinse a sé così forte da farle male, rendendosi conto che la sua inaspettata presenza gli faceva piacere allora disse con voce disperata.
– Ti amo, ti amo da impazzire, ti amo, voglio morire con te.

Teresa capì, capì il suo grido d’aiuto, capì il perché di quelle parole, la sua disperazione, lui gli stava chiedendo aiuto, voleva continuare a vivere, ma cos’altro poteva fare lei se non esserci.

Avrebbe potuto fare molte cose, è vero, ma non fece nulla se non accasciarsi sulla sedia, lui si inginocchiò sprofondando il viso tra il suo seno, lei gli accarezzò i capelli.

– Hai la febbre? – gli sussurrò nell’orecchio.
– No, sono solo molto stanco.
– Vuoi tornare a letto?
– Sì, vorrei dormire o mollare tutto, partire.

Le dita di Tersa scesero lungo il viso e mentre ascoltava il suo respiro gli occhi le si inumidirono, lui la guardò, lei ancora una volta silenziosa pensò: “Sì, sono tua solo tua”, ma invece disse:
– Possiamo farlo, possiamo partire.

Annamaria Tedesco


Le puntate precedenti nella rubrica “La zia Teresa”

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