Intervista impossibile a don Mariano Arena

|




La storia della domenica

Don Mariano Arena“La mafia è morta quando anche i mafiosi hanno cominciato a dire che esisteva. Da quel momento non esiste più la mafia, ma esiste invece l’antimafia”. Parola di don Mariano Arena, il boss protagonista de “Il giorno della civetta”. Ma il don Mariano al centro di questa intervista impossibile (inserita nel volume “E ti vengo a cercare” pubblicato da Einaudi), ci sorprende con le sue idee sulla mafia e sull’antimafia. Ecco il testo di questa conversazione, forse immaginaria, tra don Mariano e Gaetano Savatteri.

Un uomo con un abito di lino bianco, cravatta intonata, scarpe di cuoio, entra in scena parlando al telefono cellulare: è evidentemente una conversazione d’affari. L’uomo usa un buon italiano, con un accento siciliano.

DON MARIANO ….la commissione ha dato l’autorizzazione …ma certo, ti dico …l’ho saputo adesso… sto uscendo dal ministero… guarda ho preso due appunti, te li leggo: primo lotto 36 milioni, secondo lotto 75 milioni di euro… certo: operativa, da subito…ma quello è un fatto formale… lo so bene…sto andando da lui adesso, a Montecitorio…no, questo non voglio nemmeno sentirlo…allora non capisci? Io me ne fotto di tutto: del magistrato, della polizia e pure dei carabinieri a cavallo…

SAVATTERI (tossendo per farsi notare) …scusi don Mariano

DON MARIANO (interrompe di colpo la telefonata) …prego? Ci conosciamo?

SAVATTERI Ricorda? Avevamo un appuntamento per un’intervista sulla mafia…

DON MARIANO Ah, certo! Bene, lo scriva: la mafia è il cancro della Sicilia. Anzi, dell’Italia intera. La mafia è il male assoluto. Lo sa che le dico? A me personalmente fa schifo. Scriva proprio così: a don Mariano Arena la mafia fa schifo.

SAVATTERI Scrivo, allora?

DON MARIANO Testuale: la mafia fa schifo. Ha capito? Schi-fo.

SAVATTERI Testuale, dunque.

DON MARIANO Esatto. E’ rimasto sorpreso?

SAVATTERI Abbastanza, in verità.

DON MARIANO Perché voi del nord avete i solito pregiudizi. Pensate: questo è siciliano, questo non parla, questo è omertoso. E invece…

SAVATTERI Veramente anch’io sono siciliano…

DON MARIANO Allora non dovrebbe essere stupito. Ma lei è uno che scrive, che lavora con la penna, magari vive fuori dalla Sicilia…

SAVATTERI In effetti è così…

DON MARIANO Lo vede che ho ragione? Andate fuori dalla Sicilia, leggete qualche libro, qualche giornale e vi riempite la testa di pregiudizi. Con rispetto parlando: tutte minchiate!

SAVATTERI Sarà come dice lei. Però io ho preso qualche appunto, ho fatto qualche ricerca. Ecco: nel 1961 lei è stato arrestato per associazione a delinquere e omicidio. Se non sbaglio, le indagini erano condotte dal capitano Bellodi…

Foto di Letizia BattagliaDON MARIANO Un vero uomo quel capitano.

SAVATTERI Lo so, conosco la sua classificazione dell’umanità: uomini, mezziuomini, ominicchi, piglianculo…

DON MARIANO …e quaquaraquà. Ha fatto scuola questa definizione, non per vantarmi. Il capitano Bellodi era un uomo. Mi è dispiaciuto molto per come gli è andata a finire…

SAVATTERI Come gli è finita?

DON MARIANO A coda di sorcio. Capisce che intendo, no? Era partito bene, sembrava che doveva cambiare il mondo, ma chissà che è successo: l’hanno trasferito in Sardegna, poi a Domodossola. Alla fine lo hanno messo nella fureria della fanfara dei carabinieri. Credo sia andato in pensione: non gli hanno dato manco i gradi di colonnello…mah, è la vita…

SAVATTERI E lei non c’entra niente?

DON MARIANO Io? Se si fosse rivolto a me, magari una mano gliel’avrei potuta dare. Conosco molta gente, anche tra i carabinieri. Ma il capitano Bellodi non era tipo da chiedere favori…

SAVATTERI Sicuramente non li avrebbe chiesti a lei. Ma non mi ha risposto a proposito delle accuse: dopo il 1961, è stato imputato nel maxiprocesso di Palermo, indagato per le stragi di Capaci e di via D’Amelio del 1992, sottoposto a misura di prevenzione per il sequestro dei beni, citato nell’ordinanza….

DON MARIANO Assolto, prosciolto, prescritto, prescritto, assolto. Assolto. Assolto. Sempre assolto, con formula piena. Ecco: questa è la mia fedina penale, la porto in tasca, a scanso di equivoci, soprattutto se incontro gente come lei. Vede? Immacolata. Vergine. Candida.

SAVATTERI Sta dicendo che è perseguitato dai magistrati?

DON MARIANO Non mi faccia ridere. Queste cose le dicono solo gli sconclusionati. Io ho rispetto massimo per la magistratura. Sono felice che le procure di mezza Italia si siano occupate di me: è la controprova che non ho niente da nascondere, niente di sospetto. Guardi, le dico di più: io ho una stima incondizionata per i giudici. Se questo paese riuscirà a sconfiggere la mafia – che a me fa schifo, lo sottolinei – deve dire grazie ai giudici, ai poliziotti e ai carabinieri italiani. E io lo dico forte e chiaro: grazie giudici.

SAVATTERI Ho capito bene?

DON MARIANO Ha capito benissimo. La mafia non serve più a nessuno.

SAVATTERI A me non sembra, mi pare piuttosto che c’è grande voglia di mafia…

DON MARIANO Mi permetta, lei è un ingenuo. Si ricorda quando si diceva: la mafia non esiste?

SAVATTERI Certo, lo dicevano politici, intellettuali, perfino qualche giudice.

DON MARIANO Lo dicevano i mafiosi, soprattutto. Si ricorda quelle frasi? (rifà il verso, in un siciliano sovraccaricato) La mafia? Che è, marca di detersivi? La mafia? Vento dell’aria. La mafia? Invenzione dei comunisti. La mafia? E chi l’ha mai vista? Oppure, ancora meglio: c’è la commissione antimafia, c’è la superprocura antimafia, ergo, forse esiste pure la mafia. Frasi meravigliose, non trova?

SAVATTERI Se lo dice lei…

DON MARIANO Minchiate, ecco cos’erano. La mafia, amico mio, è morta.

SAVATTERI Quando? Forse non me ne sono accorto.

DON MARIANO Non faccia tanta ironia. La mafia è morta quando anche i mafiosi hanno cominciato a dire che esisteva. Da quel momento non esiste più la mafia, ma esiste invece l’antimafia.

SAVATTERI Sto perdendo il filo…

DON MARIANO Glielo spiego, con parole semplici, come a un bambino di sei anni….

SAVATTERI Grazie della considerazione…

DON MARIANO Se tutti dicono che la mafia esiste, finisce per nonFoto di Letizia Battaglia esistere più. Perché non è più un segreto, perché non tutela i suoi associati, perché non permette di agire nell’ombra e nel silenzio. Lei ha letto Borges?

SAVATTERI Qualcosina…

DON MARIANO Borges dice: in un indovinello sulla scacchiera qual è l’unica parola che non può essere usata?

SAVATTERI La parola scacchiera…

DON MARIANO Bravo, ha studiato. La Sicilia negli ultimi centocinquant’anni è stata un grande indovinello sulla mafia: ma perché l’indovinello avesse risposta era necessario che la parola mafia non venisse pronunciata. Lo sa come si dice in Sicilia? Mutu cu sapi ‘u juocu. Chi sapeva il gioco doveva restare in silenzio. E il gioco lo sapevano tutti, alcuni meglio degli altri, ma tutti facevano finta di ignorare la risposta esatta. Poi, improvvisamente, il gioco si è rotto. La risposta veniva data ancor prima di porre la domanda. Puff, fine dell’indovinello, del mistero. Il re era nudo. Bisognava trovare un altro gioco.

SAVATTERI Ed è stato trovato?

DON MARIANO Certo che sì. Qual è la parola che oggi ci fa onore? La parola che distingue i siciliani per bene, gli imprenditori onesti, i magistrati coraggiosi, i giovani di buona volontà, i funzionari integerrimi, i politici meritevoli?

SAVATTERI Qual è?

DON MARIANO La parola è: antimafia. Una parola fatta di legalità, giustizia, verità. Se non usi questa parola sei finito. Tutti la possono usare. Ed è molto, molto, molto meglio di prima. Un tempo, se un mafioso diceva qualcosa sulla mafia, se ne ammetteva soltanto l’esistenza, rischiava la vita: diventava un pentito, un infame, un traditore. Ricorderà una famosa intervista a mio zio, Giuseppe Genco Russo…

SAVATTERI Il boss di Mussomeli era suo zio?

DON MARIANO Sì, alla lontana, per parte di madre…. quando gli chiesero della mafia, Genco Russo rispose così: “Mafia? Io dico: è amicizia… Persone che si incontrano, che si prendono reciprocamente in simpatia, che si aiutano… C’è una lite: accordiamola; un aiuto da dare: diamolo… Se questa volete chiamarla mafia, io dico: sono mafioso. La verità è che nessuno ha capito niente fino ad ora”. Mio zio Genco Russo era un uomo all’antica, di un’altra Sicilia, doveva fare un giro di parole per parlare della mafia. Ma oggi – oggi dico – tutti possono dire: sono antimafioso. Possono dirlo gli onesti, ma perfino i mafiosi, perfino i politici che prendono i voti della mafia. E non rischiano niente. Anzi, ci guadagnano. Di noi siciliani una volta si diceva che eravamo tutti mafiosi. Adesso, invece, siamo tutti antimafiosi.

SAVATTERI Lei vuole confondermi le idee. Il vecchio metodo di mischiare vero e falso, per far diventare tutto grigio. Ma la mafia ha ammazzato troppa gente, c’è poco da scherzare…

DON MARIANO E chi scherza? Un imprenditore che vuole mettere al riparo il proprio patrimonio, la propria azienda, lo sa che fa? Denuncia un’estorsione. Conosco uno che si è messo d’accordo con un mafioso finito in galera. Gli ha detto: io adesso vado a denunciarti dai carabinieri, dico che quando eri libero mi avevi chiesto il pizzo, e vengo pure a testimoniare in aula contro di te. Ti daranno sei mesi di pena, poca cosa: tanto, con tutte le condanne che hai già sulle spalle, devi stare dentro almeno dieci anni. In compenso, compro una casa a tua moglie, faccio lavorare tuo nipote, faccio studiare tua figlia alla Bocconi di Milano. Ebbene, fatta la denuncia quell’imprenditore si è messo al sicuro: la televisione lo intervistava, aveva la scorta dei carabinieri, lo invitavano nei convegni, andava a braccetto con i magistrati, di notte addirittura la polizia gli sorvegliava il cantiere. Nessuna indagine, nessun controllo, poteva fare tutto ciò che voleva. Meglio di così? Mafiosi come quell’imprenditore in Sicilia pochi ce ne sono, ma è bastata la parola magica: antimafia. E adesso dorme tranquillo.

SAVATTERI Ma la droga? Il pizzo?

Il PadrinoDON MARIANO Cose vecchie, cose superate…ancora qualcuno si dedica a queste attività, ma è gente che non ha capito come gira il mondo. Sono soggetti residuali, arcaici. Ci vogliono pure loro, sa? Perché un bell’arresto, le manette, le sirene, i poliziotti col passamontagna e i titoli sui telegiornali della sera che annunciano “arrestato il capo della mafia” serve sempre. Serve alle carriere dei magistrati e degli sbirri – ho detto sbirri, mi scusi, volevo dire investigatori – serve ai politici che possono vantarsi di avere catturato uno dei soliti dieci latitanti più ricercati d’Italia. Ma è folklore, come la tarantella, il teatro dei pupi: roba per turisti.

SAVATTERI Ma il fatturato della mafia è colossale, secondo le ultime stime…

DON MARIANO Lasci perdere le stime: tutte minchiate, mi permetta. Ma lei pensa che vendere droga o tartassare i commercianti renda molto?

SAVATTERI Temo proprio di sì…

DON MARIANO Minchiatelle. Senza tenere conto dei rischi. I soldi, quelli veri, quelli buoni, quelli tanti, si fanno con lo Stato…

SAVATTERI Lo Stato?

DON MARIANO Lo Stato, proprio così. Ponti, autostrade, caserme, carceri. Duecento milioni, cinquecento milioni, ottocento milioni di euro. Lo sa quanto costa il ponte sullo Stretto? Più di sei miliardi di euro, undicimila miliardi delle vecchie lire. Viene la vertigine, vero? Ma chi è che paga tanto? Nessun altro, solo lo Stato. Ma bisogna essere in regola, bisogna avere i certificati immacolati, le credenziali inossidabili. Ci vogliono prefetti, giudici, ministri pronti a mettere la mano nel fuoco sulla verginità antimafia di chi si avvicina alla torta.

SAVATTERI Non ci sto: esistono gli antimafiosi veri, quelli autentici, gli imprenditori onesti, i giovani di Addiopizzo, i commercianti che si ribellano…

DON MARIANO Allora lei non vuole capire. Certo che esistono! Anzi, è necessario che esistano i veri antimafiosi per consentire ai falsi antimafiosi di professarsi tali. Ma una volta che siamo tutti nel paradiso dell’antimafia, chi verrà a cercare come ho fatto i soldi? Chi verrà a vedere se quei soldi sono sporchi del sangue fatto spargere da mio nonno, da mio padre o da me stesso? E’ solo un esempio, un esempio di scuola, naturalmente.

SAVATTERI Conosco la tecnica: filosofeggiare, fare i sofisti, citare Pirandello, dire che la Sicilia è una, nessuna e centomila o chiamare in causa Tomasi di Lampedusa affinché tutto cambi perché nulla cambi. Non mi inganna, questa volta: la mafia c’è stata e c’è, con i suoi delitti, le sue prepotenze, le sue vittime…

DON MARIANO Vogliamo parlare ancora della mafia? Di questa vetusta istituzione? Parliamone allora. Le premetto ancora che mi fa schifo, ma sono disposto ad approfondire l’argomento. Più di cent’anni fa uno studioso come Giuseppe Pitrè disse che la mafia non esisteva, ma era solo un comportamento sociale, il senso di virilità del siciliano che intende farsi rispettare, per cui perfino la parola omertà derivava da omineità, cioè l’ipertrofia dell’io dell’uomo siciliano pronto a uccidere pur di affermare i propri diritti.

SAVATTERI Una vera mistificazione culturale, sulla quale la mafia ha campato cento e più anni…

DON MARIANO Infatti, siamo d’accordo che erano tutte minchiate. Utili però a reggere il gioco di cui abbiamo parlato. Io invece sono pronto a dire che la mafia è sempre stata un’organizzazione criminale, potente e radicata nel territorio che ha usato intimidazione e violenza per raggiungere i suoi scopi…

SAVATTERI Mi fa piacere che lo ammetta…

DON MARIANO Lo ammetto, ma le dico pure che quest’organizzazione criminale ha contribuito fortemente, sia pur con molti difetti ed errori, a costruire il senso dello Stato in questa nostra martoriata isola che è la Sicilia.

SAVATTERI Adesso sta esagerando…

DON MARIANO Dov’era la mafia nel 1860? Accanto a Garibaldi, assieme alle sue mille camicie rosse per unificare la nostra nazione. E dopo la sventurata parentesi del fascismo, in cui la propaganda del regime fece credere di avere sconfitto la mafia con le torture del prefetto Mori, la mafia si ripresentò dalla parte giusta: accanto alle truppe anglo-americane, per liberare la Sicilia e l’intero paese dal fascismo e dal nazismo. La mafia, a suo modo, diede il primo impulso alla Resistenza.

SAVATTERI Calma, don Mariano, non diciamo bestemmie…

DON MARIANO Non bestemmio, non sa quanto abbia caro il destino dell’Italia. Ma andiamo avanti: in seguito, nel convulso dopoguerra, la mafia fu accanto alle forze democratiche, quelle che portavano avanti le idee di libertà, di mercato, di progresso.

SAVATTERI Ammazzando decine di sindacalisti, ad esempio?

DON MARIANO La mafia consegnò quei martiri alla storia gloriosa, e lo dico con sincera commozione, del movimento sindacale e della sinistra italiana.

SAVATTERI Adesso, secondo lei, bisogna addirittura ringraziare la mafia se ha ammazzato sindacalisti, giudici, poliziotti, donne, bambini…

DON MARIANO Il carattere di una nazione si forgia nel sangue, nelle guerre, negli scontri. In un paese come l’Italia e in una regione come la Sicilia, in un stagione di pace altrimenti molliccia e consociativa, la mafia ha dato ragioni morali altissime per ritrovare un’identità comune. Chi non ha pianto per Falcone e Borsellino?

SAVATTERI Quelli che li ammazzarono brindavano, altro che piangere…

DON MARIANO Questi esseri ignobili che uccisero e massacrarono svolsero in realtà il ruolo ingrato di portare sugli altari i figli migliori dell’Italia. Non passeranno alla storia, perché il boia non passa mai alla storia, ma non c’è eroe senza carnefice, se lo ricordi. Nella loro tenebrosa oscurità, nella loro miseria – sì, mi faccia usare questa parola – nella loro miseria morale, questi mafiosi con le loro azioni delittuose alla fin fine resero grande la Sicilia, riuscirono a dare un senso a parole altrimenti vuote: le parole Stato, etica, legalità, democrazia.

SAVATTERI Don Mariano, lei sta dicendo cose spaventose…

DON MARIANO Sto dicendo che i martiri siciliani sono stati uomini – uomini per come intendo io – fino e oltre il loro epilogo. E quell’epilogo è stato deciso dalla mafia che uccidendoli li ha consegnati alla nostra memoria, alla nostra morale e quindi all’eternità. Forse è spaventoso, ma è così. Per non parlare dell’indotto…

SAVATTERI Mi risparmi il discorso che la mafia dà lavoro…

DON MARIANO E’ così. Ma non parlo del lavoro generico: edilizia, movimento terra, cementifici, armieri, artificieri, killer, pompe funebri, che pure hanno un loro peso. Parlo di lavoro qualificato, di alto profilo culturale. Pensi al cinema: cosa sarebbe senza la mafia? Non avremmo capolavori come “Il Padrino”, prima e seconda parte, che sul terzo nutro qualche riserva. Parlo di registi come Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Sergio Leone. Parlo di fiction televisiva. Parlo di libri, di scrittori: Carlo Levi, Leonardo Sciascia, Michele Pantaleone. Parlo di università: storici, ricercatori, accademici. E non voglio nemmeno elencare il numero di giornalisti che hanno fatto carriera occupandosi di mafia.

SAVATTERI Più di uno è stato spedito al cimitero…

DON MARIANO E’ il prezzo del successo, amico caro. Ma, come vede, al netto di tutto, la mafia ha fornito materiale utile alle lettere e alla cultura italiana. All’immaginario di tutto il mondo, direi.

SAVATTERI Insomma, secondo lei, secondo questa sua assurda tesi, dobbiamo ringraziare personaggi spregevoli come Totò Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella?

DON MARIANO Ha ragione, sono spregevoli. Li guardi in faccia. CosaFoto di Franco Zecchin vede? Uomini gretti e avidi, una massa irredenta di energia umana, una massa di solitudine, una cieca e tragica volontà espressa con la violenza. Loro stessi, chiusi nel proprio cupo e misero mondo, accecati dall’odio e dalla brutalità, non hanno consapevolezza di avere rivestito una funzione più grande di quel che credono. Pensi a Provenzano – poteva essere dio, poteva dare vita e morte – recluso invece in un casolare nelle campagne di Corleone, come il contadino che era stato e che tornava ad essere. Sempre e soltanto un viddano. Un quaquaraquà.

SAVATTERI Provenzano un quaquaraquà?

DON MARIANO Esatto, e come lui gli altri mafiosi da ricotta e cicoria. Ma la storia è fatta anche dai quaquaraquà, strumenti inconsapevoli di un disegno molto più vasto. Ma adesso basta: non è più tempo di casolari, né di cicoria, né di ricotta. Non per me, almeno. Ma diamine, esiste lo champagne, esistono i grandi alberghi, gli yacht, i loft di New York, i velluti dei palazzi del potere di Roma, le luci soffuse di un ristorante di Parigi…una sera sul Canal Grande di Venezia accanto a una bella donna. Questa è la vita, amico mio. Il resto è mafia: e quella mafia, amico mio, a me fa schifo. L’antimafia, creda a me, è molto più comoda.

SAVATTERI Non so più cosa pensare, don Mariano. Mi sembra di trovare un’altra persona, non certo la stessa che aveva descritto Leonardo Sciascia…

DON MARIANO Egregio amico, credo che lei sia incorso in uno spiacevole errore.

SAVATTERI Quale?

DON MARIANO Quel don Mariano, quello del “Giorno della civetta”, non ero io.

SAVATTERI Come non era lei?

DON MARIANO No, non ero io. Quello era mio nonno. I tempi cambiano amico mio, ma gli uomini – gli uomini come dico io – non cambiano mai.


Gaetano Savatteri


Questa intervista impossibile è inserita nell’antologia “E ti vengo a cercare” (Einaudi 2011)

Le foto in bianco e nero sono di Letizia Battaglia e Franco Zecchin

I racconti precedenti sono presenti nella rubrica “La stanza dello scirocco”


Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *