Ipia Fermi: ” Uno scandalo circondato per troppo tempo dall’indifferenza”

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La collega Anna Maria Scicolone aderisce all’appello per salvare l’istituto e invita a fare presto: “Bisogna fermare l’esodo…Con il commissario Infurnari si apre finalmente uno spiraglio di speranza”

altL’insediamento del commissario Infurnari nella ex Provincia regionale di Agrigento apre uno spiraglio di soluzione, giacché al momento dell’insediamento si è impegnato a far completare al più presto i lavori per la nuova sede dell’Ipia Fermi. Si attendeva un’iniziezioen di fiducia. Ma certo è che se ancora oggi, a giugno inoltrato, si discute del completare dei lavori, può affermarsi, senza tema di smentita, che la vicenda dell’Ipia è stata ed è un’assoluta vergogna, uno scandalo per troppo tempo circondato da indifferenza. Una scuola, che era un punto di riferimento per centinaia di ragazzi, ha cominciato a morire sotto gli occhi di una città e di una provincia affidata a persone irresponsabili. Tutto ha avuto inizio con il rischio per la sicurezza: l’edificio sarebbe stato costruito con cemento depotenziato. Non è ancora stato accertato, ma invero se obbligassimo ogni scuola costruita tra gli anni ’60 ad oggi ad un medesimo sondaggio, scopriremmo che, ahinoi, il cemento depotenziato è stato utilizzato ovunque, perfino per la costruzione di viadotti e di ospedali.

 

 

Lo sanno tutti, nessuno lo dice. Ancora, invero, non è certa la causa di questo rischio sicurezza: le indagini dei tecnici sono tuttora in corso, sono passati mesi e mesi, e bisogna che trascorra chissà quanto altro tempo per stabilire se gli edifici potranno essere recuperati con un minimo intervento (come al “San Giovanni di Dio” che, miracolo!, non ha mai chiuso) o dovranno essere abbandonati per sempre. Quel complesso enorme, voluto e costruito in un luogo assurdo (ma questa è un’altra storia: chi ha ideato una cittadella dello studente a Calcarelle?), è chiuso, inaccessibile, con i suoi laboratori, le sue aule, il suo auditorium: una scuola che era un’eccellenza, e non è cosa da poco in quest’epoca e in questa terra.Per continuare sulla strada impervia delle irresponsabilità, questa scuola è rimasta senza sede, perché nessuno ha pensato di rendere agibili in tempo i nuovi locali dell’Asi, quelli del Cap (centro di addestramento professionale), costruiti per non essere finora mai utilizzati e che, pure in quel luogo sperduto che è la zona industriale, sarebbero un toccasana per l’Ipia. Se si fosse scelto invece di sperperare il denaro pubblico in qualche struttura privata, forse oggi il problema non si porrebbe, vero? Irresponsabili! Non faremo un altro anno di doppi turni, dicono gli studenti. E stanno andando via. Bisogna fermare l’esodo!Questi ragazzi avevano investito su una scuola che offre delle competenze, che insegna un mestiere, che prepara per essere inseriti nelle azienze, che crea formazione a costo zero per le imprese. Costringerli a percorerre altre strade significherà privarli di un futuro, permettere che vadano ad ingrossare le file dei disoccupati. Addolora comprendere che di questo disastro probabilmente qualcuno gioisce, si pasce, conquista spazi, potere. L’Ipia non deve chiudere, non deve morire una scuola: sarebbe l’ennesima iattura per una realtà come la nostra che arranca tra scandali e miseria, che ha bisogno di un segno di speranza. Si corra, invece, si faccia prestissimo (quando le cose interessano davvero la burocrazia riesce a fare l’impossibile!!!), si mettano in piedi tutte le risorse economiche e umane per dare una sede dignitosa all’Ipia. Si salvi una scuola, si restituisca fiducia a questi ragazzi, e non si permetta che maturi in loro la consapevolezza che qui tutto è uno schifo, che tutto è perduto e che per questa città, per questa terra, non ci possa essere futuro, non possa esserci speranza. Sarebbe un fallimento. Un terribile fallimento per tutti noi.

Anna Maria Scicolone

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