Kennedy è arrivato a Racalmuto

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Natale alla JFK: “Non chiedere cosa può fare il tuo paese per te, ma quello che tu puoi fare per il tuo paese”. Iniziative con pochi soldi, ma capaci di alimentare solidarietà e capitale sociale

 

La piazza illuminataLe cose cambiano, ma spesso non ce ne accorgiamo. E spesso cambiano più in fretta di quel che pensiamo. Noi siamo ancora qui, a lamentarci dell’Imu, della Tarsu, dei soldi che non bastano mai, eppure qualcosa sta succedendo sotto i nostri piedi, dentro le nostre stesse case. Prendiamo il Natale di Racalmuto, questo nostro paese così piegato, apparentemente spento e sfiduciato, fotografato in uno dei suoi momenti più difficili. Appena venti giorni fa la previsione di un Natale al buio, perché il Comune aveva annunciato che non c’era abbastanza denaro pubblico per luminarie e iniziative, appariva come l’inevitabile epilogo di una stagione crepuscolare.

I commenti sui blog denotavano lo stato di avvilimento di buona parte dei cittadini: il commissariamento, il rischio di dissesto, il taglio ai trasferimenti statali e regionali, l’innalzamento di tasse e tariffe, le mancanze di prospettive, alimentavano un umor nero che dilagava nelle conversazioni, nei dialoghi occasionali, perfino nei sogni di ciascuno.

Poi, è successo qualcosa. Piccoli segnali, a volte nemmeno percettibili. Un’associazione che nasce, un comitato cittadino che si costituisce, la disponibilità di un’azienda, lo sforzo di alcuni privati. Insomma, il Natale che doveva essere al buio si illumina di piccole luci. Non sarà magari sfolgorante, ma qualcosa è cambiato. Certo, nessuno è così ingenuo da pensare che sia del tutto mutato il panorama complessivo. Questo resta un paese difficile in una terra difficile. E rispetto alla buona volontà, basta – come è già accaduto, proprio a Racalmuto – il teppismo criminale di pochi scellerati per devastare una scuola e riportare le cose indietro.

Alcuni giorni fa, durante un convegno al Noirfest di Courmayeur, Ivan Lo Bello parlava della Sicilia spiegando che la drastica riduzione delle risorse pubbliche apre una stagione drammatica, ma forse rimetterà in moto la creatività, l’iniziativa e la solidarietà dei siciliani. E’ quello che sta già succedendo a Racalmuto – questo microcosmo, come diceva Leonardo Sciascia, pronto a farsi metafora.

La prima fase è stata duramente metabolizzata: il Comune non ha più soldi. Lo abbiamo capito a duro prezzo, un prezzo pagato da ogni famiglia. Ci sono state legittime proteste, e ancora ce ne saranno. La tentazione è quella di lasciare che le cose vadano come devono andare, cioè male. Tanto più buio di mezzanotte non può fare.

Ma il Natale (con tutto il buonismo, sia pure d’occasione, che si porta dietro) ha fatto scattare risorse che forse la stessa comunità non sapeva più di avere: creatività, iniziativa, solidarietà. Di fronte alla prospettiva di un Natale al buio, forze e soggetti diversi si sono mossi per ribaltare una situazione senza sbocco. Tanto per ripetere l’abusata frase di John Fitzgerald Kennedy: “Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi. Chiedetevi cosa potete fare voi per il vostro paese”. La gente di Racalmuto – circoli, associazioni, giornali, blog, privati, imprese, parrocchie – si è mobilitata all’unisono per animare il Natale.

Magari le iniziative non saranno magnificenti. Magari l’illuminazione non sarà splendida. Magari le manifestazioni non saranno eclatanti. Eppure, rispetto a quelle pagate con i soldi pubblici, hanno un valore in più.

Perché questo Natale di Racalmuto sarà utile a costruire un nuovo “capitale sociale”. Certo, è molto più semplice aspettare un finanziamento, un contributo, uno spettacolo pagato con i soldi di tutti. Ma il gesto di solidarietà, l’iniziativa dei gruppi, la creatività dei singoli creano uno sforzo collettivo che costituisce appunto il “capitale sociale”, cioè quel bene immateriale che costruisce reti di vera collaborazione tra la gente.

Spesso si legge che i tempi andati erano più semplici, con meno oggetti, meno distrazioni e quindi per questo le persone erano più unite. Non so se è veramente così, ho i miei dubbi.

Ma è sicuro che questo Natale di Racalmuto – se questi piccoli segnali resisteranno nel tempo e si autoalimenteranno – può diventare il punto di orgoglio di una comunità che, al momento cruciale, come ha fatto in altre occasioni altrettanto difficili, è capace di sbracciarsi e offrire la sua intelligenza, la sua fantasia e il suo cuore per costruire da sé il proprio presente. E il proprio futuro. E allora, l’augurio è che sia veramente un Natale straordinario. L’inizio di qualcosa di nuovo.

Gaetano Savatteri

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