La Fondazione Sciascia e il dovere di fare

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LA POLEMICA. Qual è il futuro della Fondazione Sciascia? Gaetano Savatteri che ha aperto il dibattito sul rischio di chiusura della Fondazione, traccia un bilancio. E lancia una proposta: un grande dibattito pubblico sulle sorti dell’istituzione, a trent’anni dalla morte di Leonardo Sciascia

Cos’è la Fondazione Leonardo Sciascia di Racalmuto? Un centro culturale? Una pinacoteca? Una biblioteca? Un istituto di ricerca? Non lo sappiamo. Non lo sa nessuno con precisione, e questo è il problema. Sappiamo, come dice lo statuto, che ha il compito di “diffondere la conoscenza del pensiero e dell’opera dello scrittore e promuovere attività di elevazione civile e culturale”.

Ma in che modo? Sempre lo statuto dice che la Fondazione deve “consentire, agevolare e promuovere la consultazione e lo studio delle opere letterarie e dei documenti che saranno donati dagli eredi di Leonardo Sciascia e che saranno catalogati ed ordinati, secondo i criteri contenuti nella lettera di Leonardo Sciascia trascritta nella delibera del Consiglio Comunale di Racalmuto del 20 dicembre 1989”.

Gaetano Savatteri

Parto da qui per tirare una linea. Per capire se la Fondazione  in trent’anni ha veramente consentito, agevolato e promosso la consultazione e lo studio dei documenti donati da Leonardo Sciascia prima di morire. Devo essere sincero? A me non sembra, visto che ancora oggi né la catalogazione né l’ordinazione dei documenti e delle opere letterarie sono definite – anche se questo giornale ha pubblicato un elenco informale –  e quindi i documenti non sono realmente disponibili al pubblico o accessibili via internet o consultabili dagli interessati. Ma ci torneremo.

Il dibattito di questi giorni ha dato alcune certezze, fornite dagli stessi protagonisti. Laura Sciascia, una delle figlie dello scrittore, ha assicurato che la Fondazione non chiuderà, il che è già un bel risultato. Suo marito, Salvatore Fodale, consigliere di amministrazione della Fondazione, su questo giornale, ha ammesso che manca una “programmazione d’insieme”. Due notizie contrastanti, ma entrambe importanti.

Per arrivare a queste conclusioni è stata necessaria una polemica, innescata dal mio articolo. E a questo proposito devo chiarire due cose.

La prima: dietro al mio articolo non c’è alcun interesse per il ruolo di consigliere di amministrazione della Fondazione, avendo detto più volte che preferisco fare altro.

La seconda: dietro al mio articolo non c’è la regia o il suggerimento di Felice Cavallaro, componente del Cda della Fondazione ingiustamente attaccato da Salvatore Fodale che forse ha nutrito questo sospetto. Con Felice Cavallaro siamo amici da sempre, su molte cose abbiamo opinioni concordi, altre volte ci troviamo in disaccordo, ma è un’offesa alla nostra intelligenza ritenere che qualcuno detti e qualcuno scriva. Ed un’offesa all’intelligenza di Salvatore Fodale, che non ricordo di aver mai visto né conosciuto, ritenere che ci sia una manovra, come ha lasciato intendere scompostamente nella sua risposta al mio articolo. Fodale non deve scusarsi con me, non ne ho bisogno, ma forse dovrebbe farlo con Cavallaro se intende continuare a lavorare assieme a lui nel Cda della Fondazione.

Fodale non deve scusarsi con me, non ne ho bisogno, ma forse dovrebbe farlo con Cavallaro se intende continuare a lavorare assieme a lui nel Cda della Fondazione.

Allora perchè scrivo sulla Fondazione? E perchè adesso e non prima? Scrivo perchè è l’unica cosa che so fare. Scrivo perchè mi diverto ancora a lanciare sassi negli stagni. E scrivo perchè – forse non tutti lo sanno – sono un contribuente siciliano, in particolare di Racalmuto. E poichè anche dalle mie tasse vengono le centinaia di migliaia di euro che la Regione e il Comune hanno versato negli anni nelle casse della Fondazione, come ha spiegato Gigi Restivo, pretendo di sapere come vengono e verranno spesi questi soldi, nel presente e nel futuro. Scrivo perchè la Fondazione Sciascia è stata costituita dal Comune in cui sono ancora oggi residente. Scrivo perchè mi appassiono non tanto alla mia terra, ma piuttosto alla gente della mia terra.

La Fondazione ha problemi economici? Non mi pare, se è vero che detiene un tesoretto di oltre centocinquantamila euro nei suoi conti. La Fondazione, semmai, ha un problema di ordinaria amministrazione. Un Cda immobile, per ammissione dei suoi stessi componenti – da Fodale, al sindaco e presidente Emilio Messana, all’assessore Oriana Penzillo – un comitato di vigilanza mai definito, un Cda che deve sostituire due suoi componenti e uno statuto che prevede la successione dinastica dei due membri espressi dalla famiglia Sciascia e designati dallo scrittore (per me, repubblicano da quattro generazioni, un’aberrazione da ancien régime, di desueta natura monarchica, non so quanto legalmente valida nell’Italia di oggi).

Ma andiamo al sodo. Se per anni la Fondazione si è andata strutturando, adesso dopo trent’anni non ci sono più alibi. Non è possibile che non siano visibili in nessun sito, né in quello ufficiale né in quello del sistema bibliotecario nazionale,  i titoli dei libri della sua biblioteca (faccio presente che perfino il Circolo Unione di Racalmuto, un circolo privato e ristretto, mette sul suo sito, a disposizione di tutti, l’elenco dei libri e dei documenti che detiene). Non è possibile che ancora oggi sia inaccessibile l’elenco delle lettere inviate a Sciascia, donate dallo scrittore e custodite in Fondazione, nonostante questo elenco esista e malgrado alcuni studiosi di fiducia abbiano privatamente accesso ai documenti.

Non è possibile che ancora oggi sia inaccessibile l’elenco delle lettere inviate a Sciascia, donate dallo scrittore e custodite in Fondazione, nonostante questo elenco esista e malgrado alcuni studiosi di fiducia abbiano privatamente accesso ai documenti.

Ma, soprattutto, non è possibile che in una Sicilia così deprivata, in una provincia depressa come quella di Agrigento, un’istituzione come la Fondazione Sciascia sia immobile. Salvatore Fodale, con un lapsus forse freudiano, si è lamentato dall’ “attivismo invasivo” di Cavallaro, colpevole quindi di voler fare qualcosa. Giustamente, Calogero Giglia ha ricordato che in Sicilia viene punito il “peccato di fare”. Ma la Fondazione non può essere l’ultima ridotta del Gattopardo (libro, peraltro, sul quale Sciascia esprimeva molte riserve, sul piano ideologico). La Fondazione ha il dovere di fare. Sbagliando, esagerando, ma deve fare.

La Fondazione ha il dovere di fare. Sbagliando, esagerando, ma deve fare.

La prima cosa che deve fare la Fondazione è dotarsi di un coordinatore organizzativo: qualcuno che metta insieme progetti, raccolga idee, cerchi risorse, elabori programmi, coinvolga energie ed entusiasmi. Ci sono tanti giovani in gamba, brillanti e dinamici, trattenerne uno in Sicilia sarebbe già un risultato, piuttosto che farlo fuggire altrove. Non si venga a dire che occorre cambiare lo statuto, inciso nella pietra, eterno e immutabile. Già oggi, senza cambiare niente, la Fondazione si avvale del contributo di un consulente tributario e di un segretario aggiunto del Cda, figure non previste dallo statuto, ma profili tecnici ritenuti essenziali.

La Fondazione ha il dovere di fare. E ha il dovere di agire come lievito in questo territorio dissanguato dalla crisi e dalla nuova emigrazione e dal disagio.

La Fondazione ha il dovere di fare. E ha il dovere di agire come lievito in questo territorio dissanguato dalla crisi e dalla nuova emigrazione e dal disagio.

Ma è mai possibile che in un paese dove la biblioteca comunale è chiusa, una Fondazione così grande e bella e funzionale non accolga nel pomeriggio gli studenti e le studentesse mettendo a disposizione i suoi spazi, la sua biblioteca, i suoi accessi ad internet? A me sembra folle e insensato. Ma forse c’è chi preferisce chiudersi nella torre d’avorio e trasformare un’istituzione culturale in un fortino isolato.

Magari le mie idee sono sbagliate. E’ possibile. Non sono di quelli che credono di avere sempre la verità in tasca. Per questo penso che si debba aprire un dibattito pubblico sul futuro della Fondazione. Aperto al sindaco, agli assessori, ai consiglieri comunali. Aperto ai cittadini. Aperto agli editori e agli scrittori. Aperto ai responsabili di altre fondazioni e istituzioni culturali siciliane. Per confrontarsi con la Regione, con i suoi vertici istituzionali e tecnici. “Idee per una Fondazione”, diciamo così. Per parlare, discutere e litigare, se si vuole.

Se i consiglieri di amministrazione della Fondazione vorranno partecipare sarà importante sapere cosa pensano. Chi preferirà invece ritirarsi nel silenzio, nello sdegno per la lesa maestà, nella turris eburnea o nel risentimento, faccia pure. Ma è finito il tempo dell’immobilismo. Adesso è il tempo di fare. Il tempo del “dovere di fare”. Perchè altrimenti la Fondazione Sciascia morirà assieme alla Sicilia tutta.

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