La confusione è grande sotto il cielo! E forse anche sopra

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Sembra che il dolore delle diseguaglianze e della povertà possa essere lenito soltanto dal rigetto della diversità, i migranti, gli omosessuali, e dal rifiuto della libertà di scelta delle ‘altre’ per eccellenza’, le donne…

La confusione è grande sotto il cielo! E forse anche sopra il cielo. Insieme ai migranti ora gli omosessuali. E insieme a ciò le conquiste civili. Il sindaco di Riace, campione dell’accoglienza, viene arrestato. A Pisa due giovani vengono aggrediti e picchiati da tre ragazzi bianchi. In Romania si celebra il referendum contro i matrimoni gay. A Verona il comune vota una mozione contro l’aborto e la legge 194. La responsabile del PD vota assieme alla Lega. Sembra che il dolore delle diseguaglianze e della povertà possa essere lenito soltanto dal rigetto della diversità, i migranti, gli omosessuali, e dal rifiuto della libertà di scelta delle ‘altre’ per eccellenza’, le donne.

Si tratta solo di esempi parziali, si dirà. Di dettagli. Può darsi, ma come amava dire il grande architetto Ludwig Mies van der Rohe: “Dio è nei dettagli”. Questo Dio però non sembra intenzionato a stare dalla parte dei diversi e anzi sembra chiedere come sacrificio un ritorno indietro verso la rabbia del povero che odia il più povero ancora di più del ricco e così si frega con le sue mani, verso il normale che disprezza il diverso per rafforzare la sua dubbia normalità. Un Dio o un Demonio? In fondo il confine tra il divino e il diabolico è assai complesso, difficile e labile. Siamo davvero in quel che viene definito il postmoderno, una specie di pastiche, come dice Francis Jameson, dove tutto sta con il contrario di tutto, il buono, il cattivo, l’ironico, il perverso, il mimetico e l’originale, il passato e il futuro. Non vi è più profondità, ma superficialità, immediatezza, il qui e ora e subito.

Alfonso Maurizio Iacono

E’ il tempo in cui perfino l’ironia, questo modo meraviglioso di comunicare, esprimere, descrivere, interpretare gli uomini, gli eventi, i fatti innestando il dubbio là dove ci si aspetterebbe la certezza del vero, è diventata un’arma spuntata, quasi complice dei mille misfatti quotidiani e non più un mezzo di critica dell’esistente. Per non essere complice dei mille misfatti, l’ironia deve possedere distacco. E quale distacco vi può essere oggi nell’epoca di facebook e di whatsapp? La comunicazione è diventata come un fast food. Non si gusta, si ingoia e si cerca di digerirla. Non sempre si ci riesce. Certo, il fast food convive con il suo contrario, lo slow food, caso particolare di quella filosofia che suggerisce di andare lenti. Ma oggi l’andare lenti è una forma aristocratica del vivere, fatta di vini d’annata e di alta cucina tradizionale. Chi se la può permettere? Pochi. I ricchi di destra e i benestanti di sinistra, i quali hanno mantenuto il senso aristocratico del buon vivere, ma hanno dimenticato che il loro sogno non era solo quello di goderselo con i ricchi, ma di estenderlo a tutti.

E questa dimenticanza ha portato all’odio, al disprezzo, alla rabbia di chi si è sentito ed è stato dimenticato. E quest’odio, questo disprezzo, questa rabbia porta a destra, spinge alla xenofobia, alla paura del diverso che si trasforma in aggressione. Era già accaduto e sta accadendo di nuovo. Nel frattempo il postmoderno della sinistra si consuma nella frammentazione più assurda o nella confusione psichiatrica della ricerca di un leader. Un intelligente filosofo di sinistra irride il capo del governo e ciò rafforza le simpatie per quest’ultimo, una donna politica di sinistra si fa fotografare su una rivista patinata da un famoso fotografo, ma, a quanto pare, entrambi hanno fatto un flop. Sono dettagli. Forse in essi non si vedrà Dio e forse nemmeno il Demonio. Forse in questi dettagli si vedono soltanto dettagli. E se si vedono soltanto dettagli e nient’altro, vuol dire che siamo nella versione patetica del postmoderno, dove, avendo perso il senso della profondità, ci si attarda in un inutile e irresponsabile narcisismo, mentre il cielo, sotto e sopra, diventa sempre più nero.

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