Il Principe di Salina è il nuovo presidente della Fondazione Sciascia

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CULTURA. Don Fabrizio Salina ha strappato il posto a Leonardo Sciascia. L’illuminismo indignato dello scrittore di Racalmuto è stato sostituito dal motto del principe: perchè rimanere fermi se si può stare immobili?

Che paradosso. Leonardo Sciascia non amava Il Gattopardo. Sosteneva che dietro il grande romanzo di Tomasi di Lampedusa ci fosse un alibi di classe: attribuire alla siccità, alle lunghe estati e al paesaggio i mali della Sicilia era un modo sofisticato per togliere responsabilità a chi in Sicilia aveva comandato per secoli, cioè quell’aristocrazia che aveva goduto di privilegi e di ricchezze a scapito dei più poveri.

Che paradosso. Il Gattopardo, il romanzo che ha reso celebre la frase pessimistica e rassegnata per cui tutto deve cambiare affinchè nulla cambi, ha spodestato la rabbia civile dei libri di Sciascia come Le Parrocchie di Regalpetra, Morte dell’Inquisitore o Il Consiglio d’Egitto.

Burt Lancaster, principe di Salina

Alla presidenza della Fondazione Sciascia da qualche tempo si è insediato il principe di Salina, decisamente convinto che non bisogna fare nulla perchè tanto i siciliani non cambieranno mai. Immobile, abituato a rimandare e a dilazionare all’infinito, il principe Salina assiste imperturbabile alle polemiche, agli scontri interni al Cda, alle ingiuste accusate lanciate dal genero di Sciascia Salvatore Fodale al consigliere Felice Cavallaro (lui sì colpevole di voler fare, reo dunque di “attivismo invasivo”).

Il principe di Salina assiste indifferente alle polemiche, osserva col suo telescopio il cielo stellato e se ne frega altamente se il sito della Fondazione Sciascia langue senza aggiornamenti né utilità come una carrozza senza cavalli. Il tempo guarirà tutto, pensa il principe di Salina. Ma lui conosce il mondo, sa che la gente si stanca, l’indignazione si spegne, le polemiche si addormentano, i siti vengono abbandonati a se stessi nel grande mare del web.

Al principe di Salina hanno detto più volte che bisogna nominare due consiglieri di amministrazione della Fondazione Sciascia, nomine che ormai ritardano da oltre due anni. A don Fabrizio hanno fatto presente che i revisori dei conti della Fondazione Sciascia sono ormai in proroga da un tempo immemore, e a regola di statuto non hanno più alcun ruolo né legittimità con conseguenze sui bilanci. Ma il principe di Salina accende il sigaro, accarezza il suo cane Bendicò, accavalla le gambe e continua a fregarsene. Siamo vecchi di secoli, pensa, anno in più o meno che sarà mai?

Il principe di Salina non convoca il Cda per discutere  degli scontri velenosi degli ultimi mesi, per esaminare la posizione del sindaco Messana oppure per verificare da che parte sta l’assessore alla Cultura Penzillo o per chiedere come intenda procedere il consigliere Fodale espresso dalla famiglia Sciascia dopo lo scontro con Cavallaro o per capire le ragioni del clamoroso silenzio di Nino Catalano, altro consigliere designato da Sciascia in rappresentanza della famiglia dello scrittore.

Il principe di Salina non chiama il direttore letterario della Fondazione, il professor Antonio Di Grado per sapere come mai, lui così attivo e presente con acume su facebook su molti temi civili, sociali, politici e culturali, si mantiene riservatissimo e discreto sul futuro della Fondazione Sciascia, sulle iniziative da intraprendere, sulle cose da fare o da non fare: insomma, sulla governance dell’istituzione che dirige anche in vista dell’appuntamento del 2019, anno trentesimo dalla morte di Sciascia.

Il principe di Salina non telefona nemmeno a Felice Cavallaro per capire se intende ancora restare al suo posto dopo l’attacco ingeneroso di Fodale,  al quale non ha fatto seguito nessuna posizione del consiglio comunale di Racalmuto rispetto a Cavallaro, nominato proprio in rappresentanza di quel consiglio comunale.

Il principe di Salina non crede alla Sicilia, non crede ai siciliani, non crede a Sciascia e, pertanto, non crede nemmeno alla Fondazione Sciascia di cui è ora il presidente. Il principe di Salina non crede a niente. E’ il suo segreto e la sua ricetta per sopravvivere.

Il principe di Salina non crede alla Sicilia, non crede ai siciliani, non crede a Sciascia e, pertanto, non crede nemmeno alla Fondazione Sciascia di cui è ora il presidente. Il principe di Salina non crede a niente. E’ il suo segreto e la sua ricetta per sopravvivere.

Ma il principe è sicuro di conoscere gli uomini e il mondo, pensa che prima o poi tutto passerà e che se oggi ci sentiamo il sale della terra, i gattopardi, dopo di noi verranno jene e sciacalli. Quindi basterà aspettare e tutto sarà dimenticato e sepolto, miserie e macerie, sonno e morte.

Bisogna spiegare al principe di Salina qualche cosa che forse non sa. Bisogna spiegargli innanzitutto che Sciascia non la pensava come lui, anzi si ribellava a questo pensiero. E bisogna spiegare al principe di Salina,  ai consiglieri, ai dirigenti e ai dipendenti della Fondazione Sciascia che, finchè avremo passione per la Sicilia, non finiremo di rompere le scatole a chi pretende di restare immobile, sperando che prima o poi ci stancheremo di parlare, di chiedere e di infastidire. Non ci stancheremo mai. Mai. Non è una minaccia, ma una promessa.

 

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One Response to Il Principe di Salina è il nuovo presidente della Fondazione Sciascia

  1. Giuseppe Guagliano Rispondi

    19/10/2018 a 17:31

    Penso di poter dire che la descrizione del sindaco Messana fatta da Savatteri, scomodando il Principe Salina, rispecchia di gran lunga l’opinione di larghi strati del tessuto sociale Racalmutese e non solo.
    Ed è anche il mio pensiero, esternato in più circostanze, tanto da indurmi, per questo, a manifestare in forma scritta e pubblica la mia contrarietà alla candidatura del “Principe” alla carica di sindaco.
    Sulla Fondazione mi sento di dire che ci sono decennali responsabilità per lo stato delle cose, della componente privata come di quella pubblica.
    Responsabilità che negli anni, superato il periodo costitutivo di sincero entusiasmo, si sono trasformate in una zavorra che ha trascinato la Fondazione nelle secche del mare della cultura, a causa, principalmente, del mancato rispetto delle volontà espresse da Sciascia nella
    Lettera-Testamento che lo stesso indirizzò al Comune poco tempo prima di morire. E’ incredibile osservare come nessuno in questo lungo, e a volte colorito, scambio di “battute” ospitato in questo blog, abbia pensato di riavvolgere il nastro della storia e proporre di ripartire per il rilancio della Fondazione proprio dal rispetto delle volontà di Sciascia e di quelle di accettazione espresse dal Sindaco e dal Consiglio dell’epoca.
    In questa legislatura avrebbe dovuto farlo il Sindaco, magari di concerto con l’ass. alla Cultura! Tutti ci speravano e se lo aspettavano!
    Ma come ricordavo prima, il “nostro” Presidente-Principe della Fondazione è anche Sindaco-Principe di Racalmuto! Gli va riconosciuta la coerenza
    nell’applicazione di una filosofia che ha portato fino alla sublimazione, ovvero: “ANCHE IL DECIDERE DI NON DECIDERE E’UNA DECISIONE”.
    Che si ispira chiaramente a quella del Principe secondo cui:
    “PER NON CAMBIARE NIENTE SI DEVE DARE L’IMPRESSIONE DI VOLER CAMBIARE TUTTO” Giuseppe Guagliano (Capogruppo Consiliare PD)

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