La straordinaria vita dell’uomo che dialoga con le piante e gli insetti

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Rileggiamoli. Dal cuore dei Monti Sicani, tra San Biagio Platani e Sant’Angelo Muxaro, la storia di Aldo Bongiovanni: lo sciamano girgentano.

Aldo Bongiovanni

Aldo Bongiovanni

Lo hanno già definito lo sciamano girgentano, innamorato perso della terra e dei suoi frutti. Aldo Bongiovanni ha soltanto un nome che lo riconduce alle sue origini, per il resto incontrarlo tra i Monti Sicani significa trovarsi con lui nella Terra di Mezzo, in quel luogo incantato descritto da Tolkien, dove angeli e demoni, orchi e draghi, elfi e hobbit vivono ancora, custodendo un mondo in cui realtà e metafora si fondono. Aldo di questo mondo è il mago e, per non tradire le attese, mostra sulle spalle una lunghissima chioma grigia. Siamo in contrada Russotta, tra San Biagio Platani e Sant’Angelo Muxaro, immersi in un verde surreale, in cui madre natura ha il sopravvento, rigogliosa e solenne.

bongiovanni casaLa casetta è stata costruita mettendo insieme tanti pezzi di legno, con spazi essenziali e piccole proporzioni, per poter ospitare anche fatine e gnomi. In camera da letto un albero ha avuto bisogno di spazio e Aldo lo ha lasciato entrare, come chiedeva, così come migliaia di api hanno scelto di fare il miele, proprio lì, generose e inoffensive. Fuori, su una tavola di legno e due assi abbiamo improvvisato un picnic, rassicurati da Aldo che nessun insetto ci avrebbe fatto visita. Hanno ben altro da scegliere. Ed infatti siamo circondati da fiori e i profumi delle piante sovrastano la fragranza del pane fresco. Le arance ci vengono offerte a quattro spicchi, con la buccia, cosicché dobbiamo suggerne il succo tra le labbra per dissetarci.

Raggiungere l’altra casetta impone un passaggio tra piante aromatiche e officinali. Aldo le distingue, una ad una, ci fa assaggiare i fiori di senape, piccoli, gialli e piccanti, e altri fiori viola, dal sapore dolce e fresco. Ma è dopo aver annusato rosmarino, mentuccia, diversi tipi di timo, finocchio selvatico, dragoncello, nepetella, salvia, alloro che prima ancora di raggiungere la meta, ci sentiamo storditi. Mai il nostro naso aveva provato tali sensazioni tutte in una volta. Improvvisamente cominciamo anche noi a notare strane presenze, o, piuttosto, quelle piccole, perfino minime creature, che vivono in questo mondo, e che noi mortali chiamiamo animali o insetti.

Aldo parla con loro, ci insegna a rispettarne l’esistenza e ci fa entrare nel cerchio magico di selci con incastonati cristalli d’ogni tipo e orientate secondo i punti cardinali, o secondo i venti, o secondo lo scorrere delle stagioni. Al centro, proprio davanti alla seconda casetta, c’è questo luogo improbabile, immerso tra distese sterminate, tra i colori di margherite e fiori spontanei, dove un elisir sta assorbendo energia cosmica. Gli chiediamo come sia possibile sotto il sole, ma Aldo afferra l’ampolla tra le mani e la agita, osserva quel liquido nerastro ed esclama estasiato che “è perfetto”.

Per comprare i suoi prodotti bisogna andare in via Bellini a San Biagio. La sua azienda è “Dal Pollice Verde”, i prodotti si chiamano “Le fragranze di Trinaco”. Trinaco è un personaggio vissuto 4 mila anni fa, con la cornucopia di Amaltea in mano distribuisce tutte le grazie della terra per sfamare l’umanità. Amaltea era la capra che allattò Zeus sul Monte Ida. Diventato il re degli dei, per ringraziarla, diede un potere alle sue corna: il possessore poteva ottenere tutto ciò che desiderava. Da qui la leggenda del corno dell’abbondanza.

Aldo Bongiovanni, quando nasce la sua passione per le erbe?

 “Avevo otto anni, mi ustionai una gamba su un braciere e mi ricoverarono all’Ospedale dei Bambini  di bongiovanni 2Palermo. Fui sottoposto ad un intervento di chirurgia plastica, sotto il ginocchio. Dopo qualche giorno, al diciassettesimo punto della cucitura venne fuori una cancrena: i medici dissero a mia madre che era necessario amputare. Invece, mia nonna mi portò via da una vecchietta erborista che in due mesi – dal 19 marzo, festa di San Giuseppe, fino a Pasqua – fece alla gamba dei lavaggi con rosmarino, artemisia, germogli di ulivo selvatico e polvere di marmo. Guarii del tutto. Anni dopo partii per il servizio di leva. Instaurai un’amicizia con dei medici militari che parlavano tra loro dell’utilizzo di erbe, ma in un modo che mi inquietava, perché riferivano di fatture, di storie strane. Io ero timido e non osavo contraddirli. Solo una volta riferii loro che nella mia esperienza c’era altro che queste storie. Dopo il militare mi era rimasta quest’idea fissa di dimostrare l’efficacia delle erbe e volli rivedere la vecchietta, che era di Sant’Angelo Muxaro. Volli sapere da lei gli ingredienti che mi avevano salvato la gamba: le prime erbe che ho coltivato in questo luogo sono proprio quelle quattro erbe. Da lì ho iniziato. Non erano le fave e i piselli, le mandorle, le olive che si coltivano da queste parti. Cominciai nel frattempo a ricordare che da piccolo la mia mamma mi faceva passare il mal di pancia con l’alloro e la camomilla. Quando smisi di fumare, provai a fare delle cartine di alloro, di camomilla. Anziché comprare le sigarette preferivo procurarmi un vasetto per riporre le mie erbette. Già lavoravo a quel tempo. Prima rimasi in giro per l’Italia, occupandomi di grafica,  vendevo manifesti e disegni; poi ebbi l’incarico di applicato di segreteria in una scuola. Nel pomeriggio mi dedicavo alle piante. Fu allora che mi misi a scrivere delle storie; la tradizione popolare è sempre carica di negatività: l’agricoltura è vissuta come qualcosa di pesante, di costrittivo, non come gratificazione, probabilmente perché il lavoro era duro e non procurava granché di guadagni. Io invece vivevo la parte idilliaca, onirica della natura”.

Per lei è una filosofia di vita?

“Da ogni pianta ricavo una storia, ne cerco lo spirito; in lei trovo l’attrazione e la vita che esprime con le gemme, le foglie, con i suoi profumi. Nasce tra me e le piante una relazione. La filosofia non è un’elucubrazione mentale, nasce da esperienze pratiche, da un vissuto profondo che sconvolge l’esistenza e che ti trasmette qualcosa di nuovo. La filosofia è il ragionamento che fai su quell’esperienza, anche traumatica: una conoscenza che abbiamo dimenticato ma che risale in superficie  dopo migliaia di anni”.

 Insomma, ha avuto inizio un po’ per diletto; ma poi ha cominciato a studiare sul serio le erbe facendole diventare distillati o elisir?

Aldo Bongiovanni con Anna Maria Scicolone

Aldo Bongiovanni con Anna Maria Scicolone

“Questo processo comincia in un altro momento della mia vita. Ho partecipato a diverse fiere di tradizioni popolari, di scambi di sementi, di piante, di artigianato, di agricoltura. C’era sempre chi faceva vedere delle piccole bottiglie contenenti dei distillati e ne mostrava la preparazione. Come prima pianta ho preparato la melissa”.

 Per conoscerne i benefici c’è uno studio dietro…

“C’è l’esperienza pratica”.

Dunque non ricette già note e collaudate?

“Ogni pianta ha delle proprietà, ma con tutti i trattamenti cui sono sottoposte le piante, certe proprietà sono perdute, manca la qualità. La pianta prima di tutto deve essere ben equilibrata, non troppo voluminosa ed deve mantenere i suoi principi intatti. La pianta a quel punto ci dice che è pronta e può offrire tutti i suoi benefici. Occorre scegliere la pianta che è in armonia. Se è squilibrata non può curare. Ci sono piante officinali o liturgiche. A volte ne ricavi un aceto, o un vino aromatizzato, o una polvere, o una tisana, o la usi direttamente per cucinare o per prendersi cura di se stessi,  o per la cosmetica. La ricetta è quella dell’equilibrio e dell’armonia”.

Lei si sente in armonia con la natura?

“È difficile. Ci provo. Mi spiego meglio. Siamo tutti un po’ extraterrestri: quando noi arriviamo a contatto con la natura non facciamo che sporcare. Siamo noi gli invasori, mancano i terrestri, gli indigeni veri, che non esistono più. Ecco, io cerco l’indigeno che è dentro di me, che è legato con la natura. Gli alberi sono molto offesi con l’uomo; è difficile che una pianta possa darti qualcosa gratuitamente; è molto difficile trovare un albero che possa darti qualcosa gratuitamente, glielo devi carpire. Quando invece lo fa gratuitamente, allo stato selvatico, allora, è fragranza, è dolcezza, è  qualcosa che non si può togliere dalla bocca”.

Ci vuole rispetto?

“Ci vuole rispetto e fiducia nella natura. Quando una pianta non produce, si pretende che debba per forza fruttare. Ma non darà mai così buoni frutti”. 

E gli animali? Riesce a dialogare anche con loro?

“Loro sono collegati con l’ambiente, con la natura. Il dialogo con loro è necessario, soprattutto perché sono in movimento, sono viaggiatori, postini,  raccolgono i minerali, trasformano, fanno tanti lavori, che a volte non notiamo, e mantengono un certo ordine. Una siepe, per esempio, è importante come confine, perché mantiene insetti, predatori, uccelli che si nutrono di insetti; in un piccolo stagno vive il rospo che si nutre delle uova di zanzare, la libellula che mangia zanzare, il riccio che si nutre di vespe che lì fanno i nidi. Alle mie colture arriva questo input, che serve per rendere armonia a tutto l’ambiente”.

 Lei ha scritto e illustrato il romanzo “Sulle tracce dei sopravissuti”: quaranta capitoli, dodici carpettoni di storia fantastica che è già un piccolo grande capolavoro. Ha mai pensato di pubblicarlo?

 “Non cerco la pubblicità, non mi interessa. Mi piace condividerlo con le persone che incontro, con cui condivido alcune passioni.  Ho fatto copie soltanto per gli amici, come momento di partecipazione. Ho pubblicato soltanto una volta, durante il periodo militare, a Bologna, 500 copie, ma soltanto per mio diletto:  era il primo di sette capitoli che raccontavano gli incontri di una farfalla con un fiore”.

bongiovanni 3

 Quando ha imparato a dipingere e a scolpire?

“Ho vissuto diversi periodi. Quando mi occupavo di grafica era perché a scuola, quando ero il nervoso, facevo dei disegni, degli scarabocchi,  ma per me erano un modo per scaricare la tensione, e a poco a poco acquisivano una certa armonia, un equilibrio. Come quando mi viene da urlare.  Arrivo sul colle e la mia voce parte dallo stomaco: mi piace sfogare con un grido fino a che finisce l’aria”. 

L’arte è uno sfogo?

“L’arte si esprime in tanti modi: anche creare un giardino è un’arte, scolpire il legno, bruciare l’immagine per vedere come viene evidenziata. Cerco la luce e il buio, e la fisionomia si delinea, cerco un riflesso per capire cosa aveva da dirmi un pezzo di legno che ha un vissuto”.

 Sta vivendo un sogno o ha ancora un sogno ?

“La vita è un sogno, comincia all’alba, quando mi sveglio. La notte dormo. Non si può sapere quando finisce la vita e comincia la morte, come la realtà con la fantasia. I limiti sono flebili. Tu ricordi quando eri nel ventre di tua madre e il primo pianto della tua vita? Prova a ricordarli, fanno parte della tua vita. Noi siamo impregnati di morte, ogni giorno moriamo un pezzo. Ma, finché viviamo, proviamo a goderla quanto più possibile”.

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11 Responses to La straordinaria vita dell’uomo che dialoga con le piante e gli insetti

  1. pierfilippo spoto Rispondi

    13 dicembre 2014 a 21:17

    grazie Anna Maria per aver dedicato del tempo ad una grande persona

  2. alessandro Rispondi

    17 dicembre 2014 a 21:37

    Ciao Aldo vorrei venirti a trovare scambiare consigli e visitare le tue erbe officinali.Sono un appassionato e cerco di curarmi con le erbe.Dimmi il tuo indirizzo.Grazie Saluti.

  3. Giulia Rispondi

    16 gennaio 2015 a 17:00

    Ciao Pierfilippo, siamo una coppia di ragazzi liguri Giulia e Marco.
    Ci piacerebbe incontrare Aldo potresti darci una mano?
    ti lascio la mia e mail giuliamc@libero.it grazie

  4. Articolo citato qui: Sant’Angelo Muxaro, la Sicilia dei siciliani | Hildy Johnson’s Blog

  5. donata Rispondi

    26 gennaio 2016 a 18:47

    non riesco a cantattarti,vorrei chiederti di una determinata pianta che cresce in natura ma purtroppo non riesco trovarla,buona serata

  6. daniela Rispondi

    6 aprile 2016 a 21:27

    CARO FRATERNO AMICONE MERAVIGLIOSOOOOOOOOOO TI VOGLIO BENE DANIELA

  7. ferdinando bruno Rispondi

    8 aprile 2016 a 15:56

    Ho vissuto con Aldo emizioni a dir poco surreali. Abbiamo parlato col tempo e osservato le sfumature dialettali del fuoco. Ho ascoltato con interesse da “bambino” i suoi racconti frutti della sua creativita’poetica. In uno di questi mi sono perfino lasciato trasportare da esserne partecipe, un pomeriggio.
    Aldo ti tiene compagnia con le sue creature e non ti lascia fino a quando tu no lo lasci, perche’ sai che la sua mente e’ la a creare nuove storie da scrivere e raccontare.
    Il suo mondo e’ la sua culla e in questa vorremmo tutti farci raccontare la vita che mai potremmo conoscere altrimenti.
    Un abbraccio fraterno a te Aldo che alla mia immaginazione hai dato una nuova vita.
    Nando

  8. antonino bongiovanni Rispondi

    12 maggio 2016 a 14:38

    grande aldo

  9. Articolo citato qui: Fetta di pane di grani antichi e fiori sicani. – pierfilippo spoto

  10. Giovanna miceli Rispondi

    18 dicembre 2016 a 0:18

    Che bella persona!!mi picerebbe incontrarla

    • Ferdinando Rispondi

      18 dicembre 2016 a 7:27

      Giovanna, mandami i tuoi dati e ti organizzero’ un incontro con il mio Vate.
      Saluti
      Ferdinando

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