Il testamento di Leonardo Sciascia

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“Alla distanza, i miei allarmi, le mie constatazioni e contestazioni, suoneranno sempre più di verità”

Foto di Alessandro Giudice“Nella condizione di vita apparente di questi tempi, sempre più mi è venuta la paura – lontana, infantile, ma anche letteraria – della morte apparente. Prego dunque familiari e amici che la mia morte venga accertata al di là di ogni dubbio, magari arrivando a quel che la legge chiama vilipendio di cadavere. Poiché avrò l’ovvio privilegio di non esserci, sono indifferente a qualsiasi cerimonia o rito funebre. Tuttavia mi piacerebbe andarmene – come si suol dire – alla mia ultima dimora, nel modo e nell’ora più discreta: senza annunci, senza necrologi, senza discorsi…

Raccomando ai miei familiari e amici di non perder tempo a difendere la mia memoria, a correggere giudizi o interpretazioni che riguardano la mia vita e i miei scritti, per quanto ingiusti o di malafede possano essere. Ho vissuto semplicemente, senza ambizioni o vanità, senza perseguire alcun vantaggio personale: chi non ha voluto accorgersene, chi si è sentito ferito dalle cose vere che ho detto e ha fanaticamente reagito, non sarà mai in grado di ravvedersene. Ma alla distanza, i miei allarmi, le mie constatazioni e contestazioni, suoneranno sempre più di verità. Di questa piccola immortalità – nel senso che andrà, anche se di poco, al di là della mia morte – sono certo”.

Leonardo Sciascia, 24 maggio 1989

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