La corsa al Colle

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Tra chiacchiere e distintivi

QuirinalePrepariamoci, sarà una settimana ricchissima di chiacchiere e di distintivi. Nomi su nomi, alla ricerca del profilo perfetto per il Quirinale. Il 18 di aprile a Camere riunite, con tanto di rappresentanti delle Regioni, cominceranno le votazioni, conti alla mano per il 25 di aprile dovremmo avere il nuovo Presidente della Repubblica. Sul suo nome però inutile illudersi nelle previsioni, com’è tradizione quello destinato ad uscire dalle urne è sempre diverso da quelli che si fanno alla vigilia, anzi i favoriti del prima, come Vaticano insegna, cadono all’atto di deporre le schede nelle urne.

Questa volta anzi, il quadro appare più complesso e frastagliato che mai. Le guerre interne al Pd, le divisioni nella neonata Lista Civica per Monti, giù tagliata in due, le ambizioni e le paure di Berlusconi, le stravaganze di Grillo, rendono il quadro in componibile. Il Presidente uscirà dagli umori delle ultime ore, dalle trame e dalle riflessioni disperate delle notti che precederanno l’ultima chiamata. Da Prodi a Marini passando per D’Alema, Emma Bonino e Cancellieri in tanti sperano di non essere troppo evocati alla vigilia per non uscire di scena al momento delle decisioni vere, ci spera Grasso, ci spera Letta, ci spererebbe lo stesso Berlusconi se i processi non offuscassero i suoi desideri. In tanti tramano e lottano, i Cinque Stelle evocano il web adorato per scegliere on line il nome magico, altri se la ridono.

Qualcuno ha buttato lì una possibilità di spariglio: eleggiamo la Boldrini, dalla Camera al Colle, quale maggior elemento di novità? C’è chi spera in un Presidente stagionato, un marpione della vecchia politica navigata, chi in un giovane salto generazionale, chi invoca la società civile e chi la saggezza appannata dei saggi. Si naviga a vista, brancolando nella nebbia buia dell’indecisione caratteristica di quest’epoca amara per l’Italia. Ma dalla scelta del Capo dello Stato deriveranno tutte le altre. Il Governo che verrà, il voto se ci sarà a giugno, a luglio in autunno o chissà. Un’incertezza epocale, colma di cattivi presagi e di attese. Gli ottimisti e ce ne sono, anche tra gli imprenditori martoriati di tasse, prevedono che da questo tsunami deriveranno nuovi entusiasmanti scenari politici e sociali, una rigenerazione dello sfibrato tessuto nazionale, certamente è un passaggio cruciale, la chiave di volta per capire se si arriverà al capolinea oppure se la deriva si può ancora arrestare invertendo la tendenza. Come si diceva una volta, chi vivrà vedrà. Evviva!

Luigi Galluzzo

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