Se la casa di riposo diventa un lager

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Una società che non sa accogliere in sé ogni età della vita, dalla nascita alla vecchiaia fino alla morte, è una società malvagia.

A Marina di Carrara ancora un altro lager per anziani, ancora violenze, ancora maltrattamenti e umiliazioni. Secondo il rapporto delle Guardie di Finanza, veniva lesinata addirittura l’acqua, mentre le urla di disperazione erano coperte dal rumore delle segherie. Quale incubo, l’ennesimo, deve essere stato per i degenti, legati con le cinture, gettati a forza nel letto, presi a schiaffi, imbottiti a forza di tranquillanti.

La cosa peggiore che può capitare nella vecchiaia è la perdita di autonomia che si accompagna con la totale soggiacenza e sottomissione al potere di altri, di coloro che li assistono e che invece ne diventano gli aguzzini. Immanuel Kant diceva che lo stato di minorità è la mancanza di autonomia e che essa risultava dall’incapacità nel sapere usare il proprio intelletto senza la guida di un altro. Ma non è soltanto questione dell’intelletto. È anche questione del corpo che in vecchiaia tende a diventare inevitabilmente più fragile ed esposto ai malanni e può fare diminuire l’autosufficienza e ancora di più comportare l’impossibilità o la difficoltà nel fare e nell’agire. Per i disabili, insufficienti nel corpo, si è fatto molto anche con le leggi che mirano a favorire le migliori condizioni di autonomia. E per i vecchi? È strano. Platone scrisse la sua opera più complessa, Le Leggi, a ottant’anni. Un po’ meno vecchio di lui, Galileo, a settantaquattro anni, scrisse il trattato scientifico dal titolo Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti la mecanica e i moti locali che è considerato l’inizio della scienza moderna. Alla stessa età di Platone, Michelangelo Buonarroti fino a due giorni prima di morire lavorò a quel capolavoro artistico e filosofico che è noto come La pietà Rondanini, e che chiunque può ammirare al Castello Sforzesco di Milano. Sempre alla stessa età Giuseppe Verdi compose quell’opera straordinaria che è il Falstaff, le cui note annunciano la musica contemporanea e Claude Monet dipinse le Ninfee.

Gli esempi potrebbero proseguire riempiendo pagine su pagine. La creatività non si perde con gli anni. Gli studiosi hanno addirittura parlato di stile tardo cioè di un modo particolare di essere creativi a tarda età. Si dirà: Platone, Galileo, Michelangelo, Verdi, Monet sono eccezioni, sono geni. Ma lo erano già prima di diventare vecchi. Il dato interessante è che con la vecchiaia hanno continuato ad essere straordinariamente creativi. Insomma è possibile. E se è possibile, lo è anche per coloro che, pur non essendo creativi o artisti o scienziati e non avendo malattie invalidanti, hanno la fortuna di poter vivere in autonomia e di poter essere aiutati a vivere in autonomia. La vecchiaia è un fatto biologico. Ma è anche un fatto sociale. A meno che non si sia ricchi o benestanti o coperti economicamente e familiarmente, la vecchiaia assume l’infamante marchio dell’inutilità e l’idea del giusto riposo di chi ha dato e lavorato tutta una vita si trasforma culturalmente in un peso.

E così alcune case di riposo nel loro chiuso, nel loro porsi come luoghi dell’esclusione e degli esclusi, diventano lager, dove tutto è possibile, dove sadismo, disprezzo, umiliazione diventano desideri irrefrenabili di chi esercita il proprio potere e la propria forza e può rovesciare sui vecchi le sue frustrazioni. I lager nazisti non erano un’eccezione, bensì un’amplificazione fino all’annientamento di bambini, donne e uomini in un abisso di orrore e di disumanità, ma di cui troviamo gli stessi segni e persino lo stesso odore di violenza e di morte, lo stesso desiderio di umiliare e di maltrattare in troppi asili e in troppe case di riposo. Una società che non sa accogliere in sé ogni età della vita, dalla nascita alla vecchiaia fino alla morte, è una società malvagia.

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