Se la democrazia nega se stessa

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Di fronte al fascismo che dilaga non solo in Italia, ma in tutt’Europa, è sempre sbagliato e pericoloso arretrare…

Alfonso Maurizio Iacono

Gli spari di Traini sono di matrice razzista ma anche fascista. Il fascismo non sono camicia nera, passo dell’oca, manganello, “libro e moschetto fascista perfetto”. Il fascismo oggi si può tingere di mille colori e non ha bisogno di marce militari. Il fascismo è la voglia di ordine e di dominio di chi, avendo perso privilegi, invece di prendersela con chi glieli ha rubati, che magari sono della stessa sua “razza”, se la prende con i più deboli, con coloro che sono al di qua della sfera del privilegio, che sono stranieri, che sono sentiti come una minaccia verso l’ultimo appiglio alla loro identità, quella di essere bianchi, italiani o padani.

Non c’è da sfumare tanto. Le dichiarazioni di Salvini sono chiare. Giustificano Traini e il suo atto. Il cinismo elettoralistico si associa a convinzioni di stampo fascista che sono evidenti ma non così semplici come possono apparire a prima vista. Accanto all’odio nei confronti dei migranti ci sta il tema del lavoro e dell’occupazione. Come dire: se gli italiani non hanno lavoro, la responsabilità è dei migranti di cui ci preoccuperemmo troppo. In questo modo, fascisticamente, si sposta l’obiettivo: i lavoratori e i disoccupati con chi debbono prendersela? Non con i poteri forti, non con coloro che li sfruttano o li lasciano sul lastrico, ma con i più deboli, con coloro che stanno lì senza far niente, che rubano, stuprano, sporcano. Il processo di progressivo impoverimento delle masse a cui sta portando il capitale finanziario, l’aumento della ricchezza dei pochi già ricchi e la crescita della povertà dei molti già poveri spinge verso la guerra tra chi, impoverito, si crede o si illude di essere ancora dentro la sfera dei privilegiati, e chi vi vuole entrare. Divide et impera: è la vecchia legge del potere che ancora funziona alla grande. Ogni sistema chiuso che si basa su una gerarchia rigida funziona così, funziona cioè al contrario della democrazia.

Quando accade quel che è accaduto, non si può sfumare. Bisogna prendere parte. Partecipare appunto significa decidersi da che parte stare. A Macerata è stato giusto e importante manifestare. Di fronte al fascismo che dilaga non solo in Italia, ma in tutt’Europa, è sempre sbagliato e pericoloso arretrare, convincersi che è più prudente non schierarsi oppure, peggio, decidere di fare il lavoro sporco che altrimenti lo farebbe la destra, così come ha fatto Renzi dichiarando che i migranti vanno aiutati a casa loro e come ha fatto il ministro dell’interno Minniti con la Libia. Male ha fatto il sindaco di Macerata a blindare la città, male hanno fatto il PD e l’ANPI nazionale a non aderire.

E’ segno che si ha paura e non è un buon segno. Come si dice, la speranza è l’ultima a morire e dunque spero (e temo il contrario) che il PD non sia prigioniero della tattica elettoralistica e del futuro scenario che lo vede in alleanza con Forza Italia e con la Lega per fare uno dei soliti pasticci all’italiana, anche se, a quanto pare, anche i tedeschi con la Grosse Koalition che vede insieme la Merkel con il SPD di Schulz hanno imparato da noi. I 5Stelle sembrano stare sulla luna, oscillano di qua e di là, ma devono dire da che parte stanno. Non basta il rancore verso la bruttezza degli altri partiti politici. Se lo scontro tra lavoratori e migranti, tra impoveriti e poveri dilagherà, a farne le spese sarà la democrazia, che già oggi, impegnata com’è a sostenere le oligarchie economiche e politiche e lo stato di crescente diseguaglianza, sta già negando se stessa e la sua stessa esistenza. Andrà a finire paradossalmente che solo un Berlusconi potrà salvarci!

L’ironia della storia talvolta è tale che, in questa campagna elettorale, che sembra il teatro delle mediocrità, perfino un’eventualità del genere potrebbe diventare reale.

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