Il Signor faccio tutto io, ovvero un RenziE per tutte le occasioni

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Mentre sullo sfondo già si intravede la stangata da 20 miliardi che in autunno stroncherà definitivamente i sogni di gloria di questa Nazione.

L'incontro tra Renzi e il Cinque Stelle (Foto Il Fatto Quotidiano.it)

L’incontro tra Renzi e il Cinque Stelle (Foto Il Fatto Quotidiano.it)

Faceva effetto quel Renzie di giovedi all’incontro Pd Cinque Stelle sull’Italicum seduto di lato, su uno strapuntino, come un paziente in sala d’attesa e però assoluto protagonista della scena anche da lì, dallo strapuntino, a battibeccare con l’astuto stellato di Maio, vero leader in pectore dei grillini post Grillo.

Faceva effetto perché dava l’esatta misura della boria renziana, quel finto delegare agli altri, alla nuova nomenklatura del suo partito, alle Serracchiani per intenderci, ruoli che ruoli non sono. Perché da tempo è chiaro, Renzi fa e vuole fare tutto lui, ha riempito il partito di mezze figure e pure il Governo lo ha riempito di mezze figure.

Ma non è mai pago, vuole sempre di più e così anche nel giorno in cui dice che forse non andrà all’incontro con i 5Stelle poi ci va, fa finta di essere lì per caso, ma alla fine parla sempre lui, solo lui. Renzie è l’uomo solo al comando che rischia di rimane triste e solitario al finale, come nei libri di Soriano, sta tessendo una tela di ragno che intende ingoiare tutte le altre mosche che volevano banchettare sugli avanzi di un Paese sul lastrico da almeno 6 anni. Ha promesso e va promettendo ancora che gli avanzi ridiventeranno cibi prelibati, che le mosche lasceranno il posto ad una nuova generazione di italiani. Sa bene che in realtà in autunno ci aspetta la manovra spacca anime anticipata dall’acida Cassandra Fassina, la stangata da 20 miliardi che stroncherà definitivamente i sogni di gloria di questa Nazione.

Ma per l’uomo nuovo che gioca la politica come l’ultima mano di poker, quella che finisce mettendo sul piatto tutto, ed il nostro tutto in questo caso significa molto poco, il molto poco rimasto, sapendo di avere le carte peggiori in mano. Vorremmo sbagliarci ma questa partita,  questo giocatore, ci sembra di averlo già visto, è quello che si gioca allegramente tutte le proprietà di famiglia rimaste, le poche rimaste, sapendo che da tempo non sono più sue, sono degli altri fratelli, e dunque che si vinca o si perda sono in fondo cavoli degli altri. Perché il giocatore trova sempre un altro tavolo su cui esibire i suoi virtuosismi da presunto campione.

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