Il sogno di nonno Onofrio

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Sciacca, la città dove il carnevale si festeggia anche ad Agosto. Oggi sfilata dei carri e dei gruppi mascherati, con l’immancabile “Peppe Nappa”.

Peppe NappaNonno Onofrio non ci stava più con la testa. A 90 anni suonati, l’Alzheimer lo aveva man mano dirottato in un’altra dimensione. Fatta di sogni, immagini, pensieri liberi e (apparentemente) sconclusionati. Nella sua casa di corso Tommaso Fazello il vecchio aspettava sereno il corso degli eventi. Perché dimenticava le cose, ma mica era scemo. Capiva benissimo che la sua strada era tracciata. I quattro figli, a turno, lo accudivano. Facevano per lui il possibile per rendergli accettabile ciò che gli restava da vivere. Lasciare la sua dimora? Neanche a parlarne. Ci provarono, i figli, a fare “un mese per uno”. Ma già dopo la prima settimana lui reagì: “Vogghiu ‘iri à la mè casa”. Niente da fare.

In gioventù, e fino a pochi anni prima, nonno Onofrio era stato un abile carrista. Sì, un costruttore di carri allegorici o, per meglio dire, di carruzzàti. E al Carnevale era rimasto legato. Un paio di nipoti seguirono le sue orme. Ma erano figli della figlia femmina e, dunque, non portavano il suo cognome. E questo lo mandava in bestia. Sì, uno (il più piccolo) si chiamava Onofrio. Certo, era bravo. Ma la gente non l’avrebbe mai identificato con lui, con la sua storia, con quello che lui aveva fatto per la festa in maschera.

Dopo settimane privo di conoscenza, un mattino Nonno Onofrio aprì gli occhi. Chiamò i figli al suo capezzale. “Mi vògghiu vèstiri di Peppi Nappa”. I nipoti si guardarono in faccia. La demenza ormai lo faceva straparlare. Il giovane Onofrio tentò di dirgli qualcosa: “Sì, nonno, ‘un ti prioccupari”. Lui reagì: “Non trattatemi come un rincoglionito. Vestitemi da Peppi Nappa, subito”. I figli acconsentirono a quella follia. Tanto più che era agosto inoltrato. E va bene che aveva il Carnevale nel sangue, ma forse stava proprio esagerando.

Fu chiesto a Calogero Maccarrùni, che non mancava occasione di vestirsiUn momento del carnevale di Sciacca da Peppe Nappa, il vestito in prestito. Lui disse di sì. Col costume addosso, nonno Onofrio si trasformò. Era in piena forma fisica e mentale. Cominciò a declamare tutte le poesie dei carri di carnevale da lui costruiti. Volle uscire di casa. Dietro di lui si formò subito un corteo di bambini in festa. Tutti vestiti a festa, come se sapessero che lui aveva voglia di festeggiare. Gioia, colori, musica. Sciacca si trasformò in un momento. Ad un tratto tutti erano finiti nella dimensione parallela che viveva nonno Onofrio. Fu un gran Carnevale. Il primo che Sciacca festeggiava in estate. Viale della Vittoria era un tripudio di carri allegorici, coriandoli e sorrisi, salsiccia arrosto e vino rosso. Sul palco di piazza Scandaliato campeggiava la scritta: “Viva lu zù Nòfiu”. Era Carnevale.

Quando si svegliò nel suo letto di casa, con attorno i suoi parenti, Nonno Onofrio scoprì di aver sognato. Ne sorrise, ovviamente. E canticchiò: “E Peppi Nappa…e Peppi Nappa…chi nomu curiusu, chi nomu scialusu…”. Onofrio, il nipote, gli disse: “Nonno, lo sai? A Sciacca si festeggia il carnevale. Sì, anche se è agosto, c’è Carnevale”. Nonno Onofrio indugiò, e serenamente rispose: “Lo so. Vengo proprio dalla festa”.

                                                                   Massimo D’Antoni

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