Il “Tradimento” di Maccalubbi

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Da ieri abbiamo capito che come tutti i fenomeni naturali anche questo può essere terribilmente crudele. Il monito di una vecchia leggenda che fino ad oggi avevamo creduto di potere ignorare.

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Quando ho saputo della terribile tragedia delle Maccalubbe ho subito ripensato a quella mattina di pochi mesi fa, era giugno, quando c’ero andato anch’io con i miei tre figli. L’Occhiu di Macalubbi, come lo chiamiamo familiarmente noi di Aragona, è sempre stata una presenza naturale, direi anche un orgoglio per noi “abbiamo Macalubbi e vengono da tutto il mondo a vederlo” ci siamo sempre detti.

Da ieri abbiamo capito che come tutti i fenomeni naturali anche questo può essere terribilmente crudele. Non ci avevamo mai pensato fino in fondo. Eppure fin da quando nasci ad Aragona convivi con quella presenza, quel paesaggio lunare, le sue pozze piccole o grandi, le eruzioni e le esplosioni.

Tutte le volte che abbiamo sentito un enorme boato, in tutti questi anni, ci siamo sempre chiesti l’un l’altro “è stato un aereo supersonico o vuntà Macalubbi, si è rivoltato Maccalubbe?”. Nel 2008 sono state girate le prime rare e impressionanti immagini del fenomeno, le trovate facilmente su you tube. Quando ancora non giravamo tutti armati di telefonini e telecamere e quindi immagini non ve ne erano, le esplosioni di Maccalubbe erano avvolte nella leggenda.

Mio zio Tonino, che passava le estati nella casa di campagna di mio nonno, poco distante, mi raccontò di aver assistito dal balcone, era ancora un ragazzino, a quell’impressionante e straordinario fenomeno. Quando me lo raccontava ne ero sempre affascinato e spaventato ad un tempo. Dopo ogni esplosione si andava a controllare  quello spazio enorme da lontano e lo spettacolo che si offriva davanti ai nostri occhi era impressionante: il paesaggio lunare  appariva come un immenso campo arato di fresco.

Ci siamo sempre addentrati tra quei vulcanelli con un misto di rispetto e sfrontatezza, alcuni dei miei amici raccontano di essersi anche tuffati nell’occhio più grande, ma non so se è vero. Abbiamo sempre creduto che Macallubbi ci riconoscesse e non ci avrebbe mai tradito, anche se quando ci inoltravamo dicevamo subito “speriamo con non si rivolta”. Quando lo sentivamo nervoso, perché l’attività era in aumento, la voce girava subito e vi si andava con più circospezione.

Fino a pochi anni fa era un fenomeno ad uso per così dire, “locale”, poi è stato scoperto dai turisti, è diventato una riserva e sono aumentati i visitatori. Ad agosto c’è stata un’esplosione e l’aria è stata temporaneamente chiusa. In realtà non c’è una vera e propria recinzione e non ci sono controllori. Legambiente a cui è affidata lamenta di aver chiesto da anni e mai ottenuto strumentazioni tecniche per monitorare l’attività sotterranea e poter così prevenire le esplosioni.

In nessun documento storico, né nella memoria collettiva, si è mai parlato  di qualcuno che sia rimasto ferito o peggio ancora ucciso in quella distesa. Inconsciamente abbiamo sempre pensato che Macalubbi essendo terra della nostra terra, parte di noi, non potesse rivoltarsi contro di noi. Ci atterriva, ma la sentivamo familiare.

Una  leggenda che si tramanda oralmente dice “quando Maccalubbe si rivolta spunta un’antica città di nome Cartagine, chi vi si trovi a passare potrà prendere tutte le ricchezze che vorrà e portarsele via con se, a patto di non voltarsi a guardare indietro”, è il riadattamento di antichi miti, ma è evidente che contiene un monito che fino ad oggi avevamo creduto di poter ignorare. Per la natura non siamo niente.

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