La Sinistra Italiana e quell’irresistibile voglia di dividersi sempre

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Ma oltre all’incapacità di stare assieme vi è un’altra brutta abitudine nella sua storia: la demonizzazione dell’avversario, brutto retaggio della pseudo cultura stalinista.

Il grande dramma storico della sinistra italiana, dalla Scissione di Livorno del 1921, è stato, e continua ad essere, l’incapacità di stare “Insieme” fra le diverse componenti politiche, la indiscutibile convivenza, pur caratterizzata da aspri confronti, entro una comune casa di condivisione di principi etici e di valori che si ispirano alla libertà, fraternità e all’uguaglianza e dunque al rispetto e valorizzazione dell’essere umano come attore di comunità.

Chi ha lunga memoria ricorderà che tale dramma della S.I., associato ai successivi errori fino all’Aventino, determinò il tragico epilogo della definitiva vittoria di Mussolini.

Nonostante ciò, dopo il ventennio fascista la sinistra italiana non comprese la lezione, infatti ben presto si consumò la Scissione di Palazzo Barberini e la nascita del PSDI, foriero della definitiva sconfitta della sinistra italiana del 1948, che consegnò definitivamente l’Italia alla Democrazia Cristiana, nonostante la positiva esperienza della vittoria siciliana del Blocco del Popolo, anticipatore del Fronte Democratico Popolare (Dicembre 1947 – Aprile 1948) che perse, appunto, le elezioni nazionali contro la DC di De Gasperi.

Con la Scissione dell’EUR del 12 Gennaio 1964, nacque dal PSI di De Martino il PSIUP di Vecchietti, e successivamente, nel 1966, il Partito Socialista Unificato (PSI e PSDI) dalla cui scissione si ebbero, prima, l’alternativa di sinistra di De Martino e, successivamente, con l’ascesa e rovinosa caduta di Craxi una nuova serie di scissioni: Lega dei Socialisti, 1981; Rinascita Socialista, 1993; Federazione dei Socialisti, e Federazione Laburista,1994.

Sempre alla fine degli anni sessanta, a “sinistra” del PCI si collocarono svariate piccole formazioni e consistenti gruppi extraparlamentari quali Lotta Continua, Avanguardia Operaia e, successivamente Democrazia Proletaria.

Omettendo volutamente il ruolo del Partito Radicale e, a partire dal 1986, la presenza dei Verdi, attraverso altre vicissitudini, più o meno significative, si arrivò nel 1991 all’importante svolta della Bolognina nella quale il PCI, unico partito rimasto in piedi dopo Tangentopoli, sancì il suo scioglimento, nei due tronconi PDS e PRC.

Con il PDS, il vecchio PCI, aprì all’esperienza delle correnti e, consapevole della sua nuova funzione storica, anche in ragione della ormai caduta del Muro di Berlino, avviò un percorso di lenta trasformazione che portò, prima, all’Alleanza Progressista di Occhetto (1994) e, successivamente a L’Ulivo (1995) di Prodi.

Il Partito Democratico  (2007 – Democratici di Sinistra, Democrazia e Libertà, La Margherita, e altre formazioni minori), sanciranno tale processo di trasformazione in cui, finalmente, proveranno a convivere le diverse culture di riferimento del PD: la socialdemocrazia, il cristianesimo, sociale e il liberismo sociale.

I segretari del PD, fino al primo avvento di Renzi, nel Dicembre 2013, saranno rispettivamente  Veltroni, Franceschini, Bersani ed Epifani. Renzi, rieletto con una forte maggioranza, ritornerà il 7/5/2017 dopo la breve parentesi reggente di Orfini.

Il seguito è attualità con l’ennesima scissione di Articolo Uno e la formazione di Campo Progressista, che assieme alle altre presenze di ispirazione di sinistra esistenti presentano il “campo” della sinistra italiana come una costellazione di orti e orticelli che poco sembrano assomigliare alla ricercata dimensione progressista, nonostante l’ottimistico auspicio di “incantamento” fra Matteo e Giuliano da parte di Eugenio Scalfari.

Ma oltre all’incapacità di stare assieme vi è un’altra brutta abitudine nella storia della Sinistra Italiana: la demonizzazione dell’avversario, brutto retaggio della pseudo cultura stalinista. L’indirizzare, cioè, prioritariamente lo scontro politico contro qualcuno invece che a favore di un confronto serrato e costante in programmi chiari, brevi e fattibili. Documentare questa affermazione è, ovviamente, opera di impegno enciclopedico basta però citare gli innumerevoli errori fatti nei confronti del Cavaliere e, ora, nei confronti di Grillo. In verità bisogna però ammettere che l’unico a non essere incappato in tale errore è stato Prodi, non a caso ha sconfitto sempre Berlusconi.

E’, dunque, per l’incapacità di stare insieme e demonizzare l’avversario che, a parer mio, capetti di ieri e di oggi, con annesse corti di circostanza/convenienza, pur di sopravvivere, hanno smantellato una Governance diffusamente territorializzata per scimmiottare americanismi sottraendo, di fatto, il voto diretto ai cittadini italiani, salvo far finta di stupirsi che ormai l’elettorato è inferiore al 50%.

“Fisiologico” dicono i commentatori “succede in tutte le democrazie occidentali”. E per l’afflusso al Referendum del Dicembre 2016 che risposte hanno i Soloni delle tendenze e dei flussi di voto?

In questo quadro siamo finiti nelle mani di una ristretta oligarchia di privilegiati che quando non fa Leggi ad personam si garantisce la sopravvivenza con leggi di salvaguardia della casta. Bernardo Valli nell’Espresso di questa settimana ricorda l’intervento del 1959 di Aldo Moro al Congresso DC. Una lunghissima, colta e sottilissima relazione in cui si cercavano di conciliare gli opposti.

Non sono mai stato democristiano e ho contrastato quel grande partito nelle scelte che ritenevo sbagliate in rapporto alla mia adesione e attiva militanza nel PCI (1968/1991).

In tutto ciò, ho sempre cercato di capire il segreto della lunga egemonia della DC in Italia che era allora, davvero, una delle potenze mondiali e non una delle potenziali nazioni a rischio default in una Unione Europea che ormai disconosce all’Italia perfino gli aiuti economici per il meritevole impegno nei confronti di un esodo più che biblico e che cambierà irreversibilmente le sorti del mondo, quale finora l’abbiamo conosciuto.

Foto da Internet

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One Response to La Sinistra Italiana e quell’irresistibile voglia di dividersi sempre

  1. Carlo Barbieri Rispondi

    5 luglio 2017 a 11:49

    Non smetterò mai di ripeterlo: la sinistra italiana non si è mai lasciata battere dalla destra. Ha provveduto sempre a suicidarsi.

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