“La buona scuola? Diffido di chi presenta un proprio prodotto come buono”

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Parla Vito Lo Scrudato, dirigente scolastico e scrittore: “Se potessi libererei i ministri dal dovere di fare l’ennesima riforma che porti il loro nome…”

Vito Lo Scrudato

Autore di numerosi pubblicazioni e Preside del Liceo Umberto I° di Palermo, Vito Lo Scrudato prima di approdare alla dirigenza ha insegnato lingua francese in molte scuole superiori italiane e Letteratura Italiana in Germania, alla “Gutenberg Universitat Mainz”, per incarico del Ministero degli Affari Esteri italiano. Attualmente è impegnato in una ricerca sui rapporti di Leonardo Sciascia con la Letteratura francese, per incarico dell’Università Goethe di Francoforte sul Meno.

Vito Lo Scrudato è più uno Scrittore o un Dirigente nella vita?

Sono entrambe dimensioni di vita e di servizio sorrette dall’obbligo morale di ricerca e di affermazione della verità. Come scrittore cerco di vedere oltre la coltre di fumo nella quale la versione ufficiale della realtà pretende di imprigionarci, allo stesso modo come educatore mi sforzo di fornire ai miei allievi occasioni formative che li esercitino a vedere per capire il reale contesto di vita individuale e sociale nella quale si trovano. La verità esiste ed è una sola. Se non si capisce questo si rischia di andare in soccorso al carnefice e dare addosso alla vittima. Sono entrambe dimensioni di vita e di servizio sorrette dall’obbligo morale di ricerca e di affermazione della verità.

La tua esperienza di dirigente in una grandissima e prestigiosa scuola di Palermo come la sintetizzeresti? 

Ne avverto la grande responsabilità! Però interpretando il mio ruolo come servizio, vivo con reale interesse l’aspetto delle relazioni con allievi, famiglie, docenti e personale. Poi c’è l’aspetto creativo che è fonte di grandissima motivazione: all’Umberto abbiamo dato risalto alle discipline matematico-scientifiche e tecnologiche e nello stesso tempo abbiamo dato forza ad un processo di internazionalizzazione con la Sezione Tedesca e la sezione Cambridge. Di recente abbiamo aperto una ricerca per lo studio della storia e della lingua e letteratura siciliana: stiamo anche redigendo un’antologia di letteratura siciliana.

Com’è improntato il tuo rapporto con i docenti e con gli studenti?

Io sono una persona molto semplice, un libro aperto per tutti. Questo rende tutto più facile: andando sempre al cuore dei problemi con gli allievi ho una buona intesa. Con i docenti lo sforzo dev’essere maggiore: facciamo lo stesso mestiere e perciò si devono contemperare differenze culturali, diverse visioni dei processi e dei valori educativi. Ho fortuna: i docenti dell’Umberto sono un grande patrimonio di cultura e di tenacia educativa.

Qual è la tua opinione sulla cosiddetta “Buona Scuola”?

Diffido sempre di chi presenta un proprio prodotto come “buono”. All’antica penso che il giudizio spetti agli altri! La Legge 107/2015 ha aperto tanti problemi, lacerazioni, frutti rimasti acerbi per improvvisazione, un insopportabile carico di adempimenti non essenziali, uno spreco di risorse altrimenti necessari per le scuole che spesso non hanno i soldi per il funzionamento quotidiano, la sicurezza, l’efficienza degli impianti elettrici, idraulici, il riscaldamento. In generale alla fregola dei legislatori di mettere continuamente le mani sulla scuola vivisezionandola, vorrei proporre una moratoria di almeno 10 anni: sburocratizzare i processi e assegnare le risorse alla diretta gestione delle scuole secondo i loro bisogni e senza vincoli da programmi centralizzati.

Non sempre la scuola riesce a valorizzare le eccellenze

Le eccellenze per fortuna si fanno strada da sole, quando sono reali eccellenze. La scuola quando è vera scuola le promuove naturalmente e le valorizza.

La scuola e i programmi europei nella dimensione europea dell’istruzione…

Io che pure ho studiato in due Università in Germania e in seguito ho insegnato e fatto ricerca per sei anni in una Università tedesca, riconosco il grande valore della tradizione didattica e formativa della scuola italiana. Ma noi siamo provinciali e pensiamo sbagliando che tutto ciò che viene da oltre Brennero o da Oltralpe o dalla Scandinavia sia prestigioso ed efficace. Col risultato che disimpariamo le nostre pratiche virtuose e impariamo malamente le pratiche dei nordeuropei. Il grande Carosone giustamente sfotteva: “Tu vo’ fa l’americano!” E questo è patetico.

Se tu fossi il ministro dell’Istruzione cosa cambieresti nella scuola e nella gestione della Cultura in Italia?

Libererei le scuole dai progetti centralizzati, dall’assillo continuo di cambiare 10 cose al giorno con gravi e nocivi adempimenti burocratici, libererei anche i ministri dal dovere di fare l’ennesima riforma che porti il loro nome, vieterei ope legis l’invasione delle scuole da parte di tante associazioni umanitarie o civiche che, rimaste senza pubblico, cercano di assicurarselo in orario di lezioni, veicolando stanca retorica. Prenderei infine tutte queste risorse finanziarie risparmiate e le assegnerei alle singole scuole per i loro bisogni strutturali, di funzionamento e formativi. Le scuole sono le uniche a sapere di cosa hanno bisogno per i loro stretti rapporti con il territorio e con la loro utenza. Questa sarebbe l’autonomia pienamente realizzata. La Cultura? Avrebbe bisogno di liberarsi dall’asservimento alla politica e svolgere un ruolo realmente critico e indipendente, direi alla maniera di Sciascia.

La scuola nell’era del web permette agli alunni di essere più preparati o li condiziona alle logiche dei social? 

Occorre distinguere tra un nuovo veloce mezzo di comunicazione quale è la rete, e invece la formazione di giovani donne e uomini capaci di progettare e realizzare le loro esistenze sulla base della loro relazione col contesto culturale e sociale. Il web è un mezzo, non può esaurire al suo interno le forti pulsioni alla felicità dei giovani, è un evento molto relativo, oggi eccessivamente enfatizzato. La scuola deve tornare a fornire gli strumenti essenziali per padroneggiare la competenza dello scrivere. Come per il passato poi, a sapere “scrivere un pensiero” è solo una minoranza qualificata, anche tra diversi sedicenti scrittori ce ne sono che non hanno idea di come si scriva (e di cosa!)

Che cosa non ha capito la scuola dei giovani di oggi?

La scuola non ha avuto rispetto della maggiore fragilità dei bambini e degli adolescenti, li ha schiacciati ritenendoli capaci di costituire la misura di tutto. La scuola è scappata dalle proprie responsabilità e ha preteso di addossarle sui giovani, per i quali il peso è stato ed è insopportabile. Il giusto atteggiamento di porre l’alunno al centro del processo educativo è stato la fonte di un tragico malinteso ed ha creato una condizione di appiattimento che è poi un costo che facciamo pagare proprio ai giovani.

Ti sei mai trovato ad affrontare una situazione di bullismo nella tua scuola?

Nei casi più felici ci è capitato di trasformare un bullo in un Robin Hood, un garante dei diritti dei più deboli. Ma ci vuole una forte relazione educativa, così da creare un patto formativo, un contratto non scritto, tra adulto e adolescente. Spesso sono le famiglie che non sono nelle condizioni di stipulare un tale contratto morale, altre volte è la scuola che non riesce ad esercitare un’equilibrata relazione adulta. I fenomeni sono speculari, si tratta di un fallimento generalizzato ed è il frutto di un malinteso: i ragazzi ci chiedono di fare gli adulti, mentre noi li abbiamo delusi quando non abbiamo fornito loro modelli credibili, stimoli e obiettivi. Noi adulti non ci siamo sentiti adeguati e siamo scappati di fronte alle nostre responsabilità. Ma il discorso è lungo, meriterebbe un libro.

Perché a volte c’è violenza da parte dei genitori nei confronti dei professori?

Perché i fallimenti scolastici sono vissuti come esclusione dal futuro successo sociale dei figli e questo viene avvertito dalle famiglie in modo frustrante. Nella testa di genitori rudimentali scatta la stessa scorciatoia che genera la violenza tra i sessi e così si passa alle vie di fatto. E’ il contesto di cultura (di incultura!) che è profondamente sbagliato: rincorriamo ostinatamente modelli irraggiungibili, ma obbligatori, col risultato di una desolante frustrazione. Sono in aumento le malattie psichiatriche, il disagio esistenziale, le dipendenza da droghe e dal gioco, mentre assistiamo inebetiti al trionfo di effimeri modelli di successo, giovanilistici, ridanciani, in definitiva cretini. Poi qualcuno sballa. Se ho un consiglio? Facciamoci contagiare dalla pazienza e saggezza esercitata dai nostri nonni e stiamo calmi!

Perché molti giovani si sono trasferiti nelle Università di Milano, Roma, Bologna e Trento, cosa non funziona in Sicilia?

Noi siciliani siamo provinciali e sfiduciati. Non abbiamo fiducia nel futuro e viviamo come in perenne fuga. Chi non è già scappato pianifica la fuga dei figli, creando un obiettivo danno per i figli e per la Sicilia e rendendo floride le economie delle città universitarie del Nord. Si favoleggia di fantastiche università in Nord Italia e all’estero dove i nostri giovani sarebbero meglio formati e felici e contenti, mentre con tutti i limiti, soprattutto economici, delle università siciliane, per fortuna i nostri giovani escono formati generalmente in modo eccellente. Non escludo che i giovani possano formarsi e magari specializzarsi altrove, ma per poi tornare a credere nella nostra realtà e nel futuro giocato in questa bellissima terra! Stiamo commettendo un ulteriore delitto: il numero chiuso nelle facoltà con alta prospettiva di assorbimento, come medicina e professioni sanitarie, sta sbarrando le strade di vita a tanti nostri giovani. Prestissimo importeremo medici dalla Polonia e dalla Romania (succede già in Nord Italia), mentre i nostri laureati in giurisprudenza faranno i pizzaioli a Londra.

Leonardo Sciascia ha scritto che Palermo è irredimibile. E’ ancora attuale questo pensiero?

Sciascia è stato un grandissimo scrittore e un acutissimo osservatore della realtà. Capiva più degli altri e molto prima, ma oggi la realtà presenta dati nuovi e imprevisti che lui non ebbe il tempo di vivere e spiegare. Siamo senza futuro? Avremo il futuro che sapremo costruire! Dovremo integrare gli immigrati senza scorciatoie ideologiche a meno di rischiare la costruzione di ghetti esplosivi, come in America. Palermo non è una città dalla vocazione multiculturale, questa è una bugia che ci ripetiamo giusto il tempo di scattare una foto ricordo. Palermo è una città che vive di separatezze, di ambienti chiusi che si ignorano reciprocamente o si combattono, da sempre. La capitale dell’antico Regno non ha trasmesso una comune cultura alle popolazioni inurbate dalla provincia siciliana nei decenni del secondo dopoguerra, così come nel contempo facevano altre città italiane ed europee oggetto di consistente inurbamento. Dovremo combattere per una quotidianità accettabile, non costruiremo il paradiso in terra in tempi brevi, qui nell’isola del sole! Ma non siamo irredimibili.

Tu sei nato in un paese bellissimo Cammarata. Che ricordi hai? 

Che bella domanda! Ricordare la mia infanzia a Cammarata è come entrare in una dimensione mitica: a volte non credo possibile che io sia stato quel bambino, tanto diversa è oggi la condizione di vita, mia e di tutti. Ho assorbito come una spugna quel mondo di affetti e di valori che conservo come uno scrigno di preziosi. Ricordo con amore la mia maestra Muglia e il maestro Rubino, mi hanno insegnato con l’esempio l’impegno e il sacrificio. I miei compagni? In tempi in cui il concetto di bullismo non esisteva ancora ho fatto a botte, ne ho prese e ne ho date, giocavo fino allo sfinimento, avevamo a disposizione un giocattolo bellissimo: il paese intero! Quell’antico bullismo era contrastato efficacemente dagli adulti che, tutti, intervenivano per mitigare gli eccessi dei ragazzi per strada. Un bell’esempio di senso di responsabilità degli adulti che realizzavano una reale comunità educante.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? 

Lavorare a scuola fino alla pensione e poi ritirarmi in campagna a Rossino di Cammarata a potare meli e ulivi, leggere, magari anche scrivere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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