La politica dell’annacamento: massimo movimento con il minimo spostamento

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Racalmuto: la politica cerca un sindaco. Salvatore Alfano racconta a modo suo i moti ondosi della politica locale. Contatti, riunioni, telefonate. Destra, sinistra e centro alla ricerca di nomi. Molti sgomitano per spartirsi una torta che non c’è più.

 

Un ondeggiare continuo. Questo è quello che immagino di vedere in piazza a Racalmuto. I politici, gli aspiranti tali, i potenziali sindaci, gli esperti, i millantatori, i puttanieri, si “annacano” di qua e di là alla ricerca di consensi o nel tentativo di confondere gli avversari.

Le riunioni tingono le serate, ormai primaverili, che si fanno sempre più tiepide.

I pellegrinaggi, ora verso la casa del Popolo, ora verso piazza Castello sono sempre più frequenti.

Quella che ancora viene chiamata sinistra cerca il candidato che possa mettere d’accordo il volere di tutti gli appartenenti; si preferirà una donna che, come da copione possa rappresentare un “dietro le quinte” o la scelta cadrà su un nome di sicuro peso ma di improbabile gradimento? Si aspettano le primarie. Primarie che non arrivano mai e già c’è chi abbandona la nave accusando lo schieramento di eccessivo immobilismo, tanto da fargli affermare pubblicamente che anche gli amici lo sconsigliano di seguirne le sorti.

La strada verso piazza Umberto I° appare sempre più lucida. I frequenti e continui passi, in un senso e, dopo nell’altro, ne hanno ormai levigato il selciato. Si vocifera di strane alleanze, di viaggi nel capoluogo, di possibili incontri, di ritiri imminenti, piuttosto che di sciolte riserve. Non dimentichiamo che l’interesse sembra anche molto indirizzato verso la figura del vicesindaco. Sarebbe un bel piazzamento, privi della responsabilità da primo cittadino, si potrebbe assurgere a gloria sollevati da un’incombenza di prima linea.

Racalmuto, passeggiando passeggiando

Racalmuto, passeggiando passeggiando

I moderati, chiamiamoli così, essendo rimasti orfani del candidato rappresentativo, sciogliendo le righe, si sono accasati in una sorta di strana coalizione che vede insieme espressioni della destra, sinistra e centro.

Due vecchi volponi cercano disperatamente casa. Nessuno li vuole. Ma loro, mischiando le carte,  vendono solo il fumo di un arrosto che non hanno. Pesano le bollette telefoniche, tante sono le interurbane che da Racalmuto raggiungono luoghi fuori provincia alla ricerca di confronti, consigli, offerte. La destra che appare ferma nel suo proponimento di andare avanti anche da sola, appare sempre più il Don Chisciotte contro i mulini a vento.

Le uniche stelle brillano solo nel firmamento. Timide direttive tentano di varcare lo stretto e raggiungere sparuti seguaci locali. Candidati che si adontano prima perché inseriti in possibili rose, si sdegnano allorchè estromessi da ipotetiche candidature e, timidamente vorrebbero far intendere che nulla è perduto, per vincere si può arrivare anche dopo.

In tutto questo intreccio che farebbe invidia a un giallo di Agatha Christie e che vede ormai concorrenti senza bandiere, disposti a transitare da uno schieramento a un altro, una cosa non mi è chiara: perché tutti si affannano  per sedere a tavola e spartirsi una torta che non c’è più e nessuno sgomita per stilare programmi che possano risolvere i problemi di questo ormai misero paesello?

In questo luogo chiamato, forse a torto, “della ragione”, potremo mai farcene una ragione?

 

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