La forza e il coraggio di Martina incantano anche il Papa

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“Coraggiosa, Martina, eh? “, ha sottolineato Francesco davanti a oltre settantamila giovani che ieri lo hanno incontrato al Circo Massimo a Roma, dopo avere ascoltato l’intervento di Martina Sardo, studentessa di Racalmuto.

Ci voleva Martina per sorprendere Papa Francesco ieri al Circo Massimo, durante l’incontro con i giovani di tutt’Italia che si sono ritrovati, in attesa del Sinodo di ottobre, inseguendo mille strade verso Roma, così come recita il motto delle due giornate romane dedicate ai giovani.

Ci voleva Martina da Racalmuto – diocesi di Agrigento – per incuriosire così tanto il Papa: “È coraggiosa, Martina, eh? – ha sottolineato Francesco davanti a oltre settantamila ragazze e ragazzi – Scuote la nostra stabilità, e anche parla con fuoco! Io avrei voglia di domandarle, se forse è la nipote di San Giovanni Crisostomo per come parla, così forte, con tanta forza!”.

Martina Sardo, 24 anni, studentessa universitaria di Racalmuto, sul palco del Circo Massimo ha dialogato, assieme ad altri giovani, col Pontefice. Martina, visibilmente commossa, ma sciolta e parlando a braccio, ha rivolto al Papa domande sul discernimento nella vita e l’idea di impegno e responsabilità nei confronti del mondo che i giovani si stanno facendo in questo tempo.

L’intervento di Martina Sardo sul palco del Circo Massimo

Qualche tempo fa, un professore mi fece riflettere su come la nostra generazione non sia capace neppure di scegliere un programma in tv, figuriamoci di impegnarsi in una relazione per la vita – ha detto Martina – In effetti, io faccio fatica a dire di essere fidanzata. Preferisco, piuttosto, dire che ‘sto’: è più semplice! Comporta meno responsabilità, almeno agli occhi degli altri! Nel profondo, però, sento fortemente di volermi impegnare a progettare e a costruire fin da adesso una vita assieme. Allora mi chiedo: perché il desiderio di intessere relazioni autentiche, il sogno di formare una famiglia, sono considerati meno importanti di altri e devono essere subordinati a seguire una realizzazione professionale? Io percepisco che gli adulti si aspettano questo da me: che prima raggiunga una professione, poi inizi ad essere una ‘persona’. Abbiamo bisogno di adulti che ci ricordino quanto è bello sognare in due! Abbiamo bisogno di adulti che pazientino nello starci vicino e così ci insegnino la pazienza di stare accanto; che ci ascoltino nel profondo e ci insegnino ad ascoltare, piuttosto che ad avere sempre ragione! Abbiamo bisogno di punti di riferimento, appassionati e solidali”.

E ancora, rivolgendosi a Francesco: “Non pensa che all’orizzonte siano rare le figure di adulti davvero stimolanti? Perché gli adulti stanno perdendo il senso della società, dell’aiuto reciproco, dell’impegno per il mondo e nelle relazioni? Perché questo tocca qualche volta anche i preti e gli educatori? Io credo che valga sempre la pena di essere madri, padri, amici, fratelli… per la vita! E non voglio smettere di crederci!”.

Parole forti che hanno fatto commuovere i tanti presenti e anche chi ha seguito l’incontro in tv. Martina ha poi abbracciato Papa Francesco che ha ringraziato la giovane racalmutese per il suo coraggio.


È coraggiosa, Martina… – ha detto il Santo Padre – Lei ha messo il dito nella piaga: scegliere quello per tutta la vita, la scelta dell’amore… la libertà di ciascuno è un dono grande, un dono che ti è dato e che tu devi custodire per farlo crescere, fare crescere la libertà, farla sviluppare; la libertà non ammette mezze misure. E lei puntava sulla libertà più grande, che è la libertà dell’amore: ma perché io devo finire la carriera universitaria prima di pensare all’amore? L’amore viene quando vuole – il vero amore. E’ un po’ pericoloso, parlare ai giovani dell’amore? No, non è pericoloso.

‘Perché faccio fatica – diceva lei – a dire che sono fidanzata?’. Cioè, a mostrare, a far vedere quella carta d’identità nuova nella mia vita? Perché è tutto un mondo di condizionamenti…
Il nemico più grande dell’amore è la doppia vita: avete capito? O devo essere più chiaro? Il nemico più grande dell’amore non solo è non lasciarlo crescere adesso, aspettare di finire la carriera, ma è fare la doppia vita, perché se tu incominci ad amare la doppia vita, l’amore si perde, l’amore se ne va. Perché dico questo? Perché nel vero amore, l’uomo ha un compito e la donna ha un altro compito. Voi sapete qual è il più grande compito dell’uomo e della donna nel vero amore? Lo sapete? La totalità: l’amore non tollera mezze misure: o tutto o niente. E per fare crescere l’amore occorre evitare le scappatoie. L’amore deve essere sincero, aperto, coraggioso. Nell’amore tu devi mettere tutta la carne al fuoco: così diciamo noi in Argentina… Pensate bene all’amore, pensateci sul serio. Non abbiate paura di pensare all’amore: ma all’amore che rischia, all’amore fedele, all’amore che fa crescere l’altro e reciprocamente crescono. Pensate all’amore fecondo”.

L’incontro di ieri e di oggi con il Papa è stato preceduto da un intreccio di tanti cammini. E il Papa, chiudendo il suo intervento, ha ringraziato i “giovani pellegrini” che hanno percorso “strade e sentieri d’Italia, in mezzo ai tesori di cultura e di fede che i vostri padri hanno lasciato in eredità. Avete attraversato – ha detto – i luoghi dove la gente vive e lavora, ricchi di vitalità e segnati da fatiche, nelle città come nei paesi e nelle borgate sperdute”.

Tra questi pellegrini molti provenienti dalla Sicilia e dalla provincia di Agrigento. Con Martina Sardo che, con il suo entusiasmo, la sua fede e il suo “coraggio”, li ha rappresentati tutti, facendosi portavoce di quelle domande che hanno in qualche modo scosso, un sabato pomeriggio di mezza estate, anche il Papa.

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