La solitudine dell’onestà

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Borsellino. Il giudice che ha contribuito a smontare il mito della mafia

altL’Italia è una repubblica fondata sull’eroismo di pochi. Quegli isolati che hanno creduto e ancora credono che lo Stato non è un concetto astratto ma un bene da difendere al prezzo della vita, persone per bene disposte a sacrificarsi in nome di un principio: la legge è uguale per tutti. Ce ne sono stati e ancora ce ne sono di questi uomini, anche in una nazione sfilacciata e illegale come la nostra. Pio La Torre, Ambrosoli, Dalla Chiesa, Falcone, solo per fare alcuni nomi. E Paolo Borsellino, il magistrato che amava misurare le parole. Ho avuto l’onore di intervistarlo una volta e l’intervista è finita nel bel film di Alexander Stille sulla mafia.
Borsellino aveva le idee chiare, aveva capito tutto o quasi tutto, sapeva chi erano i nemici ed è rimasto sconvolto quando ha scoperto che tra i nemici c’erano anche alcuni che avrebbero dovuto essere amici. Ma non si faceva illusioni sull’ambiguità del male, sul contesto siciliano dove niente è quel che sembra, un contesto che , come ebbe modo di dire Leonardo Sciascia profeticamente, stava mettendo radici in tutta Italia ed oggi ne abbiamo drammatiche dimostrazioni.

Con Falcone avevano intuito che la mafia essendo umana, come tutte le cose umane, è peritura e che la sua presunta, molto presunta, invincibilità era un mito. Ha contribuito a smontarlo quel mito svelando che solo connivenze ed omissioni la rendono così potente, quelle connivenze ed omissioni che gli sono costati la vita. Ma ,come tutti gli eroi, sapeva in fondo che i sacrifici non sono inutili, servono a coltivare la consapevolezza che il nostro impegno quotidiano dà frutti, se è portato fino in fondo e senza infingimenti. Borsellino aveva capito che quando tracci una strada ed accendi una speranza sul lungo periodo il percorso degli onesti accende fiaccole che illuminano il sentiero. Ma gli onesti sono soli, fu solo Ambrosoli nella sua lotta contro Sindona, lo sono stati Falcone e Borsellino scardinando le certezze della mafia. Col tempo la solitudine si riscatta, quando mette radici nella memoria collettiva ha già centrato il suo scopo, consapevole, per usare le parole di Italo Calvino ,che l’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà’; se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme e che due modi ci sono per non soffrirne: Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più; Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio. Questa è stata la via seguita da Borsellino, quella che anche chi vuole onorarlo per davvero, deve continuare a seguire.

Luigi Galluzzo

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