Il ritiro, scena di Governo da un convento

|




Partorito a Spineto, tra le mura benedettine, il progetto delle buone intenzioni. Tutto in 100 giorni. Viva l’ottimismo, anche se non sembra della ragione

altQuei Ministri della Repubblica in pulmino che facevano tanto gita dei parlamentari grillini, il Presidente del consiglio col maglioncino azzurro melance, le quiete colline toscane a far da cornice, le stanze austere dell’abbazia medievale. Tutto in una notte e in mezza giornata, il ritiro della nazionale di Governo. La domenica ed il lunedi dei campioni che alla guida dl Ct Letta sono impegnati nell’arduo compito di arginare la deriva di un Paese, il nostro.

La puntata e fuga a Spineto, tra le mura antiche che ospitarono i benedettini vallombrosiani, quelli del “Ora et labora” in quel di Sarteano, Toscana senese, ha partorito un progetto carico di buone intenzioni: più lavoro pe ri giovani, meno fisco per le imprese, nuove regole per la politica, un programma in 100 giorni per far vedere che qui si fa sul serio, preceduto però da uno scazzo in mini van tra il Premier irritato con quelli del Pdl che marciavano contro la Giustizia ed il suo vice del Pdl Alfano. Uno scazzo così ostentato che qualcuno è arrivato a pensare che fosse fatto tutto apposta, ad usum parte elttorale, far vedere alla propria sponda che si difendono i pregiudizi di parte per poi invece marciare uniti verso il sodo. L’impressione tra le mura, dove i ministri hanno pagato ognuno il proprio conto, cenato in piedi con prosciuttini locali e minestre di verdure, dell’orto, fatto colazione con lo yogurt di fattoria e le torte di casa, è che il governo si tenga stretto ed unito perché tutti i ministri sanno che un’occasione così non capiterà loro mai più, che la voglia di sopravvivere è più forte delle mani che vogliono tirarli da tutte le parti, che ce la metteranno tutta per sopravvivere magari lasciando una traccia profonda del loro operare, che almeno fino a Natale il Governo non si tocca, che prima delle Europee un nuovo voto non si può fare. Letta ha promesso che cambierà la legge elettorale, rifinanzierà la Cassa integrazione, ridisegnerà l’Imu per le prime case, abbasserà le tasse a chi imprende e metterà soldi per frenare la disoccupazione giovanile. Il programma è così forte che non basterebbero mille giorni per attuarlo, altro che cento. Ma che qualcuno abbia voglia di crederci e provarci è già un segnale in controtendenza da baciare in questa Nazione che sembra abbonata al saper dire solo no, non si tocca, non si fa. Viva l’ottimismo anche se non sembra della Ragione.

Luigi Galluzzo

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *