In un mondo fintamente allegro e tribale, cosa è rimasto della Liberazione e della Resistenza?

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Mentre nell’Europa dell’Est e nel Vicino Oriente i venti di guerra tornano a soffiare e i morti, e tra essi i bambini, oscurano l’arcobaleno della pace…

guerra e bambiniL’estate è la stagione degli anniversari della Liberazione e della Resistenza. Fuori dalla retorica, vi è continuità tra i giorni nostri e i giorni della Liberazione e della Resistenza? Mentre nell’Europa dell’Est e nel Vicino Oriente i venti di guerra tornano a soffiare e i morti, e tra essi i bambini, oscurano l’arcobaleno della pace, mentre torniamo a ricordarci che il mondo non è fatto di tante ragazzi e di tanti ragazzi molto belli e un po’ stupidi e vuoti che, nelle pubblicità, danzano spensieratamente sulle spiagge per convincerci a comprare un telefonino o una bevanda alcolica, in un mondo fintamente allegro e tribale, cosa è rimasto della Liberazione e della Resistenza? Cosa è rimasto di ciò che ci hanno raccontato della Toscana, meravigliosamente, poeticamente i fratelli Taviani in quel capolavoro che è La notte di S. Lorenzo? Cosa è rimasto di quella ragazza cantata da Amedeo Minghi che nel 1950 deve correre per le strade di Roma con la freschezza giovanile di un mondo che si metteva alle spalle il passato e si affacciava al futuro?

Quando arrivai a Pisa nell’autunno del 1967, mi ritrovai diciottenne, in un clima che non conoscevo (in tutti i sensi), dove le tensioni politiche risentivano ancora fortemente della storia toscana della Resistenza e della lotta contro il fascismo. La presenza di quest’ultimo si faceva ancora sentire e si rafforzava anche attraverso il legame con la dittatura greca dei colonnelli. L’Università di Pisa era piena allora di studenti greci antifascisti che rischiavano la loro vita e quella dei loro familiari in Grecia.E’ una storia dimenticata, ma lottammo con tutti i democratici della città fortemente e duramente insieme agli studenti greci antifascisti.

Per chi, come noi studenti provenienti dal Sud, non aveva l’esperienza familiare diretta della Resistenza e della Liberazione, perché i nostri genitori non conobbero Salò, né i nazisti, ma la fame e la miseria fino all’arrivo degli americani, il rapporto con i nostri coetanei toscani e del Nord fu, da questo punto di vista, enormemente educativo. Qui la guerra, il fascismo, la liberazione, la resistenza erano stati vissuti in un altro modo, un atto diverso di una stessa tragedia. Ma nel ‘68 chi aveva vent’anni proveniva da una famiglia che in un modo o nell’altro aveva vissuto quella storia. Rispetto alla Liberazione e alla Resistenza, il ’68 a Pisa ebbe un forte senso di continuità e, nello stesso tempo, di rottura, ma non fu uno scontro fra vecchi e giovani e tanto meno tra macchine nuove e macchine da rottamare. Eppure quella fu una generazione che crebbe nel benessere del famoso miracolo economico italiano degli anni ’60, con le sue luci e con le sue ombre e che conobbe la crisi degli anni ’70, quando veniva razionato il kerosene e gli anni si fecero di piombo.

Poi arrivarono gli anni ’80 e tutto venne dimenticato, solo che a correre con entusiasmo tra il conservatorio e l’università non c’era più la ragazza di Amedeo Minghi. Un altro entusiasmo un po’ più furbo e intrigante, quello della famosa Milano da bere, si faceva strada per dimenticare. E tra una bevuta e l’altra, le guerre nel mondo continuavano a uccidere innocenti e l’Occidente, quasi fosse un dio, si arrogava il diritto, con le armi, di operare in nome, nientemeno, dell’umanità. Di fronte a questa grande ipocrisia che giustificò interessi economici e morti di innocenti, intellettuali e politici di sinistra si schierarono dalla parte dell’umanità, quella che aveva le bombe migliori e le armi più potenti. Quanto tempo è passato dai giorni della Liberazione e della Resistenza? Cosa è rimasto della democrazia e della partecipazione dopo tutti questi anni?

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2 Responses to In un mondo fintamente allegro e tribale, cosa è rimasto della Liberazione e della Resistenza?

  1. Amedeo Minghi Rispondi

    20 luglio 2014 a 17:59

    La ringrazio vivamente per la bella citazione. Mi congratulo altresì per il suo articolo del quale condivido il senso e ne apprezzo la forma.
    Con stima,
    Amedeo Minghi

  2. Alfonso Maurizio Iacono Rispondi

    30 luglio 2014 a 18:21

    “Sono io che devo ringraziarla per l’intenso tono poetico di 1950. Quella ragazza che corre per le strade di Roma, non so perché, ma mi ricorda l’entusiasmo e la vitalità giovanile di mia madre, che pure non era a Roma, come pure di una persona di Roma che mi è molto cara e che appartiene quasi alla generazione di mia madre. Una ragazza che, liberata dal passato, guarda al futuro. Un’immagine bellissima con una musica meravigliosa che fa sentire davvero il sole e la luce di Roma. Ma soprattutto un entusiasmo e una vitalità dove appunto passato e futuro si intrecciano. L’esatto contrario di oggi dove sembra prevalere una perdita di memoria e dove vi è assenza di futuro. I giovani li vogliono belli e stupidi come quelli delle pubblicità dei telefonini o delle birre. Ma non è vero che sono così. Ancora grazie. Alfonso Maurizio Iacono

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