La risposta più bella, la voce più forte

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La scuola di Racalmuto ha saputo portare in piazza la dignità di un intero paese e l’orgoglio di appartenza. Una lezione di cittadinanza, legalità e diritto. Una parola d’ordine condivisa: no alla violenza. 

 

Un'immagine della manifestazioneLa risposta più bella. La voce più forte. Non poteva esserci reazione migliore alla violenza, al’intimidazione, al vandalismo. La scuola, con i suoi alunni e i suoi insegnanti, ha saputo trascinare in piazza famiglie, parrocchie, circoli ricreativi, giovani e anziani. Dalla scuola, ancora una volta, arriva un segnale preciso e pulito capace di coinvolgere la comunità di Racalmuto che attraversa uno dei suoi periodi più critici. Ancora una volta, perché già in passato – dopo la stagione delle stragi in piazza, dopo l’uccisione del povero Simone Farrauto – la scuola aveva saputo reagire. E come sempre, lo ha fatto senza ambiguità, senza prestare il fianco a strumentalizzazioni, senza cavalcare proteste più o meno interessate.

In un paese economicamente allo stremo, socialmente frantumato, dove c’è sempre qualcuno pronto a soffiare sul fuoco per alimentare divisioni o additare falsi responsabili, nella Racalmuto dove c’è anche chi sussurra che “si stava meglio quando si stava peggio” – facendo finta di dimenticare le violenze, le prevaricazioni, la cattiva amministrazione e lo sperpero di denaro pubblico, insomma le cause profonde dei disagi di oggi – la scuola ha reagito fornendo una lezione alta di dignità, di identità sociale, di legalità e di etica collettiva.

Basterebbe questo per sentirsi orgogliosi. Fieri di appartenere a una cittadinanza che, nei momenti più difficili, è in grado di mobilitarsi, di trovare parole d’ordine condivise (e in questo caso la parola era questa: no alla violenza), di saper tracciare linee nette, al di fuori di ogni ambiguità e di sdrucciolevoli verità relative. Parlano i fatti. E i fatti sono questi ragazzi, questi insegnanti, questi genitori, questi vecchi che sono scesi in piazza per protestare contro una bravata (se è una bravata, ma che comunque non è una ragazzata), un vandalismo intimidatorio che si è accanito contro la scuola, che sia pur bistrattata, sia pur lasciata sola e trascurata, come hanno spiegato bene i docenti di Racalmuto, continua ad avere un valore non tanto e non soltanto simbolico, ma di centro concreto di appartenenza, di crescita, di educazione e di formazione culturale.

Dentro la protesta civile promossa dalla scuola di Racalmuto si possono così ritrovare i sentimenti di tanti cittadini che ogni giorno si sentono magari soli, deboli o ignorati, ma che nell’impegno quotidiano, nei valori che trasmettono ai loro figli, non si smarriscono perché sanno bene dove sta il giusto e l’ingiusto, il diritto e la sopraffazione.

In questa giornata così ricca di significati, in questa Racalmuto che dopo un lungo silenzio ha saputo ritrovare una voce forte e sicura – grazie alla scuola, in nome della scuola e del futuro dei propri figli – è bello ritrovare l’amore per i propri luoghi e per la propria dignità troppo spesso feriti e mortificati.

E’ bello poter rivedere, tra i racalmutesi scesi in piazza, una rappresentanza folta e appassionata di quei siciliani di cui così parlava Leonardo Sciascia: “Io credo nei siciliani che parlano poco, nei siciliani che non si agitano, nei siciliani che si rodono dentro e soffrono… Questo popolo ha bisogno di essere conosciuto ed amato in ciò che tace, nelle parole che nutre nel cuore e non dice”.

La gente di Racalmuto, facendosi sentire, oggi ha detto le parole autentiche che nutre nel cuore.

Gaetano Savatteri

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