La pace è in fondo al mare di Gela. Le immagini in un film

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CONVEGNO. La giornata della pace internazionale del 21 settembre segna un evento importante. Nel 424 A.C per stabilire la pace tra Lentini e Siracusa, Gela invitò  tutte le città-stato della Sicilia a partecipare al “Congresso Generale sulla pace”, il primo del suo genere.  La città di Gela vuole ripristinare il suo ruolo – con un convegno tra esperti ed autorità religiose – e istituire una vera e propria “Accademia della pace”.  Durante i lavori del convegno “Invasioni di libertà”, sarà proiettata un’ anteprima del docu-film su turismo, cultura e archeologia. Ecco la presentazione di Tommaso Casini che ha collaborato al film del regista Eugenio Farioli Vecchioli

Da qualche anno è in corso in Italia il dibattito sulla necessità di fare rete in contesti geografici e storico-culturali omogenei di cui il nostro paese è ricco. Le regioni e le soppresse province italiane, nonostante la situazione economica sempre più difficile, sono riuscite a sviluppare dei progetti concreti frutto di relazioni visibili, con l’azione amministrativa e politica di armonizzazione innovativa, tra comunità e contesti cittadini più o meno grandi. Fino ad oggi purtroppo gli esempi virtuosi non sono stati numerosi.

La nave greca di Gela

La nave greca di Gela

Il riferimento è ai così detti ecomusei, alla rete di musei territoriali fuori dai circuiti delle grandi città, che possano favorire la riconoscibilità di un tessuto di relazioni storiche perdute a o poco conosciute, non solo per favorire il flusso diversificato del turismo, ma anche per rendere più consapevoli gli stessi abitanti dei luoghi interessati (Musei della Maremma, Valdarno Musei, le reti degli Ecomusei lombardi e piemontesi).

Interrogarsi sulle modalità di sviluppo di un turismo consapevole, diversificato e decentrato per interessi, tempo a disposizione, e anche per disponibilità economica, significa lavorare sull’idea della rete dei contesti culturali omogenei che può dare frutti di lungo periodo molto significativi per l’economia della conoscenza.

Tommaso Casini

Tommaso Casini

Prendiamo il caso della Sicilia con le abrogate province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna, che sono divise da confini apparenti e accomunate invece da una forte omogeneità di carattere paesaggistico, culturale e storico-artistico. Molti piccoli e medi centri sono tagliati fuori dai flussi del turismo perché singolarmente non riescono a far emergere la propria specificità, talvolta di grande importanza, per capire il contesto complessivo, adombrati dalla diffusa e deformante idea che solo i principali musei e i grandi siti archeologici, soddisfino la curiosità dei visitatori. Chi giunge ad esempio la Valle dei Templi di Agrigento o Piazza Armerina, raramente pensa di visitare anche Licata, Ravanusa, Gela, o Aidone/Morgantina, la cui storia dall’antichità in poi è strettamente interrelata.

Le ragioni di questo empasse sono molteplici: vanno dalla mancanza di valorizzazione e programmazione territoriale alle lungaggini burocratiche; dalla mancanza di finanziamenti mirati o dal loro sperpero, fino al degrado e alla vandalizzazione di siti appena restaurati.

La facoltà di Arti, turismo e mercati, dell’Università IULM di Milano, lo scorso mese di luglio, ha avviato una convenzione mediante la sua struttura Archeoframe, con il neonato  Micos (Mediterrenean International Center of Studies) di Gela, già consorziato con le Università di Coimbra e Cadice per la realizzazione di progetti volti ad approfondire la conoscenze storiche e archeologiche della città. In particolare, il primo progetto di collaborazione, prevede la realizzazione di un documentario sul tema degli sbarchi dall’antichità ai giorni nostri.

Progetto del Museo delle navi di Gela

Progetto del Museo delle navi di Gela

L’idea di questa collaborazione nasce dalla consapevolezza che le attività di ricerca, didattiche, e in generale di formazione e conoscenza di contesti non valorizzati come meriterebbero, possano avere una visibilità efficace se veicolate attraverso esempi di buona comunicazione, sulla linea di proposte programmate di reti culturali.

Gela, per la sua collocazione geografica al centro della costa meridionale della Sicilia, ha una storia di sbarchi, tra i più decisivi per la storia del Mediterraneo. Gli sbarchi sono sempre stati momento di inizio di radicale trasformazione del suo destino specifico e dell’intera storia dell’isola.  Dall’arrivo degli ecisti rodio-cretesi nel 689 a. C che fondarono la città, al tiranno agrigentino Finzia che la distrusse, dagli arabi che la utilizzarono come cava per la loro città “delle colonne”, fino a Federico II che ne cambiò il nome in Terranova. Poi la Gela del ventennio che ne recuperò il nome antico, lo sbarco americano, gli sbarchi delle petroliere dopo l’arrivo dell’Anic/Eni che costruì il petrolchimico, fino agli sbarchi dei migranti dal nord Africa.

Il tratto di mare antistante alle città di Gela e Licata, e la costa su cui sono collocate, è stato dunque teatro di celebri sbarchi e battaglie navali nel corso della storia. Dalle guerre greco/puniche alla battaglia di Capo Ecnomos nel  256 a. C. tra Roma e Cartagine, raccontata da Polibio nei pressi di Licata, alla scorreria del corsaro ottomano Dragut, nel 1553, fino appunto allo sbarco degli americani, tra il 9 e l’11 luglio 1943. Tucidide, Diodoro siculo, Polibio, Virgilio, e altre fonti storiche e letterarie, narrano di Gela in rapporto alla sua condizione geografica aperta sul mar Mediterraneo e alle sue rotte.

Il documentario, le cui riprese si sono svolte a fine luglio scorso,  parte dalla considerazione della tematica dello sbarco come condizione determinante che caratterizza la costa gelese e le sue testimonianze storiche e umane. Il ritrovamento a metà degli anni ’90 di tre imbarcazioni greche, datate fine VI inizi V sec. a. C., a poca distanza dalla costa, e la loro auspicabile prossima esposizione in un Museo archeologico delle navi di Gela, costituisce il punto di partenza da cui si è voluto incentrare il docufilm, che verrà presentato in anteprima il 21 settembre prossimo a Gela, in occasione del Convegno per la Pace, rievocazione del 424 a. C., primo congresso della storia, per stabilire la pace tra Lentini e Siracusa. Cultura, conoscenza storica e pratica della pace, sono stati sempre indissolubilmente legati tra di loro.

Le fortificazioni greche di Gela

Le fortificazioni greche di Gela

Chi scrive, conosce l’impegno entusiasta e gli sforzi di realtà locali come gli attivi Gruppi archeologici di Gela Triskelion , quello licatese Finziade, il Kalat di Campobello di Licata, come l’Associazione Sicani del Monte Saraceno, quest’ ultimo da anni ormai impegnato nella denuncia per lo stato di degrado dell’importante sito archeologico di Ravanusa. Cittadini attivi che collaborano a campagne di scavo, organizzano visite guidate e si battono con la loro competente azione di svolgere un recupero del senso storico e culturale delle loro città, quando spesso le amministrazioni e la Soprintendenza latitano. Azione impervia, ma di alto valore etico e culturale, che se convogliata su obiettivi specifici e comuni potrebbe moltiplicare la sua forza. I membri di queste associazioni, in gran parte giovani, sono la generazione che ha iniziato a intravedere un possibile futuro di sviluppo economico improntato al contributo fondamentale  della conoscenza, per invertire un destino che vede incombere il degrado delle cessate attività industriali, o prossime al declino, di questa linea di fronte della ancora irrisolta e sempre più complessa “questione meridionale”.

Tommaso Casini*

*Docente di Museologia e storia della Critica d’arte
presso l’Università IULM di Milano

 

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