La festa dell’8 marzo e il ricordo sbagliato del 25 marzo 1911

|




La Festa della Donna viene spesso associata al terribile incendio che a New York uccise 126 donne. Un equivoco storico, visto che il disastro si verificò in realtà il 25 marzo. E tra quelle vittime c’erano molte siciliane. La ricostruzione di Ester Rizzo che ha scritto il libro “Camicette bianche”, presto in uscita per Navarra Editore

di Ester Rizzo

La cronaca del disastroAvendo constatato quanti post e quanti articoli non veritieri circolano in questi giorni desidero precisare che l’8 marzo del 1908 non scoppiò alcun incendio nella fantomatica fabbrica Cotton. La data della Giornata Internazionale della Donna è una data convenzionale. Il vero incendio che scoppiò a New York nella fabbrica Triangle Weist Company si verificò il 25 Marzo 1911 e 126 operaie morirono. Tra queste 38 erano italiane : 23 siciliane,due lucane,1 campana,5 pugliesi. Delle altre resta ancora sconosciuto il luogo di provenienza. Tra i comuni siciliani annoverano 3 vittime Marsala, 2 Casteldaccia, 1 Licata, 1 Marineo, 3 Cerda, 3 Bisacquino, 1 Noto, 2 Cerami, 2 Sperlinga, 2 Sciacca, 1 Palermo, 2 Mazara del Vallo.

 

Venticinque Marzo 1911: una data lontana nel tempo ci riporta al terribile rogo in cui morirono 126 operaie della fabbrica Triangle Shirwaist Company di New York. E’ questo uno degli eventi che si ricorda ogni anno l’8 Marzo per la Giornata Internazionale della donna.

Centoventisei nomi, per la maggior parte ebrei e italiani, che sono rimasti nella memoria come una storia collettiva di sfruttamento, di dolore e di morte, senza lasciare tracce di anime e individualità.

Tra queste vittime trentotto erano italiane. Pochi i dati a disposizione, desunti da un frettoloso certificato di morte e da alcuni rapporti della Croce Rossa spesso erronei e approssimativi. Poche righe per riassumere una vita divorata dal fuoco.

Chi erano queste donne coraggiose che avevano sfidato l’oceano per conquistare una vita più dignitosa e più libera? Per raggiungere il sogno americano?

Di una decina appena si conosceva il luogo di provenienza.

Decidiamo così di iniziare una ricerca per sottrarle all’oblio.

Iniziamo un viaggio che spesso si dimostra faticoso, sia mentalmente sia fisicamente.

Iniziamo a incrociare centinaia e centinaia di nomi sui registri di sbarco a Ellis Island.

Iniziamo a percorrere centinaia e centinaia di chilometri nelle terre di Sicilia, dal mare al cuore di questa regione, fra montagne e paesi caparbiamente abbarbicati sulle rocce.

Una foto dell'edificio in fiammeDai registri ingialliti del 1800 emergono finalmente con certezza i luoghi di nascita di queste ragazze, si iniziano a intravedere brandelli della loro storia, del loro nucleo familiare, delle vie dove avevano mosso i primi passi.

Non ci possiamo più fermare questa ricerca diventa quasi un atto di giustizia tardivo nei loro confronti.

Storie di donne, storie di paesi di pietra, storie di lunghi e disagiati viaggi. Storie di coraggio, di amori incompiuti, di sogni infranti. Piccoli, teneri, gentili ricordi immersi nel silenzio cui nessuno aveva dato voce. E mentre il racconto di questa storia si dipana e riempie le pagine bianche di tante microstorie sconosciute, scivola lieve l’immagine dei loro giovani volti ritratti in alcune foto color seppia dell’epoca.

Storie svelate che sono le storie non solo delle vittime ma delle madri, delle sorelle, delle figlie, avvolte in un grosso gomitolo di dolore.

E dalla cenere di quell’incendio emerge inoltre il coraggioso impegno di tante altre donne che lottarono e ottennero il miglioramento delle condizioni lavorative di operaie e operai. Al loro, si aggiunge oggi il nostro impegno affinché non siano dimenticate: Toponomastica femminile ne chiederà l’intitolazione di giardini e strade nei luoghi natali. Il Comune di Ne ha già dato il suo contributo.
Donne per le donne: “una lunghissima catena di solidarietà femminile che si srotola ancora oggi”.

Per non dimenticare.

Ester Rizzo

 

A breve la pubblicazione del libro “Camicette Bianche” (Navarra editore) che riporta alla luce l’identità delle vittime

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *